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Da mons. Kombo a Martini, se ne discute da tempo

24/09/2013  Sull'ipotesi di creare donne cardinali il dibattito nella Chiesa è aperto. Nel '94 a lanciare la proposta fu il vescovo del Congo Ernest Kombo, gesuita come papa Francesco, e nel '97 il cardinale Martini.

La proposta di creare cardinali donne non è un dibattito nuovo all’interno della Chiesa. Se ne parlò nel Sinodo dei vescovi nel 1987 ma la proposta non fu poi recepita nei documenti conclusivi.

Nel 1994 ad avanzare esplicitamente l’idea fu monsignor Ernest Kombo, vescovo del Congo, gesuita come papa Francesco: «Chiedo che le donne possano accedere ai posti più alti delle gerarchie della Chiesa, che possano essere nominate cardinali», disse. «Possa Dio fare delle consacrate una luce incandescente che illumini il mondo. Possa ispirare l' atteggiamento profetico che consisterebbe nel fare delle donne una parte importante tra i consacrati, sia numericamente che qualitativamente, nominandole a posti di responsabilità e cioè ai più alti della gerarchia, come cardinali-laici, se è possibile». La proposta non ebbe seguito neanche allora.

Nel 1997 in occasione di un altro Sinodo dove fu affrontato di nuovo il tema, il cardinale Carlo Maria Martini, allora arcivescovo di Milano, volle riproporre l'ipotesi di istituire nuovamente le diaconesse sottolineando che il no di Giovanni Paolo II riguardava solo il sacerdozio. Questo perché, almeno in teoria anche se negli ultimi secoli non è mai accaduto, anche i laici possono accedere al cardinalato, semplicemente ricevendo dopo la "creazione" l’ordinazione diaconale. In pratica, non devono essere obbligatoriamente sacerdoti o vescovi.

La creazione di una donna cardinale, inoltre, non è incompatibile, teoricamente, con il no al sacerdozio femminile che Giovanni Paolo II ha proclamato come norma definitiva “approvando” un documento del 1995 a firma dell’allora Prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede Joseph Ratzinger e al quale Bergoglio, sul volo di ritorno da Rio de Janeiro, ha già detto che si atterrà senza cambiamenti: «Sull’ordinazione delle donne, la Chiesa ha parlato e dice: “No”. L’ha detto Giovanni Paolo II, ma con una formulazione definitiva. Quella porta è chiusa», ha spiegato.

Il Pontefice è tornato sul tema nell’intervista a  La Civiltà Cattolica affermando che «Il genio femminile è necessario nei luoghi in cui si prendono le decisioni importanti. La sfida oggi è proprio questa: riflettere sul posto specifico della donna anche proprio lì dove si esercita l’autorità nei vari ambiti della Chiesa» e riflettendo sulla figura di Maria che è «più importante dei Vescovi».

La Chiesa anglicana di Inghilterra e di Scozia infine, ha già pastori donne e c'è un acceso dibattito interno sulle donne vescovi.

 
 
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