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Alcune bambine giocano in uno dei centri per l'infanzia promossi Terre des Hommes in Ucraina.
«Siamo sfollati interni, ci siamo trasferiti all’interno della regione di Kharkiv il 24 febbraio 2022. Ho scoperto il centro “Perlynka” grazie al passaparola, perché cercavo innanzitutto un ambiente sociale per mia figlia». A raccontare, in una testimonianza raccolta da Terre des hommes, è Oleksiy, papà di Sofia. «Prima vivevamo in un quartiere con due scuole attive; ora viviamo in una strada dove c’è solo un altro bambino della sua età. Sofia aveva iniziato a chiudersi in sé stessa e a parlare meno. Io e mia moglie faticavamo a capirla e la comunicazione si era interrotta: noi sempre al lavoro e lei costantemente sui dispositivi digitali. La scuola online è utile, ma senza il contatto fisico con adulti e coetanei, si sentiva isolata. Dopo la seconda lezione al centro, è uscita saltando per la gioia. Ora aspetta con ansia i giorni delle attività: si prepara mentalmente, sceglie con cura i vestiti da indossare e non vede l’ora di incontrare i suoi nuovi amici. Per lei è un grande evento che riempie le sue giornate. Ama molto disegnare e scolpire, si impegna molto. Grazie a questo percorso, ho ricominciato a parlare di più con mia figlia: abbiamo più dialogo e meno conflitti».
Sofia, la figlia di Oleksiy, è una delle bambine e dei bambini ucraini che, durante la guerra, hanno trovato accoglienza e un luogo sicuro nei child friendly space (spazi a misura di bambini) e centri comunitari che la Ong Terre des hommes, impegnata in programmi di protezione dell’infanzia, ha realizzato in diverse aree particolarmente critiche del Paese, vicine al fronte. In questi spazi, bambini e adolescenti ricevono un sostegno psicosociale strutturato e percorsi di apprendimento socio-emotivo per elaborare i traumi legati alla guerra, ai bombardamenti, allo sfollamento.


Una bambina ucraina sfollata.
(EDOARDO MARANGON)In ogni conflitto e situazione di emergenza umanitaria nel mondo, le prime vittime, le più vulnerabili, sono i minori. “I bambini stanno soffrendo molto a causa della guerra e del difficile contesto informativo in cui viviamo. Sono sottoposti a un forte stress che si ripercuote anche sul rendimento scolastico», racconta Iryna, madre di Oleksandr (detto Sasha), un bambino che ha frequentato il child friendly space “Keep me safe” (“tienimi al sicuro”) di Kharkiv. «Per questo motivo, considero le lezioni al centro come una forma di cura preventiva per mio figlio», dice ancora Iryna. «Qui Sasha può scaricarsi psicologicamente; gli specialisti lo aiutano a risolvere i suoi problemi e a comprendere meglio sé stesso e i propri comportamenti. Anche se a volte fatica a esprimere le proprie emozioni, ha trovato un luogo dove può imparare a gestirle. Mio figlio partecipa con grande entusiasmo, specialmente alle attività manuali. Durante le prime lezioni hanno creato un piccolo “aiutante” giocattolo chiamato proprio “Helper”. Lo tiene ancora sulla scrivania e lo aiuta mentre fa i compiti. Inoltre, qui riesce a stringere amicizia e a interagire bene con gli altri bambini».
La guerra su vasta scala, cominciata con l’invasione russa il 24 febbraio del 2022, hanno avuto e continua ad avere un impatto devastante sui più piccoli, sul loro benessere, la loro salute, la loro crescita. Secondo un rapporto di Unicef, i minori morti a causa del conflitto sono quasi 700, con un aumento di vittime tra i bambini del 10% nel corso del 2025, l’anno più letale per i civili ucraini dall’inizio della guerra. Più di 2mila bambini sono stati feriti. I minori ancora sfollati sono quasi 2,6 milioni, più di 790mila sono sfollati interni in Ucraina, circa 1 milione 800mila sono rifugiati all’estero.
