Aveva 53 anni Loredana Ferrara. Il 20 aprile scorso è stata uccisa a Vignale Monferrato, Alessandria. Accoltellata alla gola in strada, in pieno centro e davanti a testimoni. Il principale sospettato è il suo ex compagno, Silvio Gambetta, 57 anni, che è stato fermato e poi arrestato con l'accusa di omicidio. Quello a cui non ci si rassegna è che, per l'ennesima volta, Loredana aveva confidato al suo ex marito e ai conoscenti di avere una relazione con una persona aggressiva, minacciosa e attaccabrighe. Che l'aveva minacciata di ucciderla a coltellate motivo per cui, lei, aveva fatto sparire tutti i coltelli… Non l'aveva mai denunciato, questo no, ma ne aveva parlato anche con le amiche e alla fine si era decisa ad allontanarsi per i suoi comportamenti violenti. E lui non l'ha mai accettato. Prima di accoltellarla, ha tentato di investirla. Ne parliamo con Marta Cigna, avvocata dell’Ufficio Legale di Differenza Donna Ong.

Marta Cigna, avvocata dell’Ufficio Legale di Differenza Donna Ong

In un caso in cui la vittima non aveva mai sporto denuncia formale, ma aveva raccontato minacce gravi, cosa avrebbe potuto attivare comunque un intervento delle autorità?

«L'autorità può intervenire solo se informata della notizia di reato, se non da parte della vittima, anche da parte di persone ad essa vicine che sono a conoscenza della situazione di pericolo. Nei reati procedibili d'ufficio, come quello di maltrattamenti in famiglia, infatti, si può intervenire anche senza la formalizzazione di una denuncia della persona offesa, purché l'autorità giudiziaria venga a conoscenza dei fatti. Quando a conoscenza di una situazione di pericolo per la vittima l'autorità può intervenire con una misura cautelare obbligando l'autore dei fatti, ad esempio, a non avvicinarsi alla persona offesa con applicazione di un braccialetto elettronico. È molto importante, però, che la persona offesa partecipi alla decisione di informare l'autorità».

Il 24 aprile alle 20.30 una fiaccolata in memoria di Loredana Ferrara a Vignale Monferrato (Alessandria)
Il 24 aprile alle 20.30 una fiaccolata in memoria di Loredana Ferrara a Vignale Monferrato (Alessandria)
Il 24 aprile alle 20.30 una fiaccolata in memoria di Loredana Ferrara a Vignale Monferrato (Alessandria) (ANSA)

Le testimonianze di amici e conoscenti su minacce e aggressioni precedenti possono avere un peso nel processo penale? In che modo?

«È fondamentale che le amiche e i parenti della vittima che erano a conoscenza della situazione pregressa al femminicidio, possano dare alle autorità tutte le informazioni utili per ricostruire il contesto relazionale in cui si inserisce l'uccisione di Loredana al fine di poter qualificare correttamente i fatti come femminicidio , di cui all'art. 577 bis c.p. in base al quale il fatto è commesso come atto di odio o di discriminazione o di prevaricazione o come atto di controllo o possesso o dominio in quanto donna, o in relazione al rifiuto della donna di instaurare o mantenere un rapporto affettivo o come atto di limitazione delle sue libertà individuali, punito con la pena dell'ergastolo. Ormai sappiamo che il femminicidio è la punta dell'iceberg di una serie di condotte precedenti di controllo, prevaricazione e violenza».

Il ruolo degli amici e dei parenti. Perché nessuno ha fatto niente?

«Il ruolo della società civile tutta è quello di non sottovalutare le condotte di violenza che avvengono nelle relazioni di intimità e indirizzare le donne che, come Loredana, vivono in una condizione di intimidazione e subiscono aggressioni fisiche e psicologiche da parte di partner o ex partner, verso i centri antiviolenza al fine di poter prendere decisioni consapevoli, comprendere la situazione di rischio e conoscere gli strumenti esistenti per tutelare la propria incolumità».

Il fatto che l’aggressore abbia prima tentato di investirla e poi l’abbia accoltellata come incide sulla qualificazione del reato e sulle aggravanti?

«Il fatto che l'uomo abbia tentato prima di investirla e poi abbia accoltellato Loredana potrà rilevare ai fini dell'intensità del dolo. L'autorità in sede di indagini valuterà se vi sono I presupposti per contestare l'aggravante della premeditazione.
Non possiamo rassegnarci all'idea che se decido di lasciarti rischio la vita

«Il caso di Loredana ci insegna che non possiamo sottovalutare: le violenze che avvengono nelle relazioni di intimità non sono fatti privati e non sono espressione di troppo amore, ma sottendono una concezione dell'altra incentrata sul possesso e sul controllo lesivo dei diritti fondamentali della libertà di autodeterminarsi e finanche del diritto alla vita. Soprattutto dobbiamo intervenire prima. Soprattutto sulle nuove generazioni, diffondere la concezione del rispetto altrui e rompere vecchi stereotipi di mascolinità secondo cui non si può accettare la libertà altrui».