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ANSA/ ANNALISA APPIGNANESI
Giovedì è partito ufficialmente da Napoli il Giro d’Italia per la Pace, un lungo e suggestivo percorso che si snoderà lungo tutto lo stivale per portare messaggi significativi di fratellanza in un momento storico segnato da profonde incertezze. L’iniziativa è nata per dare un segnale forte da parte del mondo dell'istruzione contro le difficoltà della situazione globale attuale: sono infatti proprio i più giovani i veri protagonisti di questa esperienza, promossa dal Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani insieme alla Rete Nazionale delle Scuole di Pace.
Quest’anno il Giro assume una valenza simbolica straordinaria, cadendo in concomitanza con due anniversari che definiscono l'identità del nostro Paese: l’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi e gli ottant’anni della Repubblica Italiana.


Questo intreccio non è casuale: da un lato la spiritualità francescana, che parla di armonia con il creato e di "pace e bene", dall'altro i valori costituzionali che ripudiano la guerra come strumento di offesa. Gli studenti si fanno così custodi di un'eredità preziosa, attualizzandola attraverso il linguaggio della solidarietà moderna.
Non si tratta di un semplice cammino simbolico, ma di un vero e proprio impegno civile concreto che coinvolge centinaia di comuni. Il cuore pulsante dell’iniziativa è rappresentato dal passaggio della Lampada della Pace, un "testimone" di luce che unirà idealmente il Nord e il Sud in un unico abbraccio collettivo. Di tappa in tappa, la Lampada sarà accolta nelle scuole e nei palazzi comunali, diventando il centro di eventi che vedono la partecipazione attiva non solo degli studenti, ma anche delle amministrazioni locali, delle associazioni di volontariato e delle comunità parrocchiali, creando una rete di protezione sociale contro l'indifferenza.
L’obiettivo fondamentale del progetto è radicare tra i banchi di scuola la “cultura della cura”. Prendersi cura delle persone, della società e dell’ambiente non è solo un esercizio, ma l'unico antidoto esistente alla violenza e al degrado civile. In ogni città toccata dal Giro, le piazze si trasformeranno in veri e propri laboratori di cittadinanza attiva, dove i ragazzi presenteranno proposte, condivideranno riflessioni e chiederanno gesti concreti per disarmare i conflitti quotidiani.
Attraverso questo itinerario, i giovani smettono di essere semplici spettatori delle cronache internazionali per diventare ambasciatori di dialogo. Portano nelle strade la loro voglia di futuro, dimostrando che la pace si costruisce "dal basso", chilometro dopo chilometro, trasformando il movimento fisico in un esercizio quotidiano di democrazia. È un richiamo potente alla responsabilità collettiva: la pace, come la democrazia, va camminata e difesa ogni giorno.




