Grazie ai lasciti testamentari l’Associazione Italiana contro Leucemie, Linfomi e Mieloma finanzia importanti progetti di Ricerca Scientifica. Lo Studio relativo alla disponibilità delle terapie CAR-T nel trattamento della Leucemia Acuta Linfoblastica è uno di questi.

Le CAR-T nella cura della Leucemia Acuta Linfoblastica rappresentano una grande rivoluzione, ma per alcuni pazienti non sempre funzionano come previsto. Per cercare di comprendere il perché questo accada AIL, grazie ai proventi di lasciti testamentari, ha finanziato lo “Studio osservazionale retrospettivo e prospettico multicentrico nazionale sulla terapia con cellule T con recettore antigenico chimerico (CAR T) nella leucemia acuta linfoblastica B (B ALL) del bambino e dell’adulto”. Lo studio è promosso da Fondazione GIMEMA (Gruppo Italiano Malattie Ematologiche dell’Adulto) in collaborazione con AIEOP (Associazione Italiana di Ematologia e Oncologia Pediatrica). Ne parla Alessandro Rambaldi, Professore di Ematologia, Direttore Scientifico Fondazione per la Ricerca Clinica–FROM Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo e Componente del Comitato Scientifico AIL

La Leucemia Acuta Linfoblastica

La Leucemia Acuta Linfoblastica (LAL) rappresenta la forma di tumore più comune dell’età pediatrica, tuttavia dopo un primo picco d’incidenza nell’infanzia, esiste un secondo picco che interessa anche la popolazione adulta. Sotto il termine di Leucemia Acuta Linfoblastica si definisce una costellazione di malattie diverse, caratterizzate da una complessità biologica, che ricercatori ed ematologi hanno imparato a conoscere negli ultimi trent’anni. In Italia, questo è stato possibile grazie al lavoro dei laboratori di biologia molecolare che sono stati in larga misura sostenuti da AIL.

Le novità più recenti nel trattamento della Leucemia Acuta Linfoblastica riguardano la disponibilità delle terapie CAR-T.

Nella LAL, lo scopo del trattamento è sempre stato quello di ottenere una prima remissione di malattia che fosse duratura nel tempo. Per ottenere questo risultato il cuore del trattamento si è basato su programmi di chemioterapia intensiva che è di solito possibile somministrare nell’età pediatrica ma che nei pazienti adulti si associa ad una tossicità spesso difficilmente tollerabile.

Tutto questo, compreso il trapianto, viene fatto per evitare la recidiva di malattia che quando si verifica si associa purtroppo ad una significativa riduzione delle probabilità di cura definitiva della malattia. In un recente passato, poche erano infatti le opzioni terapeutiche disponibili ed efficaci per la terapia della malattia recidivata e questa condizione ha rappresentato per i pazienti e le famiglie un momento di drammatica durezza.

La drammaticità del quadro clinico di un paziente, al momento della ricaduta della malattia, è rimasta per molti anni uno scenario clinico privo di nuove valide scelte terapeutiche. L’arrivo della immunoterapia e della terapia con cellule CAR-T ha dunque significato una straordinaria rivoluzione, non solo per l’efficacia che questa opzione terapeutica ha dimostrato di possedere, ma anche per la sua fattibilità.

Nella maggioranza dei pazienti questa terapia è infatti ben tollerata anche se in alcuni pazienti si possono rendere necessarie forme di terapia di supporto molto intensive. Purtroppo, anche questo straordinario trattamento può in alcuni casi dimostrarsi inefficace. Al momento attuale sono in corso numerosi studi nel mondo per cercare di capire le ragioni per le quali in alcuni pazienti la terapia con CAR-T fallisce.

Non va dimenticato che si tratta di una terapia biologica, un vero e proprio farmaco vivente, costituito dai linfociti T del paziente che, dopo essere stati prelevati dal sangue periferico, vengono geneticamente modificati e poi infusi nuovamente nel paziente stesso.

È quindi necessario tener presente che l’esposizione a trattamenti chemioterapici prolungati e spesso anche un precedente trapianto di midollo osseo allogenico, possono rendere i linfociti del paziente più fragili e meno efficaci dopo la modificazione genetica. Questi sono i problemi che la ricerca dovrà affrontare nel prossimo futuro per cercare di ottimizzare la qualità di questo intervento terapeutico.

Gli obiettivi dello studio finanziato da AIL

Il progetto finanziato da AIL è teso a raccogliere i dati della normale pratica clinica e a misurare gli esiti terapeutici che stiamo ottenendo con le cellule CAR-T in questa indicazione. Perché questo è così importante? Qual è la differenza che esiste rispetto ad uno studio clinico?

Lo studio clinico registrativo è uno studio controllato che viene condotto in gruppi molto omogenei di pazienti che possono non essere interamente rappresentativi dei pazienti che incontriamo nella normale pratica clinica.

Condurre gli studi clinici in questo modo è una necessità, ma è altrettanto vero che è importante confermare i dati nella pratica clinica comune. Peraltro, va detto che fino ad ora i risultati degli studi registrativi iniziali sono stati largamente riproducibili nella normale pratica clinica.

Tuttavia, il contesto terapeutico in cui oggi si portano i pazienti alla terapia con CAR-T è diverso da quello che caratterizzava i pazienti cinque-sette anni fa, epoca in cui sono stati condotti i primi studi con queste cellule. Pertanto, in questo scenario in continua evoluzione, l’iniziativa di AIL assume una straordinaria importanza per generare dati aggiornati alla pratica clinica odierna.

Quali previsioni per il futuro di queste terapie così innovative e promettenti

Lo scenario futuro di impiego delle cellule CAR-T in questo contesto clinico è destinato a cambiare velocemente perché il progresso terapeutico che si è osservato nella Leucemia Acuta Linfoblastica dipende da altri straordinari protagonisti terapeutici che stanno entrando o sono già entrati, nell’armamentario terapeutico. Quindi l’indicazione all’utilizzo delle cellule CAR-T, oggi disponibile in Italia nelle fasi molto avanzate della strategia terapeutica, potrebbe subire dei cambiamenti. Ci auguriamo pertanto che il posizionamento in terapia delle cellule CAR-T possa essere anticipato ad una fase più precoce del trattamento. Quindi, siamo convinti che nel prossimo futuro potremo documentare non solo un progresso dell’efficacia delle cellule CAR-T, ma anche che questa modalità terapeutica porterà ad una riduzione della tossicità globale del trattamento che offriamo ai pazienti con Leucemia Acuta Linfoblastica. In conclusione, le cellule CAR-T insieme ad altre forme di immunoterapia, rappresentano non solo una terapia efficace per pazienti altrimenti inguaribili, ma verosimilmente potranno rappresentare uno strumento di cura spendibile più precocemente come alternativa più efficace e meno tossica.

AIUTACI A COSTRUIRE UN FUTURO SENZA TUMORI DEL SANGUE

Grazie ai lasciti testamentari l’Associazione Italiana contro Leucemie, Linfomi e Mieloma finanzia importanti progetti di Ricerca Scientifica e garantisce assistenza socio-sanitaria ai pazienti ematologici. Per saperne di più o per richiedere la Guida ai lasciti vai su www.lasciti.ail.it, scrivi a lasciti@ail.it oppure chiama il numero 800 85 78 78.

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