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mercoledì 24 maggio 2017
 
 

Aperture? Sì, forse, ma fatte insieme, senza strappi

07/10/2014  Al termine del secondo giorno di lavoro cominciano ad emergere le prime indicazioni. La questione del “linguaggio”, il tema della “gradualità”, la necessità dell’“accompagnamento”: fermi sulla dottrina, attenti alle persone. Con verità e misericordia.

Un vescovo al Sinodo sulla famiglia. Foto Ansa.
Un vescovo al Sinodo sulla famiglia. Foto Ansa.

Ai padri sinodali è stato chiesto di non twittare durante le sessioni. Per l'ascolto umile e serio che ha chiesto il Papa c'è bisogno anche di concentrazione.  Gli esperti che seguono i lavori e che aiuteranno i padri nella stesura dei documenti sono attenti a cogliere le sfumature e a registrare «il clima di crescente entusiasmo che c'è nell'assemblea. C'è proprio la sensazione di essere in un momento di grazia dove il protagonista è lo Spirito Santo».

Giuseppina De Simone, con il marito Franco Miano, chiamata tra gli esperti confessa di essere contenta per il clima di fondo. «Gli interventi del Papa sono stati decisivi per dare quello stile di libertà e franchezza che serve per un confronto delicato ad ampio raggio. Le questioni che riguardano la famiglia, e sottolineo famiglia, non solo matrimonio, sono tante e le si sta esplorando a 360 gradi. Sarebbe fuorviante  e fuori dalla realtà pensare che un'assemblea del genere si soffermi a trattare solo uno, al massimo due argomenti schierandosi nettamente da una parte o dall'altra. Non è questa la logica nella quale il Sinodo si sta muovendo».

Vescovi e cardinali. Foto Ansa.
Vescovi e cardinali. Foto Ansa.

La logica, infatti, è quella voluta dal Papa, di un dibattitto dove tutto ciò che si pensa, nel Signore, può essere detto. Ed è così che nel dibattito trova spazio l'iniziativa di un messaggio da mandare alle famiglie che vivono in Medio Oriente e la modalità con cui accompagnare le famiglie che vivono in situazioni di guerre, di conflitti, di crisi, ma anche l'importanza della missionarietà delle famiglie stesse verso le altre, la volontà di essere esigenti con le coppie che chiedono il matrimonio religioso e di chiarire le situazioni di nullità a quanti non sanno che il loro matrimonio potrebbe essere invalido. E se in Africa torna il tema della poligamia e nei Paesi orientali la fuga verso l'ortodossia per i cattolici che vogliono delle seconde nozze, nel dibattito entra anche il tema di come accompagnare i sacerdoti di rito greco cattolico che sono magari in crisi con la propria famiglia.

«Il Sinodo è un cammino», aveva detto ieri sera il cardinale Marx parlando con i giornalisti. E ricordando che ci sarà un dibattito di un anno prima di tornare a riunirsi per il Sinodo ordinario del prossimo anno. La conferenza episcopale tedesca ha già deciso, ad esempio,  che sul documento che uscirà da questo Sinodo il dibattito, in Germania, sarà pubblico, «perché ne ha bisogno la Chiesa».

Un cammino da fare insieme, dove cominciano a mostrarsi le prime aperture, pur nella chiarezza delle proprie posizioni: «Si tratta di cambiare prospettiva. Un Sinodo pastorale non è un Sinodo che non tocca la dottrina, ma che parte dalle esperienze concrete, così come un Sinodo dottrinale, alla fine, tocca anche la pastorale», aveva ancora detto il cardinale Marx portando il Concilio Vaticano II come esempio.

L'obiettivo è quello di arrivare insieme, partendo da punti di vista diversi, a decisioni comuni.  Che non facciano sconti né alla verità né alla misericordia.

I padri sembrano incamminati verso questa direzione. «Del Concilio è importante soprattutto il metodo», diceva Paolo VI tentando di esportarlo proprio nell'istituzione del Sinodo. Perché è la qualità del camminare insieme, e su questo i padri sinodali sono ampiamente d'accordo, che fa progredire la Chiesa.

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