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lunedì 26 giugno 2017
 
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Dalla notizia alla Notizia: comunicare nel tempo delle bufale e dei social

28/05/2017  Che ne è, oggi, dell’informazione? Vinceranno le “False notizie”? Risponde Pier Cesare Rivoltella, direttore del Centro di ricerca per l’educazione ai media, all’informazione e alla tecnologia dell’Università Cattolica di Milano

“Non temere, perché io sono con te” (Is 43,5). Comunicare speranza e fiducia nel nostro tempo. È questo il titolo del Messaggio per 51a Giornata delle comunicazioni sociali (28 maggio) di Papa Francesco, uomo che con la sua pastorale è riuscito a comunicare al contempo la serietà e l’audacia della speranza anche di fronte a tragedie e muri.

 

Dal Messaggio arrivano indicazioni concrete per affrontare fake news e bufale, il dibattito sulla post-verità, la maggior notiziabilità delle cattive notizie sulle buone, la prevalenza delle emozioni piuttosto che i fatti. Ne parliamo con Pier Cesare Rivoltella, direttore del Centro di ricerca per l’educazione ai media, all’informazione e alla tecnologia (Cremit) dell’Università Cattolica di Milano, che per l’Ufficio per le comunicazioni sociali della Cei ha curato un libro di commento al Messaggio del Papa.

La copertina del libro.
La copertina del libro.

-  Professore, per l’Oxford Dictionary “post-verità” è la parola dell’anno 2016 e il rapporto dell’associazione Carta di Roma la indica come chiave con cui i media parlano di immigrazione. Cosa vuol dire?

«È la tendenza a far prevalere gli appelli emotivi e le proprie idee sulla realtà dei fatti. La comunicazione nei social network è segnata dal conformismo piuttosto che dal libero pensiero: si basa sulle emozioni e su quanto si pensa vada detto per confermare le convinzioni diffuse soprattutto nel mondo dei social. Se percepisco che per essere letto o ricevere “mi piace” devo dire ciò che la gente si aspetta, e lo faccio, finisco per incoraggiare l’adeguamento a un pensiero uniforme. In settimana ne abbiamo avuto un esempio estremo a Pioltello, comune alle porte di Milano, quando una trasmissione televisiva e alcuni account di social network hanno diffuso la notizia priva di fondamento di festeggiamenti per la strage di Manchester nel bar Marrakech: nulla di vero, ma la saracinesca del locale è stata incendiata».

 

-  Cosa ha da dire il Messaggio del Papa di fronte a ciò?

«Senza demonizzare i mezzi o la comunicazione, ripone al centro della riflessione la coscienza del credente e del comunicatore. Chiede: l’obiettivo dev’essere il sensazionalismo, la sollecitazione della sfera emotiva, o il confronto serio con il dato, la testimonianza della verità? Qui oggi si gioca il coraggio della verità ma anche della speranza».

 

-  Non è un tema nuovo, quali sono le novità introdotte dai nuovi media?

«Nel 1980 Masterman diceva che gli schermi non sono finestre aperte sul mondo, ma specchi sporchi: alludeva al fatto che i media modellano e modificano la realtà. Al tempo del Web 2.0 la comunicazione si demedia, ovvero non occorre più passare attraverso gli apparati ufficiali – le televisioni, le radio, i giornali – per pubblicare una “notizia”, basta un canale YouTube o un account Twitter. Il fatto si può valutare in due modi. Dal punto di vista della libertà di espressione, è una grande conquista. D’altra parte, però, che tutti possano pubblicare, indistintamente e senza filtri, significa che fa informazione anche chi non ha competenze professionali per farlo, rendendo ciascuno di noi un giornalista: basta trovarsi sul teatro degli eventi con uno smartphone in mano. Ma questo non significa che chiunque disponga delle competenze e degli “occhiali deontologici” del professionista dell’informazione».

 

-  Ma allora la realtà è mediata dai media oppure no?

