Si celebra oggi, domenica 27 settembre, la 112ª Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato, l'appuntamento con cui ogni anno la Chiesa cattolica richiama l'attenzione sulla realtà delle migrazioni, sulle persone migranti e rifugiate e sulle comunità chiamate ad accoglierle. Per il 2026 papa Leone XIV ha scelto di mettere al centro soprattutto i bambini, dedicando loro il suo messaggio con un titolo tratto dal Vangelo di Matteo: «Anche uno solo di questi bambini».

Sono i bambini che fuggono dalle guerre insieme alle proprie famiglie, quelli che vengono separati dai genitori durante il viaggio, quelli che attraversano frontiere e mari senza un adulto accanto. Ma anche i minori che, una volta arrivati in un Paese diverso dal proprio, devono trovare un posto in cui vivere, andare a scuola, imparare una nuova lingua, essere curati e, quando possibile, ricongiungersi alla propria famiglia.

È a loro che Leone XIV chiede di guardare prima di ogni altra considerazione. E lo fa partendo da una distinzione apparentemente semplice, ma decisiva: prima di essere un migrante, un rifugiato o un richiedente asilo, un bambino è un bambino.

PRIMA DI ESSERE MIGRANTI, SONO BAMBINI

«È necessario riconoscere il bambino nella sua dignità, prima ancora della sua condizione di “migrante”», scrive il Papa. Una frase che contiene una delle chiavi dell'intero messaggio e che sposta la questione dal terreno della sola gestione delle migrazioni a quello della tutela dell'infanzia.

Non è una distinzione soltanto teorica. Alla fine del 2025, secondo l'UNHCR, nel mondo erano 117,8 milioni le persone costrette alla fuga a causa di persecuzioni, conflitti, violenze, violazioni dei diritti umani o eventi che hanno gravemente turbato l'ordine pubblico. Circa 45 milioni, il 38 per cento, erano bambini.

Dentro questi numeri ci sono situazioni molto diverse. Ci sono minori sfollati che non hanno mai lasciato il proprio Paese e bambini diventati rifugiati oltre confine. Ci sono ragazzi che viaggiano con la famiglia e altri che affrontano il viaggio da soli. Ci sono quelli che riescono a raggiungere un luogo sicuro e quelli che lungo il percorso vengono esposti, ricorda Leone XIV, alla «tratta e sfruttamento», al «reclutamento per l'impiego di minori nei conflitti armati», alla «violenza sessuale» e ai «matrimoni forzati».

Il Papa allarga però lo sguardo anche a ciò che costringe milioni di persone a partire. Parla di bambini segnati da «guerre, povertà, violenze, disastri ambientali e altre tragedie» e non evita di chiamare in causa le responsabilità degli adulti: «Le responsabilità economiche, politiche e militari di questo disastro sono immani».

«ANCHE UNO SOLO»

È proprio davanti a numeri così grandi che acquista significato la scelta del Papa di parlare di «uno solo».

«Non è una questione di cifre o di statistiche. Il Vangelo ci invita a non fare calcoli: anche uno solo», scrive Leone XIV.

Il riferimento è alle parole di Gesù nel Vangelo di Matteo: «Chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me». Nel messaggio il Papa le accosta a un altro passo evangelico, quello del giudizio finale: «Ero straniero e mi avete accolto».

Il bambino e lo straniero finiscono così per incontrarsi nello stesso volto. Ed è significativo che Leone scelga di farlo mentre il fenomeno migratorio viene inevitabilmente raccontato attraverso grandi numeri: partenze, sbarchi, richieste d'asilo, rimpatri, persone accolte, morti e dispersi. Il messaggio della Giornata compie il movimento contrario: dal numero torna alla persona.

Quel «solo uno» non nega la dimensione collettiva delle migrazioni. Ricorda piuttosto che dietro ogni statistica ci sono singole vite e che, nella prospettiva evangelica indicata dal Papa, nessuna può diventare trascurabile perché numericamente irrilevante.

DA FRANCESCO A LEONE XIV

Non è la prima volta che il magistero pontificio sceglie di concentrare l'attenzione sui minori migranti. Nel suo messaggio Leone XIV richiama esplicitamente papa Francesco, che aveva dedicato la Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato del 2017 proprio ai «Migranti minorenni, vulnerabili e senza voce».

Francesco chiedeva allora di considerare i bambini migranti come una realtà particolarmente vulnerabile perché, spiegava, sono «minori, stranieri e inermi», spesso resi invisibili proprio dalla mancanza di documenti o di adulti capaci di rappresentarli e difenderli.

A quasi dieci anni di distanza, Leone XIV riprende quella preoccupazione e la porta al centro della Giornata del 2026. La continuità è evidente anche nel modo di affrontare la questione: non soltanto assistenza, ma diritti; non soltanto emergenza, ma integrazione; non soltanto protezione durante il viaggio, ma accompagnamento dopo l'arrivo.

