Una Chiesa chiamata a essere segno credibile di unità in un mondo segnato da divisioni, violenze e paure; una comunità che rifiuta la logica della forza e sceglie la cura delle relazioni, dei più fragili, della vita sempre e comunque. È l’orizzonte tracciato dal cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana, nella prolusione che ha aperto a Roma il Consiglio permanente dei vescovi italiani, in corso fino al 28 gennaio.

Antisemitismo e memoria

Alla vigilia della Giornata della Memoria, Zuppi ha espresso la forte preoccupazione della Chiesa italiana per il riemergere dell’antisemitismo: «Ci preoccupa lo sviluppo di fenomeni di antisemitismo che non ha giustificazione per i pur drammatici problemi della inaccettabile violenza a Gaza e in Cisgiordania». Da qui la condanna senza ambiguità: «Alla vigilia della Giornata della Memoria, la Chiesa italiana condanna profondamente la recrudescenza di fatti ignobili, mentre ribadisce la propria vicinanza a tutte le comunità ebraiche del Paese e rinnova il proprio contributo per contrastare tali fenomeni».

Scuola ed educazione

Un passaggio significativo della prolusione è stato dedicato all’educazione. Zuppi ha salutato con favore la legge di bilancio: «La recente legge di bilancio 2026 riserva una giusta attenzione alle scuole paritarie», apprezzando «la scelta di incrementare i fondi ordinari e di introdurre un buono scuola in favore degli studenti che frequentano la scuola paritaria secondaria di primo o di secondo grado, limitatamente al biennio».

Le scuole cattoliche sono «veri presìdi educativi sul territorio», «spazi di formazione aperti a tutti» e «comunità educanti» in cui gli insegnanti «vivono il proprio lavoro come vocazione». Anche l’insegnamento della religione cattolica va inteso «come un laboratorio di confronto, di convivenza e integrazione, in cui le differenze possono dialogare e crescere insieme, alimentando una cultura della pace e della fraternità».

Riguardo ai giovani e al disagio giovanile, Zuppi ha richiamato dati allarmanti: «I minori segnalati per porto di armi improprie sono passati da 778 del 2019 a 1946 del 2024», anche se «il tasso dei minori in contatto con il sistema giudiziario è uno dei più bassi d’Europa». E sul dramma di La Spezia: «Questo dolore ci interpella come comunità civile ed educativa», ricordando il ruolo di «tanti preti, religiosi e laici che dedicano la loro vita per offrire ai giovani alternative di senso», citando padre Pino Puglisi «e tantissimi padri e madri della porta accanto».

Fine vita e cure palliative

Zuppi ha ribadito con forza la posizione della Cei sul fine vita: «Torniamo a esprimere forte preoccupazione rispetto al dibattito sul fine vita. La dignità umana non si misura sulla sua efficienza né sulla sua utilità. La vita ha un valore, sempre, nonostante la malattia, la fragilità, il limite».

«La risposta alla sofferenza non è offrire la morte, ma garantire forme di sostegno sociale, di assistenza sanitaria e sociosanitaria domiciliare continuativa, affinché il malato non si senta solo e le famiglie possano essere sostenute e accompagnate».

«Normative che legittimino il suicidio assistito e l’eutanasia rischiano di depotenziare l’impegno pubblico verso i più fragili e vulnerabili», ha avvertito, e per questo «è necessario garantire a tutti le cure palliative, senza distinzioni sociali e geografiche», perché «rappresentano un vero antidoto alle logiche che contemplano il suicidio assistito o l’eutanasia come opzioni percorribili».

Referendum sulla giustizia

Il cardinale ha affrontato anche il tema del prossimo referendum costituzionale sulla giustizia, che vedrà gli italiani chiamati alle urne il 22 e 23 marzo. «La separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici e l’assetto del Csm sono temi che, come pastori e come comunità ecclesiale, non ci devono lasciare indifferenti», ha affermato Zuppi.

«C’è un equilibrio tra poteri dello Stato che i padri costituenti ci hanno lasciato come preziosa eredità e che è dovere preservare», ha aggiunto, sottolineando che «autonomia e indipendenza sono connotati essenziali per l’esercizio di un processo giusto, e tali valori devono essere perseguiti, pur nelle diverse possibili realizzazioni storiche e pluralità di opinioni e orientamenti».

In vista del voto, Zuppi ha richiamato alla corresponsabilità di tutti: «In un clima generale di disimpegno, che affiora ogni volta che siamo convocati alle urne, sentiamo l’esigenza di ribadire l’importanza della partecipazione. Tutti noi parteciperemo, perché corresponsabili del bene comune del nostro Paese». L’invito agli italiani è chiaro: «Andare a votare, dopo essersi informati e aver ragionato sui temi e sulla posta in gioco per il presente e per il futuro della nostra società, senza lasciarsi irretire da logiche parziali».

Infine, Zuppi ha auspicato che «continui, anche dopo il referendum, l’attenzione sull’esercizio concreto della giurisdizione nel nostro Paese, snodo importante per la custodia del bene comune e il perseguimento della giustizia, che soffre di molte difficoltà». «Su questi temi, come su tutti gli altri che interessano la nostra convivenza, ci auguriamo che sia sempre vivo un dialogo responsabile e costruttivo tra le forze sociali e culturali e le diverse parti politiche, nella ricerca del massimo consenso possibile attorno a soluzioni di bene».

Un mondo nell’“età selvaggia”

Zuppi ha letto il presente alla luce dei dati del Censis: “Italia nell’età selvaggia, del ferro e del fuoco, in cui contano forza e aggressività, anziché legge e diritto": «Cogliamo spaesamento, malessere e paura, ma anche una volontà di ricerca e di futuro», che la Chiesa è chiamata a intercettare con una risposta «prossima».

Sinodo, Giubileo e unità

Guardando al Cammino sinodale, Zuppi ha indicato una svolta: «Dobbiamo dare spazio a ciò che nasce e non comprimere tutto nelle strutture che già esistono». Il documento finale «non è solo un punto d’arrivo, ma un punto di partenza». Il Giubileo appena vissuto è stato per Zuppi un segno forte: «La Chiesa è unita, pur essendo in molti popoli, segno di unità del genere umano». Una Chiesa chiamata a essere «casa di pace» e a non lasciarsi dividere «dal clima di questo mondo».

Una Chiesa mite, al servizio del Paese

«Esiste una diffusa Italia cattolica», ha concluso Zuppi, «che non si misura con gli indicatori mondani». Una rete di comunità che «evita lo smottamento del terreno umano e sociale». «La Chiesa ha una forza invincibile, ma mite», perché «la fede si declina come fraternità» e «solo la relazione dà senso, dignità e sicurezza all’individuo».

Sì all’indulto differito

«Una Porta è stata aperta anche nella casa circondariale di Rebibbia, simbolo delle tante soglie da attraversare, dando visibilità a quei dimenticati di cui la Chiesa vuole invece continuare a prendersi cura», ha ricordato Zuppi: «Per loro non smettiamo di chiedere dignità, opportunità, speranza e itinerari che la rendano reale, uniche vie per garantire alla collettività la sicurezza auspicata; anche perché, non garantendo dignità e redenzione, chi perde è lo Stato stesso. Per questo, guardiamo con interesse alla proposta di indulto differito maturata da un gruppo di lavoro in seno al Giubileo dei detenuti, così come a tutte le iniziative finalizzate al reinserimento sociale delle persone che escono dal carcere», ha affermato il presiedente della Cei: «Apriamo le porte dei nostri cuori e le porte delle nostre comunità!»