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martedì 25 giugno 2019
 
l'intervista
 

Serena Bortone: «Don Milani mi ha insegnato a pensare con la mia testa»

22/07/2016  La tv, le storie della gente comune, l'amore e l'incontro con gli scritti del priore di Barbiana. a tu per tu con la conduttrice di "Agorà estate". Che rivela: «Quando in studio arrivano notizie di attentati corro subito a chiamare le persone più care»

Serena Bortone, 46 anni, negli studi di Agorà Estate, l'approfondimento di Raitre in onda alle 8 del mattino dal lunedì al venerdì
Serena Bortone, 46 anni, negli studi di Agorà Estate, l'approfondimento di Raitre in onda alle 8 del mattino dal lunedì al venerdì

Si riconosce nella versione femminile di Cosimo Piovasco di Rondò, il ragazzo protagonista del romanzo Il barone rampante di Italo Calvino: quell’uomo completo visto da Leonardo Sascia come «una sentinella della ragione, vigile e scattante contro tutti i mostri della natura e della storia». Unica differenza è che Cosimo viveva sugli alberi.
Serena Bortone, romana, giornalista e autrice tv, è al timone per il quarto anno consecutivo di Agorà Estate, l’approfondimento informativo di Rai 3 nato con lei da un’idea di Andrea Vianello, da lunedì a venerdì, oltre due ore di diretta a partire dalle 8 del mattino. Al suo primo lavoro in Rai, Mino Damato le chiese al pomeriggio di trovare un pitone per La Toja Jackson, ospite in diretta la sera stessa. Oggi è reduce dal successo di Tutti salvi per amore e delle sue repliche, dove ha dimostrato che la vita reale sa essere più imprevedibile di qualsiasi fiction. «Solo l’amore ci salverà», ci racconta durante la pausa pranzo.

Quindi possiamo dire che l’amore ha un potere salvifico...

«L’amore può tutto. Ho dato tantissimo a Tutti salvi per amore, che mi ha ricambiata nella stessa maniera. Un vero e proprio laboratorio sperimentale che ha trattato l’attualità attraverso i sentimenti o viceversa. Nello speciale numero zero ci siamo dedicati all’amore di coppia, come quello struggente tra Dima e suo marito Sumer, entrambi musulmani siriani scampati alla guerra. Lei aveva vinto una borsa di studio a Milano e lui un dottorato di ricerca, ma era rimasto bloccato in Turchia. Grazie a noi si sono ricongiunti a Milano, all’interno del Duomo, dove hanno recitato una preghiera. Nel secondo speciale ci siamo concentrati sul rapporto madre e figli, che nel bene e nel male forma la nostra personalità. Sono storie che finisci per vivere in prima persona, come quella delle due adolescenti campionesse di boxe di Marcianise, terra di pugili e di camorra, che una mamma coraggio è riuscita a strappare a un destino segnato, grazie appunto allo sport».

Uno snodo fondamentale della sua vita?

«Gli scritti di don Milani che mia mamma mi faceva leggere da bambina. La lettura, per una secchiona come me, è sempre stata un punto fermo: come posso leggo. Quando ho trovato su una bancarella L’obbedienza non è più una virtù l’ho subito acquistato. Don Milani mi ha insegnato l’attenzione e la cura dell’altro ma anche la necessità di pensare sempre con la propria testa rifuggendo dal conformismo e dall’omologazione. Rileggerei anche Guerra e Pace di Tolstoj, un vero capolavoro».

Quali sono gli argomenti caldi per la gente che la ferma per strada?

«Quelli più concreti della quotidianità come la nettezza urbana, le buche, la viabilità e il traffico, la burocrazia e tutte le questioni attinenti alle pensioni e al lavoro. Sarà un’estate con tanta carne al fuoco, viviamo sulla stretta attualità: l’anno scorso la crisi greca, quest’anno la Brexit e i suoi risvolti sull’economia italiana, visto che siamo il secondo Paese esportatore d’Europa. È una stagione politica segnata da grandi attese, come quelle sul referendum del prossimo autunno, sull’operato dei nuovi sindaci nelle grandi città, sull’immigrazione, su Mafia Capitale. Cerchiamo soluzioni e, a tratti, un po’ di ironia e leggerezza, anche grazie a figure come Antonio Pappano, direttore d’orchestra emigrato in Gran Bretagna da genitori italiani, che sottolinea il messaggio di Goethe e di Beethoven sulla fratellanza. L’attualità può subire modiche all’ultimo minuto, come è successo per l’attentato di Istanbul: abbiamo lavorato di notte per cambiare la scaletta e alle cinque del mattino ero già in piedi. Quando arriva la notizia di un nuovo attentato mi scatta qualcosa di irrazionale: devo sentire subito le persone più care, anche se so che non possono essere coinvolte, probabilmente per il bisogno di reagire all’odio con l’amore».

Quali storie l’hanno più colpita?

«Due donne impegnate nella lotta al terrorismo: Nessrin Abdalla, eroina curda di Kobane che aveva imbracciato il fucile contro l’Isis e Imen ben Mohamed, musulmana reduce dalla primavera araba, la più giovane parlamentare della Tunisia che ha contribuito a scrivere la nuova Costituzione democratica dopo la rivoluzione del 2011. Quest’anno Emanuela Palmerini, la giovane ricercatrice di Bologna premiata a Chicago per i suoi studi su una forma particolare di tumore dell’osso che colpisce prevalentemente i bambini. Almeno una donna in studio la devo avere, altrimenti sarebbe un errore professionale».

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