Gaza e Ucraina sono i più noti tra i cinquanta conflitti in atto nel mondo. Ma in realtà bombe e distruzione piovono anche in Repubblica Democratica del Congo, Myanmar, Sud Sudan e tanti altri luoghi. Per un totale di 500 milioni di bambini coinvolti. Obbligati a vivere in prima persona gli orrori della guerra, della morte, della fame. E allora alcuni di questi piccoli ragazzi e adolescenti, costretti a diventare grandi prima del previsto, provano a lanciare un messaggio. «Voglio solo dire di smettere di fabbricare le armi, per favore fermate le armi», scrive Karim, 9 anni da Gaza. «Quando è scoppiata la guerra non sapevamo come fare per non morire di fame. Sono molto stanca di chi produce le armi e di questa mia vita», fa eco Rebecca, 13 anni, dal Sud Sudan.

Un momento della presentazione

Queste sono solo due delle tante preghiere scritte a chi produce ordigni, mitra e tutto l’armamentario militare, affinché ci si possa fermare. Una lunga serie di testimonianze che sono state raccolte nel volume Lettere dei bambini ai fabbricanti di armi, a cura di Arnoldo Mosca Mondadori, Anna Pozzi e Cristina Castelli e in uscita per Piemme-Il Battello a Vapore il 19 febbraio.

La copertina del libro

La presentazione del libro, durante la quale alcuni ragazzi delle scuole milanesi hanno declamato varie lettere scritte appunto dai loro coetanei che vivono la guerra, si è tenuta sabato mattina presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Insieme agli autori del volume hanno partecipato la rettrice dell’Ateneo, Elena Beccalli, il cardinale José Tolentino de Mendonça, Prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione e don Paolo Alliata, Vicario della Parrocchia dell’Incoronata e scrittore. Il libro, come sottolinea Beccalli, «è un modo concreto per toccare con mano e con il cuore la vita di queste persone. Non si dovrebbe mai associare le parole bambini e armi nella stessa frase. Ma purtroppo dobbiamo farlo senza ignorare la realtà. Solo con l’educazione e l’istruzione si possono cambiare veramente le cose. Infine è bene evidenziare che questa è soprattutto una delle ultime eredità vive di Papa Francesco».

Il penultimo Santo Padre infatti aveva dato il suo benestare entusiasta alla stesura dell’opera, idea di Arnoldo Mondadori. Che ricorda: «Questo volume nasce quando ho conosciuto personalmente la storia di Vito Alfieri Fontana, l’ex fabbricante di armi che cambiò vita dopo che il figlio gli chiese se fosse un assassino. Scrissi a Papa Francesco illustrandogli il progetto e lui approvò. Nel suo pontificato si è sempre schierato contro tutte le forme di violenza e ricordava come fosse ingiusto che nel mondo di oggi si guadagna col sangue. Dobbiamo imparare a capire come i bambini ragionano. Pensieri puliti che ci insegnano la vita».

I relatori durante la presentazione

Il cardinale Tolentino ha invece proposto una riflessione prendendo esempio sia Papa Francesco che il successore papa Leone XIV, in un ragionamento di continuità di pensiero tra i due pontificati: «Francesco diceva che i bambini sono maestri. E pure io penso che i più piccoli abbiano un enorme potenziale di saggezza che deve essere ascoltato. Questi bambini sono testimoni di violenza, guerra, povertà e disuguaglianza soprattutto educativa. Il mondo ha bisogno di nobiltà che nasca dai cuori dell’uomo. E la voce dei bambini è in grado di raggiungere il cuore della società. Papa Leone durante la sua lettera apostolica al mondo dell’educazione invita a disarmare le parole. Solo così facendo possiamo fare pace nei nostri cuori».

Infine il sentito l’appello che una delle autrici, Anna Pozzi, ha voluto rivolgere ai tanti giovani studenti presenti in Università: «Spero vi sia arrivato l’insegnamento di questi bambini. La dimostrazione della loro comunque inimmaginabile forza inimmaginabile e il loro avere sogni di vita ancora concreti. Hanno una logica disarmante quando chiedono di smettere di fare la guerra. Spero davvero che le nuove generazioni sappiano opporsi alla logica del conflitto promuovendo un’autentica pace».