«Assolutamente sì, ma cambia radicalmente il modo. Prima era mediata dai grandi racconti televisivi e giornalistici, in cui noi ne eravamo solo i destinatari. Oggi la realtà continua a essere mediata dai media, intesi come dispositivi personali di cui ciascuno di noi dispone, producendo microcommenti e micronotizie. Le bufale, come quella di Pioltello, spesso nascono così. Ma anche la possibilità di influire sui media mainstream da parte di piccoli gruppi di opinione. Chi vaglia queste informazioni? Come si può verificare l’attendibilità delle fonti in uno scenario in cui ve ne sono un’infinità, tante quante sono le persone che pubblicano nel Web?»

 

-  Eppure il Messaggio del Papa è una ventata di speranza. Perché?

«Perché ribadisce il valore, che è necessità e potenzialità, dell’educazione. Educare il cittadino, minore o adulto che sia, a un corretto rapporto con l’informazione significa almeno due cose. Anzitutto sviluppare il suo senso critico, attrezzarlo perché non si accontenti di quello che gli viene presentato come vero. In secondo luogo, sviluppare la sua responsabilità. Non essendo più solo destinatario della comunicazione, ma producendo lui stesso informazioni da pubblicare nel Web, il consumatore diviene consum-attore (prosumer) e ha la necessità di sviluppare le stesse consapevolezze deontologiche che fino a poco tempo fa competevano solo al giornalista di professione».

 

-  E i professionisti dell’informazione?

«Una prima indicazione è sulla notiziabilità, il valore di una notizia ai fini della sua pubblicazione. Inevitabilmente pare che le notizie cattive siano più notiziabili di quelle buone: come si dice, il bene non fa notizia. Qui il Papa chiede di costruire una diversa cultura, attenta al bene, perché se la copertura riguarda solo cattive notizie alla fine quel che si otterrà sarà una sovra rappresentazione del rischio, del male, del pericolo, con il risultato di modificare le credenze e i comportamenti delle persone. Una seconda indicazione di Francesco è adottare un punto di vista più largo, non leggendo gli eventi in una prospettiva dell’immediato. Vi sono semi di bene e di speranza che si possono cogliere anche nel dramma più disperato. Il richiamo in questo caso è a come spesso la cronaca finisca per alimentare polemiche, favorire lo scambio di accuse, divenire strumentale ad altri fini che non siano quelli della solidarietà con le vittime e della partecipazione civile. Se il punto di vista è un altro, cambia completamente l’approccio alla notizia e si disinnescano queste derive. Proprio quest’ultima indicazione conduce al terzo spunto, che è il cuore del Messaggio. Costruire una corretta cultura dell’informazione significa educare alla speranza e alla fiducia: speranza in un futuro migliore, fiducia nell’uomo e in Dio. Dalla notizia alla Notizia: come a dire che leggendo le cose da un altro punto di vista la storia assume altri contorni.

Il libro

Comunicare speranza e fiducia nel nostro tempo. Messaggio del Santo Padre per la 51ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali” (La Scuola, 2017)

Realizzato dall’Ufficio per le comunicazioni sociali della Cei, raccoglie il contributo del curatore Pier Cesare Rivoltella, accanto a quello di Adriano Fabris, Francesco Occhetta, Salvatore Natoli e Giuseppe Lupo. Contiene dieci schede con attività per educatori e genitori per l’uso pastorale del Messaggio, realizzate da don Marco Rondonotti e Alessandra Carenzio.

 

Il sito

Educazionedigitale.net

È un contenitore d’iniziative divise per fasce d’età per bambini e adolescenti nel campo dell'educazione digitale. I promotori del portale sono il Cremit, l'Editrice La Scuola, l'Ufficio per le Comunicazioni Sociali della Cei, Weca (Associazione Webmaster Cattolici Italiani).

 

I webinar

Comunicare speranze e fiducia

A partire dal Messaggio di Papa Francesco, cinque dialoghi per una comunicazione più autentica sono disponibili su www.weca.it.

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