In Colombia è stato di emergenza nazionale, dopo il terremoto di magnitudo 7,4 che ha sconvolto la zona centro-occidentale del Paese il 10 agosto. Quattro terribili, interminabili minuti che hanno provocato morte e distruzione e sono stati avvertiti anche nei Paesi vicini, in Ecuador e a Panama. E ora il Paese latinoamericano conta le vittime tra le macerie, in un bilancio che attualmente parla di oltre 130 morti e almeno cinquecento feriti, ma che probabilmente è destinato ad essere aggiornato man mano che si scava e si va avanti con le operazioni di ricerca e salvataggio. L’epicentro del sisma - che ha provocato gravi danni a ospedali, strade, aeroporti, oltre che agli edifici - si colloca nel comune di San José del Palmar, nel dipartimento del Chocóa, 300 chilometri dalla capitale Bogotà.

Ad essere particolarmente colpita è stata quella che viene chiamata Eje cafetero, il Triangolo del caffè, la vasta e rinomata regione, spettacolare dal punto di vista paesaggistico, nella quale si concentra la coltivazione e lavorazione del caffè, del quale la Colombia è uno dei primi produttori mondiali. Estesa su tre dipartimenti, Caldas, Quindio e Risaralda, l’area è stata dichiarata patrimonio dell’Unesco nel 2011. La città che ha subito le maggiori devastazioni e il maggior numero di vittime è Pereira, il centro urbano più grande della regione. Ma anche le altre due città principali, Manizales e Pereira, hanno subìto gravissimi danni e distruzioni. In particolare, Armenia ha rivissuto l’incubo del terribile terremoto che la colpì nel 1999 provocando quasi 1.200 vittime, e dopo il quale la città è stata quasi interamente ricostruita.

Gente al lavoro a Cali per rimuovere le macerie.
Gente al lavoro a Cali per rimuovere le macerie.

Gente al lavoro a Cali per rimuovere le macerie.

(REUTERS)

Al di fuori della zona cafetera, particolarmente drammatica è la situazione di Cali, la terza città più grande del Paese dopo Bogotà e Medellin, capitale della Valle del Cauca, conosciuta a livello internazionale come la capitale mondiale della salsa. Qui, si vivono ore di ansia e terrore per la sorte di tanti bambini che si teme siano morti nel crollo dell’ospedale universitario: come ha riferito il direttore Irne Torres, ad essere crollato è stato il 30% della struttura, in particolare l'ala di pediatria e il reparto di terapia intensiva, che sono diventate un cumulo di detriti, e tanti piccoli pazienti potrebbe essere sotto le macerie. «Il 100% dei ricoverati sono stati evacuati nei giardini perché l'intera struttura è danneggiata, si tratta di un'emergenza assoluta», ha detto Torres, aggiungendo che c’è grande bisogno di sangue.

Distrutta anche la Clinica Villa Salud, una delle strutture private più conosciute della città. «Tutte le persone che possano venire ad aiutare che vengano alla clinica Valle Salud. Ho molti pazienti della terapia intensiva intrappolati, abbiamo bisogno di estrarli, l'ospedale è crollato», è stato l’appello lanciato su Instagram da uno dei medici della clinica, il dottor Juan Gallego, pochi minuti dopo la scossa principale. A Manizales è crollata la torre della Cattedrale, la Basilica metropolitana di Nostra Signora del Rosario, uno dei principali simboli architettonici della città, nel centro storico, riconosciuta come patrimonio architettonico e culturale della Colombia e dichiarata Monumento nazionale nel 1984.

Una donna accende una candela in una strada di Manizales.
Una donna accende una candela in una strada di Manizales.

Una donna accende una candela in una strada di Manizales.

(REUTERS)

Il terremoto in Colombia, a meno di due mesi da quello che ha devastato il vicino Venezuela, è la prima grande emergenza che si trova ad affrontare il neopresidente Abelardo de la Espriella, insediatosi tre giorni fa proprio presso l’auditorium di Cali. «Di fronte alle avversità che oggi colpiscono il nostro popolo, lo Stato non si piega né esita. Questo governo assume con fermezza, piena disponibilità e assoluto impegno l'assistenza integrale alle vittime e la ricostruzione delle aree colpite», ha affermato il capo di Stato. «Per questo ho dichiarato l'emergenza nazionale, dispiegando le capacità istituzionali per rispondere come necessario».

La Chiesa colombiana si è immediatamente attivata per mettere in moto gli aiuti e portare solidarietà e assistenza alla popolazione colpita. In un comunicato ufficiale la Presidenza della Conferenza episcopale ha espresso la sua vicinanza e solidarietà alle comunità colpite. «Questo momento doloroso ci ricorda che nessuno può affrontare da solo un'emergenza di tale portata. La Colombia è chiamata, ancora una volta, a riconoscersi come un'unica famiglia e a rispondere alla sofferenza dei propri fratelli e sorelle con generosità, responsabilità e solidarietà. Possano ogni gesto di aiuto, ogni mano tesa e ogni sforzo condiviso essere segni concreti di fraternità e speranza; comunicheremo pertanto al più presto le modalità per offrire un aiuto solidale».