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lunedì 26 giugno 2017
 
reportage
 

Alle Case Bianche in attesa del Papa: «Ci sentiamo abbandonati, Francesco uno di noi»

15/03/2017  Viaggio nel quartiere popolare di via Salomone dove Francesco comincia la sua visita a Milano. Le voci della gente, il degrado e la povertà e le iniziative di solidarietà animate dalla parrocchia di San Galdino

Un'immagine del quartiere (foto di Giovanni Panizza per Famiglia Cristiana)
Un'immagine del quartiere (foto di Giovanni Panizza per Famiglia Cristiana)

Ci trovi di tutto in mezzo al popolo delle Case bianche maltrattato dalla vita e trascurato dalle istituzioni. Per esempio, una donna con il viso da ragazzina, Emanuela, che stringe il figlioletto tra le braccia e sospira: «Noi qui siamo abusivi, certo. Ma se ci sbattono fuori dove andiamo?». O Graziella, che ha uno sbuffo di stupore di fronte al cronista: «Abito qui da quarant’anni, il quartiere andrebbe migliorato. Noi denunciamo ma non accade mai nulla. Però sono stupita che il Papa venga qui». O Paola, due figli e il marito operaio: «C’è menefreghismo, arroganza, sporcizia e pure pettegolezzi». Il cruccio di Anna, due figli adolescenti, è il bagno che perde acqua: «Se chiami l’Aler (l’azienda che gestisce le case popolari, ndr) e chiedi una riparazione non fanno nulla». C’è il disincanto amaro di un giovane che esce a portare fuori il cane: «Stanno pulendo i viali solo perché arriva il Papa».

Qui nessuno cerca compassione. E questo è l’atteggiamento giusto per entrare in sintonia con papa Francesco, che il 25 marzo inizierà da questo quartiere a mezza strada tra l’aeroporto di Linate e il Duomo la sua visita a Milano. Perché per questa gente il Papa non vuole compassione ma giustizia. E loro lo sanno. «Chissà perché ha scelto noi disastrati, ma non viene a fare passerella, è uno di noi», dice una signora che è tutta contenta perché almeno nel suo lotto, il numero 32, hanno messo da poco i citofoni nuovi. Tra i tanti spezzoni di territorio senza identità e senz’anima attorno a Milano, questo non è nemmeno tra i peggiori. Non è il Bronx, né un ghetto e neppure un fortino malavitoso dove gli ultimi si massacrano con i penultimi, ma una periferia dove fioriscono fragilità e aiuto reciproco, balordi che spacciano e volontari della Caritas che aiutano anziani, immigrati, bambini. Qui la quotidianità è in bilico tra miracolo e disperazione, tra etica ed estetica. Come il manto azzurro della Madonna nel cortile della parrocchia che è un po’ annerito dallo smog e dall’incuria. L’altra Madonnina, quella della nicchia davanti alla quale si fermerà il Papa, tra via Salomone e il parco Guido Galli, è stata tolta dopo che un vandalo ha tirato una sassata rompendo il vetro. «Meglio non rischiare», dice il parroco di San Galdino, don Augusto Bonora, che nell’oratorio riunisce tutti: anziani soli, famiglie ferite, musulmani, bimbi, adolescenti, disoccupati, stranieri.

Don Augusto Bonora è il parroco di San Galdino, la parrocchia del quartiere (foto Giovanni Panizza)
Don Augusto Bonora è il parroco di San Galdino, la parrocchia del quartiere (foto Giovanni Panizza)

Circa 477 alloggi con ascensori malfunzionanti

«Vede», spiegava Mario Abis, il sociologo del gruppo G124 inventato da Renzo Piano per riqualificare le periferie italiane, «ci siamo occupati troppo a lungo delle città senza preoccuparci della gente, questo è il risultato». Don Augusto con i suoi collaboratori fa l’esatto contrario, rammenda questa periferia cominciando dalle persone, dalla necessità di spezzarne l’isolamento, di dare ascolto ai bisogni concreti come quello di Lucia che vorrebbe che il custode pulisse più spesso le scale della sua palazzina e di tanti inquilini che hanno il tetto bucato e nessuno li ascolta. Eccolo, il don, dribblare degrado e sporcizia, materassi vecchi abbandonati accanto ai cassonetti e lattine di birra in questo labirinto dove nonostante tutto resiste un’aria da vecchio quartiere popolare con i bimbi che giocano a pallone dopo aver fatto i compiti.

Sono sempre di meno però gli anziani che ricordano le case minime costruite dal fascismo negli anni Trenta e "antenate" di queste Case bianche costruite nel 1977: venti edifici a nove piani foderati di amianto, dal numero 28 al 66. In totale fanno 477 alloggi per un migliaio di persone, metà delle quali sono proprio anziani soli, spesso intrappolati magari al nono piano, per colpa degli ascensori bloccati e mai riparati.

La statua della Madonna nell'atrio esterno della parrocchia (foto Giovanni Panizza)
La statua della Madonna nell'atrio esterno della parrocchia (foto Giovanni Panizza)

Il 18 per cento sono stranieri, ci sono anche le Piccole Sorelle di Gesù

  

Giorgio Sarto è un veterano della Caritas di via Salomone: «Cerchiamo di avere uno sguardo sui bisogni del quartiere e offrire amicizia», dice mentre sta facendo una lezione di musicoterapia con un gruppo di anziani. A frequentare la parrocchia c’è pure un imam del vicino centro islamico che tiene corsi di lingua araba. Gli stranieri sono quasi il 18 per cento: la stragrande maggioranza musulmani, poi ci sono buddhisti, cristiani copti, ortodossi.

«Molte famiglie islamiche vengono da noi e ci chiedono cosa possono fare per accogliere il Papa», racconta suor Rita delle Piccole Sorelle di Gesù di Charles de Foucauld che vivono in un appartamento al civico 30. Le Piccole Sorelle sono qui dal 1954, hanno uno stile semplice e s’ispirano all’insegnamento della fondatrice, Piccola sorella Magdeleine, che era certa «che può esistere un’amicizia vera, un affetto profondo tra persone che non hanno la stessa religione, la stessa razza e non sono dello stesso ambiente». Al loro appartamento bussano in tanti: per un caffè, una preghiera, una chiacchierata, una parola di conforto.

«È signicativo», riflette don Augusto nella canonica ingombra di documenti con la planimetria del percorso papale, «che papa Francesco voglia andare nel centro di Milano passando da una periferia».

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