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mercoledì 22 maggio 2019
 
Non solo teatro
 

Le confessioni dei ragazzi del Beccaria

03/12/2014  Una serata molto speciale e commovente al Piccolo di Milano. I ragazzi del carcere minorile, insieme all'associazione Puntozero, mettono in scena i loro errori, ma, soprattutto, il desiderio di ripartire.

Se sei un ragazzo di 16, 17 anni e hai commesso un errore, anche un grande errore, e ti trovi chiuso in pochi metri di cella, mentre i tuoi coetanei corrono all’aria aperta, si fidanzano, vivono una vita normale, devi trovare un modo per ricominciare, comprendere lo sbaglio per non ripeterlo, ma non puoi farlo da solo.

All’Istituto Penale per Minorenni Cesare Beccaria di Milano, oltre agli educatori, alla polizia penitenziaria, tra le altre associazioni, agisce con passione Puntozero, fondata da Giuseppe Scutellà, arrivato lì, vent’anni fa, come obbiettore, e ancora attivo oggi con la sua compagna. l’attrice Lisa Mazoni. Tramite la loro associazione, avviano costantemente percorsi didattici e rieducativi con laboratori di cinema e di teatro, finalizzati a far riflettere i giovani detenuti che spesso provengono da un ambiente deprivato di valori e di stimoli positivi.

Allestiscono così spettacoli come Errare humanum est che ora è uscito dal teatro del carcere ed è andato in scena al Piccolo Teatro di Milano, come una lezione spettacolo, dedicata a tutti i ragazzi, per sensibilizzare le nuove generazioni, spesso inconsapevoli della gravità delle condanne inflitte per esempio, a causa dell’intimidazione di un coetaneo.

Quando entri al Piccolo Teatro per assistere allo spettacolo, ti accorgi subito che non è una serata come le altre: ti accolgono alcuni giovani, posizionati agli angoli della sala, già in costume di scena, guardandoti negli occhi, pieni di curiosità, non chini sui loro smartphone come i loro coetanei che stanno entrando in sala. Scutellà sale sul palco e inizia a spiegare con parole semplici, ma toccanti, come funziona un Istituto penale minorile, e come ti senti spaesato e spaventato quando arrivi dopo aver compiuto un reato. Racconta poi con dovizia di particolari l’efferato delitto di Novi Ligure, compiuto da due ragazzini, Erika e Omar, che i giovani in sala non hanno mai sentito nominare, data la loro età, ma che ascoltano sbigottiti.

Per stemperare la tensione, Scutellà chiama sul palco tre studenti del pubblico per mostrare come nascono i laboratori teatrali di Puntozero, stimolando cioè i ragazzi a improvvisare due scene di crimine: un atto di bullismo e una rapina, storie vere, ma raccontate con ironia, sottolineando però le pene a cui va incontro chi, con leggerezza, compie un reato. Salgono poi sul palco Sergio Escobar, direttore del Piccolo Teatro, che racconta la sua esperienza di giovane supplente di lettere proprio al Beccaria, e don Gino Rigoldi, il cappellano del carcere da più di quarant’anni.

Don Gino ha conosciuti tanti ragazzi, ognuno con la sua storia drammatica, ognuno che dice «deve diventare protagonista del suo cambiamento, grazie alla conoscenza dell’errore - e prosegue- ci deve essere una punizione o uno stop per i ragazzi che hanno sbagliato, ma io so che i ragazzi cambiano e cambiano tanto, perché io li ho visti, ma devi stare loro vicino; quando mi chiedono se sono un educatore io rispondo che sono un ‘rassicuratore’, perché devi ascoltarli. Devi guardare ogni singola persona che hai davanti e capire cosa gli serve e fare un progetto specifico per lui. Capita di sbagliare, ma l’importante è cambiare e andare avanti, e non sentirsi soli, infatti stasera guardando le persone presenti sento di avere un bel rinforzo nel mio lavoro.» 

Infatti quello che preoccupa don Gino è il reinserimento dei ragazzi nella società, una volta usciti dal carcere, e la ricerca di un lavoro in un tempo di crisi. Infatti come diceva Cesare Beccaria in Dei delitti e delle pene, testo fondamentale che quest’anno compie duecentocinquantanni, è molto importante rieducare e non solo punire chi ha sbagliato così da poter reinserire l’individuo nella società.

