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Israele è andato su tutte le furie decidendo la sospensione di ogni tipo di rapporto con l’Unesco, dopo la votazione di una risoluzione da parte dell'Agenzia dell'Onu per l’Educazione, la Scienza e la Cultura che condanna Israele per i comportamenti tenuti in alcuni luoghi sacri della città vecchia di Gerusalemme. In particolare l'agenzia fa riferimento - e non è la prima volta - a quanto sta succedendo nelle zone della spianata delle moschee (o monte del tempio) e del muro occidentale (o muro del pianto).
Israele lamenta il fatto che, usando nella risoluzione il solo nome arabo dei luoghi - Al-Aqṣa Mosque/Al-Ḥaram Al-Sharif - non si riconoscerebbero i legami ebraici con quei luoghi santi.
In realtà nella risoluzione del 12 ottobre (che i lettori possono vedere integralmente all'indirizzo http://unesdoc.unesco.org/images/0024/002462/246215e.pdf) presentata da Algeria, Egitto, Libano, Marocco, Qatar e Sudan, l'Unesco riconosce l'importanza di Gerusalemme vecchia per le tre religioni monoteistiche, ma chiede a Israele di ripristinare lo status quo storico dei luoghi che è stato progressivamente compromesso negli anni e in particolare soprattutto dopo il settembre del 2000. La risoluzione, approvata con il voto favorevole di 24 Paesi, sei contrari (tra cui gli Stati Uniti e la Germania) e l'astensione di altri 26 (tra cui l'Italia) chiede anche di e riparare i danni causati alle vetrate e alle porte della moschea della scorsa estate e quelli lamentati fin dal febbraio dello scorso anno per le costruzioni nella zona della porta di Mughrabi. Tra le altre cose il documento chiede anche di fermare le misure di sicurezza israeliane che impediscono ai musulmani il libero accesso ai loro luoghi santi.
Il ministro dell'Istruzione israeliano, Naftali Bennett, ha subito accusato l'agenzia Onu di fornire «supporto al terrorismo islamico», mentre, dal canto suo, il premier Benjamin Netanyahu ha dichiarato che «il teatro dell’assurdo continua all’Onu». Da parte palestinese Nabil Abu Rudeina, portavoce del presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese (Anp) ha invece salutato la risoluzione come «un messaggio chiaro per Israele di mettere fine all'occupazione e di riconoscere lo Stato palestinese con Gerusalemme est capitale, inclusi i luoghi santi cristiani e musulmani».
La direttrice dell'Unesco, Irina Bokova, ha tentato di smorzare le polemiche ricordando, in un lungo messaggio, che «a Gerusalemme le tradizioni e ipatrimoni ebraico, cristiano, musulmano, sono legati come in nessun altro posto al mondo sostenendosi reciprocamente. Queste tradizioni culturali e spirituali si appoggiano su testi e riferimenti, noti a tutti, che sono parte integrante dell'identità e della storia dei popoli».
Si legge ancora nel comunicato: «In questo microcosmo della nostra diversità spirituale popoli diversi frequentano gli stessi luoghi, spesso con denominazioni diverse.Il riconoscimento, l'uso e il rispetto di queste denominazioni sono essenziali. La Moschea Al Aqsa/ Al-Haram-al-Sharif, sacro santuario dei musulmani, è anche lo Har HaBayit - o Monte del Tempio - il cui Muro Occidentale è il luogo più sacro del giudaismo a pochi passi dal Santo Sepolcro e del Monte degli Ulivi venerati dai cristiani. L'eccezionale valore universale della città, che le è valsa l'iscrizione nel patrimonio Unesco, sta proprio in questa sintesi che rappresenta un appello al dialogo, non allo scontro».
Infine la direttrice dell'Unesco ricorda che «La nostra responsabilità collettiva come Unesco consiste nel rafforzare questa coesistenza culturale e religiosa, con la forza degli atti e delle parole. Un'esigenza più forte che mai per placare le divisioni che danneggiano lo spirito multiconfessionale di Gerusalemme. Responsabilità dell'Unesco è ricordare al mondo che formiamo una sola umanità e che la tolleranza è l'unica via per vivere in un mondo di diversità».





