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“Ma sì, lo faccio dopo, tanto è uguale”. Quante volte al giorno pronunciamo questa frase? Affermazioni di questo tipo popolano le quotidianità di tutti ma non si limitano a essere frasi buttate lì a caso, anzi. Spesso si trasformano in scelte che riguardano anche la gestione delle finanze, perché cambiare compagnia assicurativa, scegliere un nuovo gestore dell’energia, confrontare tariffe o offerte è fonte di stress burocratico anche quando è vantaggioso.
Ma rimandare decisioni che potrebbero alleggerire il bilancio familiare non è un gesto neutro. In occasione dell’evento Quanto ci costa rimandare. Il danno economico dell’indecisione, organizzato in collaborazione con l’Associazione Consumerismo No Profit,è stat presentata la ricerca dell’istituto mUp Research commissionata da Facile.it.
Nell’ultimo anno l’indecisione degli italiani è costata complessivamente 1,3 miliardi di euro. Una cifra che racconta come il tempo perso nel rinviare una scelta si traduca, in molti casi, in denaro che continua a uscire dalle tasche delle famiglie.
Perché procrastiniamo? Gli aspetti psicologici di rimandare le scelte
La procrastinazione non dipende soltanto da pigrizia o disorganizzazione. Dietro la tendenza a rimandare ci sono spesso meccanismi psicologici più complessi. Dall’indagine emerge che il 42% degli italiani ritarda una scelta perché trova difficile individuare il fornitore più conveniente; il 21% afferma di non avere tempo da dedicare alla ricerca, mentre il 15% teme di fare la scelta sbagliata. A questi fattori si aggiungono la scarsa conoscenza dell’argomento (9%), i vincoli contrattuali (11%) e, in una quota minore, la semplice pigrizia (5%). Fa riflettere che il 6% dei rispondenti abbia tardato ad attivarsi perché temeva il processo richiedesse tempi lunghi.
Secondo la psicologa Angelica Arbia, procrastinare rappresenta spesso una strategia per gestire le emozioni difficili, seppure in modo disfunzionale. «La procrastinazione emotiva avviene quando il compito è percepito come stressante e non urgente», spiega. In questi casi entra in gioco quello che in psicologia si chiama bias dello status quo, ovvero la tendenza a preferire ciò che già conosciamo, anche quando un cambiamento potrebbe comportare un notevole risparmio. La paura di sbagliare guida le scelte, portando a sovrastimare le difficoltà immediate e a sottovalutare i benefici futuri, a discapito del bilancio domestico. Insomma, non si rimane fermi perché la scelta non conviene, ma perché viene percepita come complicata, rischiosa e gravosa dal punto di vista emotivo.
Il costo dell’indecisione
Se sul piano psicologico la procrastinazione sembra offrire un sollievo temporaneo, poiché evitare una decisione riduce nell’immediato l’ansia. Tuttavia rimandare, non significa soltanto posticipare una scelta: può voler dire rinviare anche la possibilità di costruire un equilibrio personale ed economico più sostenibile per la vita familiare. Perché, a volte, il costo più alto non è quello che vediamo subito, ma quello che paghiamo continuando ad aspettare. Inoltre sul piano economico il conto può essere salato. La ricerca evidenzia che, mediamente, gli italiani aspettano da 52 a 74 giorni prima di cambiare fornitore, e in alcuni casi il rinvio supera addirittura un anno. Nel settore delle assicurazioni auto, quasi 6,4 milioni di italiani hanno cambiato compagnia nell’ultimo anno, ma hanno atteso in media 66 giorni prima di farlo: un ritardo costato circa 104 euro a persona. Per l’assicurazione delle moto il tempo medio sale a 74 giorni, con una perdita economica di 148 euro. Anche le utenze domestiche pesano sul bilancio familiare: chi ha cambiato fornitore di energia elettrica ha aspettato mediamente 60 giorni, perdendo circa 56 euro, mentre per il gas il tempo medio di attesa è stato di 52 giorni, con una perdita di 62 euro.