Anche Lisa Manzoni di Puntozero si preoccupa molto del loro reinserimento nella società:
«il teatro offre una possibilità lavorativa ai ragazzi perché oltre a recitare, possono imparare molti lavori: il tecnico delle luci, l’elettricista, il sarto nel preparare i costumi, infatti il teatro è un piccolo mondo che contiene tanti altri lavorati, così offre diverse possibilità future. Con il sostegno della Fondazione Marazzina, che ha già ristrutturare il teatro del carcere Beccaria, così da darci un luogo per fare le prove, abbiamo il sogno di aprire sempre il nostro teatro anche alla cittadinanza, così che diventi luogo di incontro e di confronto e anche una occasione di lavoro per i nostri ex detenuti che spesso continuano a collaborare con noi.»

Si arriva così alla parte centrale dello spettacolo:
i giovani detenuti recitano in due sequenze, lo scontro tra i Montecchi e i Capuleti tratto da Romeo e Giulietta e il dramma di Antigone. Coinvolgente il momento in cui, inseguendosi sul palco e in platea, i ragazzi mostrano, attraverso la finzione shakeaspiariana, come è ancora attuale la lotta tra bande rivali di adolescenti e, nonostante i costumi dell’epoca, recitano con i capelli a cresta, sembrano i loro coetanei che si spintonano, si provocano, arrivano alle mani, così da suggerire come in ogni epoca sia sottile il passaggio tra il gioco e l’infrazione della legge.

Recitano con grinta, con passione, ogni frase diventa efficace, anche quando, affiancati da Lisa, recitano una scena da Antigone di Sofocle.
Illustrano la ribellione a una legge non giusta cioè il divieto per Antigone di seppellire il proprio fratello, ma, nonostante gli ideali giusti che la muovono, la pena si abbatte su di lei inesorabile, perché ha trasgredito la legge. E i ragazzi rappresentano il coro greco che partecipa alla tragedia di Antigone in una sintonia di intenti di gesti, di espressioni.

Nelle due emozionanti sequenze appare anche un bambino, Enea, il figlio di Lisa e Giuseppe, cresciuto con loro in palcoscenico e nei laboratori insieme ai ragazzi che lo guardano con tenerezza,
ne seguono con attenzione i movimenti. È anche lui il frutto di tanto lavoro in carcere, il segnale di una vita nuova che rinasce anche da un luogo di dolore e sofferenza, da chi, pur essendo libero, condivide il destino di chi è stato meno fortunato.

Fa parte dello spettacolo anche il rap di Josh, uno dei ragazzi che, attraverso le parole e la musica, raccolte nel Cd
Errare Humanum est, prodotto con il laboratorio musicale di Giuseppe Vaciago e Suonisonori, si fa portavoce di tutti i suoi “fratelli” italiani e stranieri cantando in Tutto passa la speranza di un futuro, perché anche la musica diviene uno strumento di riscatto. 

Puntozero dimostra che il teatro diventa un’occasione di stare insieme in modo costruttivo, poiché quando un giovane, per la sofferenza che porta dentro, in cella non ha voglia di parlare, trova il modo di aprirsi grazie alla recitazione di storie diverse o simili alla sua, ma soprattutto impara ad interagire in modo costruttivo con gli altri e riceve stimoli preziosi che lo portano a ragionare su quello che ha commesso.

La recitazione dei classici consente di smuovere meccanismi di autoanalisi poiché in teatro, come nella vita, impari che ogni gesto ha un valore e una conseguenza precisa su di te e su chi ti sta attorno.
Se sbagli la battuta devi recuperare, per non danneggiare il compagno che parla dopo di te, così impari a lavorare in gruppo, a seguire le istruzioni in modo poi da applicare la disciplina appresa a qualunque altro lavoro.

E vedendo i ragazzi recitare, il pubblico è convinto che potranno trovare un giorno la loro strada,
come sono riusciti a rendere vere le parole e i gesti che hanno interpretato, mentre nel finale i detenuti festeggiano, mischiandosi al pubblico, così da portare con sé gli sguardi di approvazione e di entusiasmo di adulti e coetanei.

ERRARE HUMANUM EST. IL CARCERE MINORILE SPIEGATO AI RAGAZZI
testo e regia Giuseppe Scutellà. Con Giuseppe Scutellà, Lisa Mazoni e i giovani detenuti dell’Istituto Penale Cesare Beccaria e la compagnia Puntozero. Al Piccolo Teatro Grassi è andato in scena dal 26 al 30 novembre.

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