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«Allo stato dei fatti l'area di Taranto è ancora interessata dall'inquinamento industriale del passato. La stessa Onu la considera una delle più degradate dell'Europa occidentale e si è lontani dal realizzare un organico processo di bonifica e di riqualificazione territoriale ed economica». Il senatore cinque stelle Mario Turco, particolarmente attento a quanto accade nell’area di Taranto, ricorda che «in alcune zone siamo nelle fasi di ultimazione della progettazione e speriamo che presto si aprano i cantieri, con conseguente impiego dei lavoratori ex Ilva in amministrazione straordinaria». Nel numero 18 di Famiglia cristiana, già in edicola e in parrocchia questo fine settimana, un ampio servizio dà conto della crisi in corso che rischia di aggiungere altri tremila lavoratori alla cassa integrazione già avviata. Con una crisi che resta ambientale, occupazionale, sociale. Lo stesso senatore interviene spiegando che «nonostante i rischi ambientali e sanitari persistenti ci sono, addirittura, tentativi di distrazione delle risorse stanziate per le bonifiche, con lo scopo di destinarle all'attività produttiva».
Lei però si è opposto.
«Abbiamo impedito questa distrazione assicurando alle bonifiche 575 milioni di euro con un emendamento al decreto legge Milleproroghe e con un altro emendamento a quello Taglia Prezzi per scongiurare lo spostamento di 150 milioni dalle bonifiche alla “decarbonizzazione” del siderurgico. Decarbonizzazione annunciata ma per la quale non esiste ancora alcun progetto concreto né dettagli programmatici. Di recente, anche l'arcivescovo di Taranto, monsignor Filippo Santoro, ha difeso le risorse delle bonifiche e ha auspicato la loro destinazione a tutela dell’ambiente e della salute. In questo contesto, noi continuiamo a sostenere la chiusura di qualunque fonte inquinante, la tutela dell’ambiente e della salute, nonché la riconversione economica, sociale e culturale, già avviata nel corso del Governo Conte II con il piano strategico “Cantiere Taranto”».
Cosa sta succedendo esattamente sulla decarbonizzazione?
«Il progetto di decarbonizzazione proposto da Acciaierie d’Italia è ancora indefinito nei suoi aspetti tecnici, finanziari, di copertura e, soprattutto, di sostenibilità economica, ambientale e sanitaria. I dieci anni necessari alla realizzazione, poi, non considerano i rischi che i cittadini dell’abitato limitrofo continuerebbero a correre; così come gli operai che ogni giorno lavorano in un impianto di cui denunciano importanti carenze in termini di sicurezza».
Quanti investimenti sono previsti?
«Oltre ai 617 milioni destinati a bonifiche e messa in sicurezza permanente dell'area esterna all'ex Ilva, risalenti all'accordo transattivo fra gestione commissariale di Ilva in amministrazione straordinaria e famiglia Riva, con il Governo precedente avevamo destinato a Taranto, attraverso il Contratto Istituzionale di Sviluppo (Cis), progetti ad alto moltiplicatore economico, sociale e culturale per ridisegnare il futuro della città, con iniziative come i Giochi del Mediterraneo 2026, la realizzazione del nuovo ospedale S. Cataldo, il recupero dell'ex yard Belleli con l'insediamento del Ferretti Group, la nascita della Scuola di Medicina, la riqualificazione della Città Vecchia e tanto altro, per un valore che supera il miliardo di nuovi investimenti. A questo si devono aggiungere i bandi Pnrr sui quali la futura amministrazione comunale giocherà una partita decisiva, a partire dall'Alta velocità Taranto-Battipaglia».
Come e da chi vengono gestite le risorse?
«Le risorse per le bonifiche sono perlopiù afferenti alla gestione commissariale ex Ilva, ma adesso è importante che il Governo faccia la sua parte e acceleri la riconversione di Taranto. Gli altri investimenti sono di pertinenza degli enti territoriali».
Su cosa bisogna accelerare?
«A tutela dei cittadini di Taranto, si auspica al più presto l’introduzione della Valutazione Integrata di Impatto Ambientale e Sanitario (Viias), presente in un ddl a mia prima firma fermo dal 2019, e la revisione dei limiti degli inquinanti in armonia con le raccomandazioni dell'Oms, così come richiesto nella mozione che ho depositato in Senato a dicembre 2020».