Leone chiede alle comunità cristiane di superare «la logica del puro assistenzialismo» e di diventare luoghi nei quali i bambini migranti e le loro famiglie possano trovare ascolto e integrazione. E alle istituzioni ricorda il principio del «superiore interesse del minore», che deve guidare le decisioni che riguardano bambini e adolescenti.

NON SOLO ACCOGLIENZA

Sarebbe dunque riduttivo leggere il messaggio di Leone XIV soltanto come un appello alla compassione. Il Papa parla del diritto all'educazione, della necessità di strumenti di protezione, dei ricongiungimenti familiari, dell'integrazione e della lotta contro lo sfruttamento. E richiama direttamente le responsabilità delle istituzioni e delle comunità cristiane.

Il punto non è semplicemente offrire riparo a un bambino che arriva, ma chiedersi che cosa accada dopo.

Dove vivrà? Potrà andare a scuola? Chi lo rappresenterà se è arrivato senza genitori? Potrà ricongiungersi con i propri familiari? Come verrà accompagnato verso l'età adulta?

Sono domande particolarmente concrete anche per l'Italia.

IN ITALIA QUASI UNO SBARCO SU CINQUE È DI UN MINORE SOLO

Dall'inizio dell'anno al 31 agosto 2026 sono sbarcate sulle coste italiane 19.497 persone. Tra loro 3.848 erano minori stranieri non accompagnati: quasi uno su cinque. Si tratta in gran parte di adolescenti che raggiungono il nostro Paese senza genitori o altri adulti legalmente responsabili di loro.

Per questi ragazzi lo sbarco non rappresenta la conclusione della storia. È, semmai, l'inizio di un'altra fase: l'inserimento nel sistema di accoglienza, la nomina di un tutore, la scuola o la formazione professionale, l'apprendimento dell'italiano, l'assistenza sanitaria, l'eventuale ricongiungimento con familiari e la costruzione progressiva di un percorso verso l'autonomia.

E poi arriva una soglia particolarmente delicata: il compimento dei 18 anni. Con la maggiore età viene meno la condizione giuridica di minorenne e il percorso cambia. Nei casi in cui sia necessario proseguire l'accompagnamento verso l'autonomia, il Tribunale per i minorenni può disporre il cosiddetto «prosieguo amministrativo», affidando il giovane ai servizi sociali anche oltre i 18 anni e, al massimo, fino al compimento dei 21.

È proprio guardando a percorsi come questi che assume un significato concreto l'invito di Leone XIV a spostare «l'asse del dibattito dalla mera gestione dei flussi alla tutela piena e immediata dei diritti umani».

DAI FLUSSI ALLE PERSONE

Parlare di un bambino soltanto come parte di un flusso migratorio significa osservare il suo viaggio soprattutto dal punto di vista del Paese che lo vede arrivare. Guardarlo anzitutto come un minore significa invece partire dalla sua storia e domandarsi quali diritti debbano essergli garantiti.

È forse questo il rovesciamento più profondo proposto dalla Giornata di quest'anno. Non chiedersi innanzitutto quanti migranti stanno arrivando, ma chi sono le persone che stanno arrivando. E quando tra loro c'è «anche uno solo di questi bambini», la domanda diventa ancora più elementare: chi è responsabile della sua protezione?

LE INIZIATIVE IN ITALIA

La Giornata viene celebrata oggi anche in numerose diocesi italiane. La celebrazione nazionale è a Siena, dove alle 11, nella Basilica di San Bernardino all'Osservanza, il cardinale Augusto Paolo Lojudice presiede la Messa alla presenza, tra gli altri, di monsignor Pierpaolo Felicolo, direttore generale della Fondazione Migrantes. Quest'anno è infatti la Toscana la Regione ecclesiastica scelta per accompagnare in modo particolare la Giornata.

In diverse città il tema scelto da Leone XIV diventa anche occasione di incontro e riflessione. A Villalba di Guidonia, vicino Roma, le diocesi di Tivoli e Palestrina dedicano una tavola rotonda ai percorsi di integrazione dei bambini e dei ragazzi di origine migrante. A Bergamo una mostra immersiva racconta, attraverso volti e storie, bambini e famiglie incontrati nei campi profughi siriani e nell'area di confine tra Turchia e Siria, mentre nel pomeriggio sono previste testimonianze, tra gli altri, dello scrittore Fabio Geda e di padre Hugo Fabian, del Vicariato Apostolico dei Latini di Aleppo.

A Rieti, alle 17, Giulio Cavalli porta in scena A casa loro, il monologo scritto insieme al giornalista Nello Scavo sulle vite di chi affronta le rotte migratorie. A Firenze, infine, la Giornata si intreccia con l'Assemblea pastorale diocesana: nel pomeriggio intervengono anche le comunità etniche cattoliche della città e Christian Carlassare, vescovo di Bentiu, in Sud Sudan, prima della Messa delle 18 presieduta dal vescovo Gherardo Gambelli.

Iniziative diverse che provano a tradurre nei territori la domanda posta dal messaggio di Leone XIV: che cosa significa, concretamente, accogliere «anche uno solo di questi bambini»?