Dall’assedio di Sarajevo al massacro di Srebrenica, la Bosnia ricorda l’orrore della guerra. Ma anche la risposta di una società civile che provò a costruire la pace dal basso.
Uno scritto inedito, senza data, sulla guerra e le reazioni dell’Occidente nell’ultimo libro di Giancarlo Piccini "Anticorpi di pace" (San Paolo): « La guerra è una recidiva preoccupante. Ciò che mi affligge di più in questa ripresa del conflitto», scrive il vescovo salentino, «sono due cose. Il terrore di dover ripetere, in un mondo di sordi, le stesse argomentazioni contro la guerra; di dover risentire le filastrocche sul pacifismo a senso unico»
L’ex medico di Lampedusa, oggi parlamentare europeo, nei giorni scorsi ha visitato la tendopoli bosniaca, al confine con la Croazia, dove si trovano bloccati i migranti in condizioni disumane. «La politica europea deve cambiare»
Il musulmano Zijo Ribic scampò al massacro nel 1992: un commando di serbi trucidò la sua famiglia. Lui, rimasto vivo per miracolo, ha testimoniato contro gli assassini ma ha trovato la forza di non odiarli. Neanche quando sono stati assolti a Belgrado
Il Papa si congeda dalla Bosnia chiedendo ai giovani di costruire ponti "per andare da una parte all'altra e non per dividersi. Siete di religioni diverse, ma si può camminare insieme". Ma non bisogna essere ipocriti come "alcuni grandi della terra che parlano di pace e sotto banco vendono le armi".
"Non dimenticate le sofferenze dei vostri martiri, né la vostra storia: non per vendicarvi, ma per fare pace", dice papa Francesco nella cattedrale del Sacro Cuore a Sarajevo incontrando i religiosi. Un sentito discorso a braccio, dopo aver ascoltato tre forti testimonianze.
Francesco a Sarajevo, di fronte a una grande folla di fedeli, ha lanciato un forte messaggio di dialogo e conciliazione: "La pace è il sogno di Dio, anche se in tanti cercano di fomentare un clima di odio e di guerra e di speculare per vendere armi. Va costruita giorno dopo giorno".
Francesco in viaggio in Bosnia richiama l'importanza della convivenza e del dialogo. E ricorda che per una "società pacifica e giusta è necessaria l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge senza distinzioni di appartenenza etnica, religiosa e geografica".
Il Paese è ancora diviso, dice il cardinale Vinko Puljić. gli accordi di dayton non sono serviti, i forti dominano sui deboli. «Questo viaggio rinsalderà i cattolici nella speranza di poter sopravvivere e rinforzerà il dialogo».
La Fondazione Benetton ha conferito un prestigioso riconoscimento alle giovani famiglie che sono tornate nel luogo simbolo della guerra in Bosnia per coltivare grano saraceno, simbolo di convivenza
C'è ancora un anno davanti prima che il progetto Yes equality della onlus Tamat di perugia si completi: questi i primi risultati nelle scuole elementari
Vincitore del premio "Cinema e diritti umani", il film "Buon anno Sarajevo" racconta, attraverso le vicende di due fratelli, la drammatica situazione post bellica del Paese.
Nel dicembre 1992, la "marcia dei 500" (tra cui monsignor Tonino Bello e Luigi Bettazzi) si mise di mezzo tra le parti in conflitto. Il ritorno in Bosnia di Beati i costruttori di pace.
Gianni Rigoni Stern è promotore di un'iniziativa per rilanciare l'economia di Suceska, altopiano bosniaco tutt'oggi segnato dalla guerra, con un aiuto concreto agli allevatori.
La Comunità di Sant'Egidio convoca a Sarajevo il prossimo incontro tra leader religiosi di tutte le confessioni. Per tornare a parlare del futuro del Paese a vent'anni dalla guerra.
Il 10 giugno inizia una trasmissione su Rai3. In quattro documentari, altrettanti immigrati tornano a casa, raccontando se stessi e il proprio Paese. Nel progetto, anche Wwf e Oxfam.