All’interno del Paese migliaia di minori vivono in condizioni di stress e trauma causati dalla violenza, dal terrore costante provocato dagli allarmi e dai bombardamenti, dalla condizione incessante di insicurezza e di precarietà, dall’assorbimento dello stress, del malessere e delle preoccupazioni dei loro familiari. Gli sfollamenti forzati sono tra i principali fattori di rischio, aggravati dal fatto che tantissimi bambini hanno vissuto lutti in famiglia, hanno perso uno o entrambi i loro genitori, hanno i loro padri impegnati come soldati al fronte, si sono ritrovati a vivere con altre figure familiari, come nonni o zii. Questa grave situazione ha comportato l’incremento, tra i minori, di disturbi psicologici, come ansia, depressione e disturbi da stress post-traumatico.


Bambini e bambine in uno dei child friendly space di Terre des hommes.
(ISABELLA BALENA)In Ucraina Fondazione Terre des Hommes Italia opera con diversi progetti con particolare attenzione a bambini, donne, persone con disabilità, rifugiati e famiglie vulnerabili. L’organizzazione opera in particolare nelle aree di Kharkiv, Dnipropetrovsk, Mykolaiv, Sumi e Odessa e le attività sono volte a sostenere oltre 22.000 persone vulnerabili, tra cui minori, sfollati e persone con disabilità.
Per raggiungere le aree più isolate e rurali, l’organizzazione attiva anche unità mobili che garantiscono servizi salvavita, salute di base e primo soccorso psicologico a chi non la possibilità e i mezzi per spostarsi. Terre des hommes provvede inoltre alla distribuzione di beni di prima necessità (cibo e vestiario) a programmi di aiuti economici diretti alle famiglie in condizioni di estrema marginalità. Offre servizi di consulenza psicologica anche per i caregivers, fondamentali per la resilienza del nucleo familiare. E investe nel rafforzamento delle capacità e competenze locali, con la formazione di autorità, personale medico e operatori locali su temi come la protezione minorile, l’inclusione sociale e la prevenzione della violenza di genere.
«Il nostro team non ha mai abbandonato l’Ucraina», spiega Stefano Antichi, delegato di Terre des Hommes in Ucraina, «nemmeno durante i momenti più difficili, come in questi mesi invernali dove le temperature sono scese fino a -25 gradi e gli attacchi russi hanno devastato la rete elettrica e le centrali del riscaldamento mettendo a rischio milioni di persone vulnerabili».
Natalia, zia e tutrice della piccola Mariia, ha portato la bambina al centro per l’infanzia “Keep me safe” di Kharkiv perché ne aveva sentito parlare molto bene dai genitori di altri bambini. «Volevo che degli specialisti affrontassero l’ansia di Mariia. Sua madre, mia sorella, è morta di cancro subito dopo la sua nascita; la bambina è nata prematura a sette mesi e ha passato molto tempo in terapia intensiva con prognosi scoraggianti», racconta Natalia. «Mariia ha sempre saputo che non sono la sua mamma biologica e questa situazione la preoccupa molto. Sapevo che qui avremmo potuto ottenere consulenze psicologiche individuali e cercavo consigli su come gestire la sua ansia e come parlarle della madre. Mariia è molto timida, a volte si nasconde dietro di me per strada. Da quando frequenta le lezioni, il suo stato emotivo è migliorato. Mi ha detto subito che gli insegnanti sono molto bravi e che tutti l’hanno trattata con estrema gentilezza».
Terre des Hommes è un’organizzazione nata più di 60 anni fa per proteggere i bambini di tutto il mondo da ogni forma di violenza o abuso, garantire a ogni bambino il diritto alla salute, il diritto all’educazione, promuovendo un’istruzione paritaria, inclusiva e di qualità, il diritto alla libertà, la parità di genere, per migliorare la vita di milioni di bambine e ragazze in tutto il mondo. Terre des hommes è attiva anche in Italia, dove, fra le altre cose, si occupa di protezione dei minori migranti, di contrasto alla povertà minorile, di educazione e partecipazione giovanile attraverso percorsi didattici innovativi e iniziative per favorire la costruzione di una società più inclusiva, equa e paritaria. Per informazioni si può visitare il sito.




