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Verso la riduzione delle diocesi italiane: nuovo piano vaticano

29/01/2016  Ai vescovi è stato chiesto un parere sul testo entro agosto. Forse si risolve una questione che si trascina da 50 anni. Al Consiglio permanente della Cei si è parlato anche della gratuità delle cause matrimoniali

Il numero delle diocesi italiane va ridotto e la Congregazione dei vescovi ha dato indicazioni alle Conferenze regionali italiane di inviare entro il prossimo agosto il loro parere circa un progetto di riordino delle diocesi. Secondo quanto si apprende un testo con una proposta di riforma e quindi di riduzione è stato fatto pervenire ai vescovi italiani ed è su questo testo che la Santa Sede chiede un parere. Della riduzione delle diocesi italiane si parla da decenni e il papa Francesco, con una certa sorpresa, sollevò la questione nel primo incontro che ebbe con i vescovi italiani il 23 maggio 2013, due mesi dopo la sua elezione. Bergoglio accennò al “lavoro di ridurre il numero delle diocesi tanto pesanti”, inviando un preciso monito alla Cei e riportando in agenda l’argomento. Il cardinale Angelo Bagnasco pochi giorni dopo spiegò ai giornalisti che da almeno due anni la Cei aveva inviato alla Congregazione dei vescovi, competente della materia, uno studio con i criteri per un’eventuale riduzione. E commentò: “Se il Papa è convinto della necessità di una riduzione su questa base potrà decidere”. In Italia ci sono 226 diocesi, un’anomalia assoluta confrontando con il resto del mondo. Ventisette anni fa, prima della fusione e dell’accorpamento di molte piccole diocesi, che pure suscitò proteste, le diocesi erano 325. Ma la questione della riduzione non è nuova. Se ne è sempre parlato, anche prima del Concordato. Ma venne posto con particolare forza per la prima volta nel 1929. Mussolini aveva pattuito una riduzione per renderla pari alle province con l’evidente intento di far coincidere l’Italia civica con l’Italia sacra per facilitare ai prefetti il controllo della Chiesa. C’era una clausola in tal senso all’art. 16 del Protocollo lateranense. Ma non se ne fece nulla. Paolo VI nel 1964 riprese la questione, parlando il 14 aprile all’assemblea dei vescovi di  “eccessivo numero delle diocesi”. Dopo le parole di Montini la Cei costituì una commissione detta “dei Quaranta”, che elaborò un progetto di riduzione tra 118 e 122. E’ uno studio di 2800 pagine, che il 1 luglio 1968 venne consegnato alla Congregazione dei vescovi. Ma , secondo quanto ha scritto la rivista Jesus nel 1986, che ne rivelò tutti i dettagli, le pressioni contrarie del governo italiano furono tali per cui quel progetto finì chiuso a chiave negli archivi. Venne anche votato dai vescovi italiani: 169 a favore, 51 con riserva, mentre 70 lo respinsero in blocco. Era un disegno ardimentoso. Nel 1986 venne fatta una fusione di molte piccole diocesi attraverso accorpamenti. Ci furono proteste e manifestazioni. All’epoca il Segretario della Congregazione dei vescovi mons. Moreira Neves scrisse sull’Osservatore Romano presentando la riforma parziale che  119 è il numero delle diocesi italiane “ritenuto molto vicine all’ideale”.  Probabilmente ora si è arrivati alla stretta finale e una riforma potrebbe essere alle porte.

 Al Consiglio permanente si sono affrontati molti temi anche di carattere sociale tra cui “l’umiliazione dei giovani esclusi dal lavoro e degli adulti che l’hanno perso, le condizioni di povertà e di solitudine provate da tante persone, la persecuzione dei cristiani e di altre minoranze, il dramma dei migranti e la riduzione dell’impegno condiviso dell’accoglienza”. I vescovi hanno confermato  l’impegno a continuare “una pastorale di prossimità a chi è nella fatica, oltre all’incoraggiamento perché non venga meno la fiducia”. Le priorità dell’agenda dopo il Convegno ecclesiale di Firenze sono state indicate in “famiglia, scuola e poveri, terreno di quella missionarietà che trova nell’educazione la propria finalità”. Il Consiglio ha deciso anche di rilanciare il “Progetto culturale” a suo tempo avviato dal cardinale Camillo Ruini. Si è parlato anche della riforma del processo matrimoniale canonico, che vede i vescovi coinvolti in prima persona dopo la pubblicazione del Motu proprio di Papa Francesco e prevede semplicità e celerità dei processi e gratuità. Nel Comunicato si sottolinea che le nuove disposizioni hanno trovato “la convinta adesione di tutto il Consiglio Permanente” e che è stata riconosciuta “l'opportunità che nell'attuazione della riforma siano ricercate a livello di Regione ecclesiastica soluzioni condivise in merito all'impiego, all'eventuale ricollocazione e alla giusta retribuzione degli operatori impegnati nei Tribunali ecclesiastici”: “La Conferenza Episcopale Italiana  assicura l'impegno a valutare l'entità e le condizioni del proprio contributo economico perché sia attuato il principio della giustizia e della gratuità delle procedure. Verrà, quindi, modificata - in sede di Assemblea Generale - la normativa Cei sul regime amministrativo ed economico dei tribunali”.

Alberto Bobbio

 
 
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