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Gli studi francesi e, in particolare, un recente rapporto governativo denunciano il fatto che un adolescente su due trascorre tra le due e le cinque ore al giorno sul proprio smartphone. È ormai evidente che la maggior parte dei Paesi nel mondo che stanno affrontando l’emergenza del nefasto rapporto tra adolescenti e social si trova a dover fare i conti con questa problematica. Anche in Europa (il governo britannico ci sta lavorando) si fa strada l’idea di una legge che dovrebbe vietare l’uso dei dispositivi a scuola e l’accesso ai social network ai minori.
Intanto l’Australia ha fatto, tra mille polemiche, da apripista con il divieto per legge ai minori di 16 anni. Il tema sembra stare particolarmente a cuore al presidente francese Emmanuel Macron che, in un video trasmesso da BFMTV (la rete di informazione più seguita nel Paese), ha dichiarato di aver chiesto al suo Governo di avviare una procedura accelerata affinché la legge possa procedere il più rapidamente possibile.
«È un messaggio molto chiaro: il cervello dei nostri bambini e dei nostri adolescenti non è in vendita», ha insistito il presidente. «Le loro emozioni non sono in vendita, né per le piattaforme americane né per gli algoritmi cinesi».
La Camera bassa del Parlamento francese ha quindi approvato il 27 gennaio un disegno di legge che vieta l’accesso ai social media ai minori di 15 anni. Si tratta di un provvedimento sostenuto dal governo e approvato dall’Assemblea nazionale con 130 voti a favore e 21 contrari. Si attende ora l’esame del testo e il voto del Senato: se verrà adottato definitivamente, la Francia sarà il primo Paese europeo a imporre un simile limite di età per l’accesso ai social.
In Italia, per ora, la senatrice di Fratelli d’Italia Lavinia Mennuni è la prima firmataria di una proposta di legge bipartisan (“Disposizioni per la tutela dei minori nella dimensione digitale”) che prevede l’introduzione di una maggiore età digitale e di una verifica dell’età efficace. Si muovono anche numerosi esperti e movimenti che, dati alla mano, denunciano la pericolosità della dipendenza dai social per la salute mentale dei giovanissimi. In primis, il pedagogista Daniele Novara e lo psicoterapeuta e scrittore dell’età evolutiva Alberto Pellai chiedono da tempo al governo un giro di vite che metta “fuorilegge” lo smartphone prima dei 14 anni e vieti l’uso dei social agli under 16.
Quest’ultimo sarà tra gli ospiti, in occasione del Safer Internet Day, dell’incontro A.I. nostri figli, organizzato il prossimo 12 febbraio (9.30-13.30) dal Gruppo editoriale San Paolo e dalle sue realtà – Famiglia Cristiana e CISF – con Fondazione Carolina e Ucsi Lombardia (in streaming su www.famigliacristiana.it).





