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Alcuni ragazzi accolti a Villa Amantea.
Quando si parla degli sbarchi a Lampedusa, i migranti sembrano perdere volti e identità, mescolati in maniera indistinta e ridotti a freddi numeri, cifre asettiche. Ma non sono un magma indistinto, ogni persona ha una storia e un obiettivo preciso nel suo progetto migratorio: Mamoudou ad esempio, che compirà 17 anni a luglio, è arrivato tre anni fa come minore straniero non accompagnato, lasciando in Guinea Conakry la sua famiglia per cercare in Italia una cura ai suoi forti dolori ormai invalidanti, in patria erroneamente attribuiti a un’artrite o a reumatismi. È stato accolto dall’associazione Villa Amantea, dal 1983 in campo contro l’emarginazione giovanile sul territorio di Milano e provincia, e da oltre 30 anni impegnata nell’ospitalità di ragazzi minorenni, soprattutto stranieri non accompagnati, gestendo 4 case famiglia tra Lombardia e Veneto.
Proprio in una di queste case famiglia, dove Mamoudou vive con altri quattro ragazzi che fanno un percorso di formazione per trovare lavoro e poi autonomia, ha incontrato l’educatrice 45enne Florinda Trombetta, ex atleta paralimpica ipovedente, prima volontaria e da circa un anno lavoratrice part-time nella struttura. «I miei colleghi si sono accorti fin dal suo arrivo in comunità che i dolori notturni e diurni del ragazzo necessitavano di essere approfonditi con ulteriori accertamenti». Purtroppo è emersa la diagnosi di anemia falciforme, malattia genetica del sangue che implica «trasfusioni continue e un’aspettativa di vita ridotta, ma lui non si è abbattuto: è sempre molto pacato e profondo, più maturo della sua età e consapevole».
Florinda l’ha conosciuto proprio mentre era ricoverato in ospedale per «le conseguenze della malattia sulla motricità, con problemi alle anche, alla spalla, oltre alla stanchezza. Era conosciuto da tutto il personale del reparto: appena noi educatori arrivavamo, medici e infermieri ci accoglievano con affetto, perché Mamoudou aveva creato un bel rapporto con tutti. Ha continuato a studiare e a frequentare la scuola d’informatica in ospedale e gli insegnanti sono rimasti legati a lui anche quando è stato dimesso, continuando a chiedere informazioni sulla sua salute. Dove va, crea famiglia», racconta l’educatrice.
Oltre a frequentare con risultati brillanti l’Enaip (Ente nazionale Acli istruzione professionale), il ragazzo ha conseguito la licenza media e – fra un ciclo di trasfusioni e l’altro – ha chiesto di fare lezioni extra di inglese con una volontaria arrivata tramite don Nazario Costante, responsabile del Servizio per la pastorale sociale e il lavoro dell’Arcidiocesi ambrosiana, «molto vicino alla comunità e ai ragazzi», riferisce Florinda Trombetta.
Educatori e volontari di Villa Amantea, che continuano a supportare Mamoudou a ogni passo, qualche tempo fa vedono su YouTube un video su una nuova terapia genica per l’anemia falciforme che potrebbe restituirgli una vita normale, ma il costo è esorbitante: due milioni di euro. Ma proprio nella stessa mattinata arriva una telefonata del Policlinico di Milano, per annunciare che il ragazzo è stato selezionato a livello nazionale per partecipare a un programma sperimentale di terapia genica presso il reparto di Oncoematologia pediatrica del Policlinico San Matteo, a Pavia. Queste cure agiscono direttamente sul gene difettoso, modificando le cellule staminali perché producano globuli rossi sani.
«Oltre alla commozione nel ricevere la notizia e alla gratitudine per il nostro Servizio sanitario nazionale che ha dato questa opportunità a un ragazzo di origine straniera, una rete di contatti sia interna alla comunità sia esterna si è resa subito disponibile per stargli vicino negli spostamenti da Milano a Pavia e durante i lunghi ricoveri previsti: tanti volontari sono pronti a fare le notti e le giornate in ospedale, in un clima familiare. Abbiamo una lunga lista di persone che sostengono lui e gli altri ragazzi che studiano, lavorano per costruirsi un futuro: non c’è stato neppure bisogno di stabilire dei turni». E Mamoudou cosa sogna? «Di guarire, anzitutto: è venuto nel nostro Paese per questo. Poi, appena la salute glielo consentirà, vorrebbe lavorare: si sente un po’ a disagio rispetto ai suoi “fratelli”, così si chiamano fra loro, perché gli altri stanno già facendo l’apprendistato chi come elettricista, chi come idraulico».
Probabilmente già nel mese di agosto Mamoudou inizierà la preparazione alla terapia genica, sottoponendosi a trasfusioni ravvicinate presso la clinica De Marchi, che lo sta seguendo. Poi affronterà i ricoveri e le terapie a Pavia, aspettando che le sue cellule staminali vengano trattate in un laboratorio in Irlanda, per poi essere rispedite in Italia e reinnestate nel suo corpo. Ma non resterà mai da solo in questo percorso in salita: operatori, educatori e volontari di Villa Amantea sono e resteranno la sua famiglia.




