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«Non è il tempo a passare il dolore, è il dolore a passare il tempo». Con queste parole cariche di sofferenza, Roberto Vecchioni e Daria Colombo hanno presentato a Palazzo Marino la Fondazione che porta il cognome del professore. Nata dal ricordo di Arrigo, il figlio scomparso nel 2023 a 36 anni dopo una lunga battaglia contro la malattia mentale, la Fondazione Vecchioni ETS non è un semplice memoriale, ma un atto d'amore collettivo. L'obiettivo è trasformare un dramma privato in una missione pubblica: abbattere il muro della vergogna e del silenzio che ancora oggi circonda il disagio psichico, per far sì che nessun ragazzo e nessuna famiglia debbano più sentirsi soli.


«Abbiamo deciso di far sì che il nostro dolore si trasformasse in qualcosa di attivo, qualcosa che potesse essere utile — ha spiegato Daria Colombo, Presidente della Fondazione — la missione principale è combattere lo stigma: un velo che esiste, ma di cui semplicemente non si parla. Quando io racconto senza vergogna quello che ci è successo, improvvisamente il sipario cala e ogni persona mi confida la propria situazione. Ogni famiglia ha la sua storia di malattia mentale: non deve più essere un segreto».
La missione fondamentale che si sono posti? Abbattere lo stigma legato alle malattie mentali, che ancora oggi rappresenta un male della società. La Fondazione punta a un radicale cambiamento culturale: trattare la salute mentale come una priorità sanitaria pari a quella legata ai problemi fisici. Anche perché è ormai evidente l’allarme sociale legato ai problemi di natura mentale.
«Se ci si ammala di diabete non ci se ne vergogna, se si ha l’appendicite nemmeno — ha sottolineato Colombo durante la conferenza — Se ci si ammala di una malattia mentale non bisogna vergognarsene, e dobbiamo far sì che i ragazzi non abbiano timore di chiedere aiuto. Se non insegniamo loro che non c'è nulla di cui arrossire, i giovani, credetemi, muoiono».


Nel mondo infatti un adolescente su 7 tra i 10 e i 19 anni convive con un disturbo mentale e il suicidio è la seconda causa di morte, dopo gli incidenti stradali, per le persone tra i 15 e i 19 anni. Numeri che non si possono ignorare. La Fondazione (almeno per i prossimi due anni) non agirà come uno sportello diretto, ma lavorerà a stretto contatto con realtà esperte come iSemprevivi Onlus e Fondazione Progetto Itaca. Tutto questo con un grande fine: fare rete per combattere insieme.
«Il vero segreto è la forza della rete — ha concluso la Presidente — mettiamoci insieme per fare del bene, ciascuno con le proprie capacità e caratteristiche, perché è l’unico modo per essere incisivi dove altri non arrivano. Facciamo sistema perché il problema è grave: è un problema sociale che riguarda un’intera generazione e noi abbiamo il coraggio di affrontarlo ora».





