Ci sono due ragazze dolcissime e resistenti, senza che sia un ossimoro, che non tradiscono mai: non c’è influenza esterna che possa scalfire il loro infallibile metronomo interiore, mentre il resto d’Europa s’arrabatta nei primi giri provando a spiazzare con l’andatura per poi essere lasciata indietro.

Nadia Battocletti in pista e Simona Quadarella aspettano, senza lasciarsi distrarre, obbedendo soltanto al ritmo infallibile che dettano, con una consapevolezza eccezionale, il loro cervello e il loro cuore. Loro lo sanno qual è il momento di partire e di lasciare indietro il resto d’Europa. Gli 800 metri stile libero in vasca e i 5mila metri in pista si somigliano. Richiedono gestione per non scoppiare, resistenza alla fatica, pazienza. Simona Quadarella comincia la sua inesorabile progressione intensificando le bracciate da metà gara a poco a poco. Nadia mette la freccia prima dell’ultima curva a 200-250 metri dal traguardo e si lascia le avversarie alle spalle con uno scatto bruciante.

Battocletti e Quadarella vincono, si confermano, non mancano mai: Nadia domina l’Europa correndo da tre stagioni nel mezzofondo tra 5mila e 10mila, in pista, in strada e nelle campestri, Simona è l’unica della storia arrivata a quattro ori in quattro edizioni negli 800 stile libero agli Europei. Entrambe hanno successi di grande prestigio anche a livello mondiale, tra cui l’argento olimpico per Battocletti e il bronzo per Quadarella.

Nadia, trentina di Cavareno, con in sé i geni di due mezzofondisti (papà Giuliano ex maratoneta, che la allena, e mamma Jawhara Saddougui ex mezzofondista veloce marocchina), corre sintetizzando dentro di sé la storia del mezzofondo mondiale. Le prime dediche ai microfoni di Nadia sono sempre per i genitori, sta per laurearsi in ingegneria edile e architettura.

Simona, romana, laurea triennale in Comunicazione digitale, non è figlia d’arte ma nuota come se in acqua ci fosse nata e lo fa circondata dalla sua famiglia che l’ha sempre sostenuta. Non è solo il fatto che abbiano vinto l’Europeo 2026, creando un asse Parigi-Birmigham a pochi minuti di distanza, a suggerire per loro vite parallele.

Nadia e Simona si somigliano in molte cose: prima di tutto nell’attitudine a non mancare gli appuntamenti che contano, reggendo bene la pressione che le dà quasi per scontate, ma anche per lo stile, non solo di conduzione di gara: per quella educazione garbata e mai affettata, per la determinazione tranquilla, che le porta a far sembrare normali le cose specialissime che sanno fare. Viste così, sul gradino più alto, nel giro di una sera, potrebbero essere sorelle.