Compie 10 anni l’associazione di volontariato palermitana “Un nuovo giorno” che si occupa di inclusione e reinserimento per chi ha dipendenze, detenuti ed ex detenuti, minorenni. Nata da esperienze pregresse a supporto dei più fragili e di attività all’interno del carcere Pagliarelli, l’associazione supporta, assiste e si occupa di favorire l’inserimento socio-lavorativo di persone fragili, con carenza affettiva, vulnerabili ed emarginate, ad alto rischio di discriminazione e di esclusione sociale.

Fra loro anche la nigeriana Bridget Nne Odiase, 46 anni, protagonista del volume Il gusto di cambiare vita, curato dalla giornalista Serena Termini, che racconta la sua uscita dalla dipendenza dall’alcol fino all’autonomia personale e lavorativa. Dopo due anni di percorso, Bridget vive con la figlia Erica e ha trasformato la sua passione per la cucina in un lavoro, coniugando l’intreccio fra la tradizione gastronomica del suo Paese di origine e quella siciliana, dal riso con il pollo e il cous cous con le verdure alla torta di mele e alla lasagna con il ragù. «Ho capito, con sempre più certezza, che la cucina non è solo un lavoro per me. È il mio modo di esprimermi. È il mio spazio. È la mia rinascita», racconta Bridget, che oggi lavora presso Lido, il bar bistrot sociale dell’Ecomuseo “Mare Memoria Viva” a Palermo, e vuole dire «grazie a tutte le persone che ho incontrato, ho capito cosa significa davvero la parola “rete”: non solo aiuto ma presenza. Non solo supporto ma relazione. È grazie a questa rete che ho trovato la forza di ricominciare davvero».

L'ingresso dell'associazione \\\"Un nuovo giorno\\\" a Palermo.
L'ingresso dell'associazione \\\"Un nuovo giorno\\\" a Palermo.

L'ingresso dell'associazione "Un nuovo giorno" a Palermo.

Undici anni fa ha lasciato la Nigeria ed è sbarcata a Lampedusa, viaggiando per mesi da sola. Nel suo Paese aveva studiato da estetista imparando a fare le treccine per capelli e aveva frequentato il liceo per cinque anni. «Eppure, la vita a un certo punto è diventata troppo pesante. Ci sono stati momenti difficili, esperienze che mi hanno segnata nel profondo. Dolori che non riuscivo a raccontare, pensieri che mi tenevo dentro. Senza accorgermene, sono caduta nella dipendenza da alcol. All’inizio, sembrava solo un modo per spegnere il dolore, per non pensare, per dormire senza sogni. Lentamente, è diventata una prigione; una presenza costante, silenziosa, che mi allontanava da me stessa e da tutto ciò che amavo».

La dottoressa Francesca Neglia del Serd di Palermo l’ha affiancata per 4 anni e messa in contatto con “Un Nuovo Giorno”, dove ha conosciuto Antonella Macaluso, coordinatrice dei Pad (Percorsi assistenziali per dipendenze patologiche) proposti dall’associazione e finanziati dal Comune di Palermo: «Bridget ha intrapreso un percorso capace di tenere insieme le diverse dimensioni della sua vita, l’autonomia personale, l’inclusione sociale, la crescita professionale e la sua identità di madre, sempre centrale e mai secondaria. Fin dall’inizio, ha mostrato una qualità essenziale: la volontà di esserci. Nel tempo, il suo percorso si è arricchito di competenze e consapevolezze», sottolinea Macaluso, spiegando che «il progetto Pad nasce con un obiettivo preciso: offrire alle persone in condizione di fragilità legata alle dipendenze un’opportunità concreta di cambiamento, attraverso interventi personalizzati che mettano al centro la persona, la sua storia e le sue risorse. Non si tratta solo di intervenire, ma di accompagnare; non solo di sostenere, ma di costruire strumenti duraturi».

La copertina del libro curato da Serena Termini.
La copertina del libro curato da Serena Termini.

La copertina del libro curato da Serena Termini.

Ma l’associazione è impegnata su tanti fronti: i giovani presi in carico, impegnati nelle attività di volontariato e nei percorsi di lavoro di pubblica utilità, realizzano interventi di pulizia e riqualificazione dei marciapiedi. «Sentirsi utili, riconosciuti e parte attiva della comunità è un’esperienza che va ben oltre la semplice attività svolta: è un percorso di crescita personale, responsabilizzazione e cittadinanza attiva», evidenziano gli operatori. Alcuni detenuti in esecuzione penale esterna hanno realizzato un carretto siciliano utilizzando legno di recupero, «trasformando materiali destinati allo scarto in un manufatto che richiama una delle più belle tradizioni della nostra terra. Particolarmente significativo è stato il clima di collaborazione che si è creato durante il laboratorio: uno dei partecipanti, grazie alla sua maggiore esperienza pratica, ha messo le proprie competenze a disposizione del gruppo, guidando e supportando gli altri nelle diverse fasi della realizzazione. Un esempio concreto di mentoring tra pari, dove l’apprendimento passa attraverso la condivisione, l’ascolto e il lavoro di squadra». Esperienze che dimostrano come il volontariato «possa diventare un’occasione di crescita personale, responsabilizzazione e valorizzazione delle capacità di ciascuno, promuovendo inclusione sociale e cittadinanza attiva».