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domenica 16 dicembre 2018
 
 

Dergin Tokmak, l'angelo con le stampelle

11/03/2014  La sua esibizione al Festival di Sanremo ha commosso tutti. In esclusiva per Famiglia Cristiana, l'artista tedesco racconta la sua storia. Ecco alcuni stralci dell'intervista pubblicata sul numero in edicola.

«I miei genitori hanno fatto di tutto per farmi correre come gli altri bambini. A un certo punto, mi sono stancato di aspettare». E da allora Dergin Tokmak non si è più fermato. Chi l’ha visto volteggiare sulle sue stampelle sul palco del Teatro Ariston a Sanremo è rimasto a bocca aperta. Ma lo stupore è aumentato ancor di più quando si è saputo che quelle incredibili evoluzioni erano opera di un uomo che da quando aveva un anno, a causa della poliomielite, ha perso il controllo della gamba sinistra e di parte della destra. Luciana Littizzetto ha avuto l’idea di portarlo al Festival di Sanremo dopo averlo ammirato a uno spettacolo del Cirque du soleil, il celebre circo senza animali di cui fa parte. «Ho parlato con lei per mezz’ora, anche se abbiamo avuto bisogno di un traduttore», ci dice Dergin dalla sua casa in Germania. 

Al nostro Paese, aggiunge, è legato il ricordo «del più bel giorno della mia vita. Nel 2007, con altri sette ballerini e acrobati di strada, ognuno proveniente da un Paese diverso, a bordo di un bus siamo partiti dalla Germania e ci siamo diretti verso il Mediterraneo. Abbiamo fatto tappa pure in Italia e ci siamo esibiti in uno dei 54 luoghi più belli che abbia mai visto: piazza Navona, a Roma». Il viaggio è diventato un documenta- rio per la Tv, The rising sun: il trailer si può vedere su YouTube e mostra Dergin volteggiare di fronte a una folla di romani estasiati, rincorrere un’auto con la sua sedia a rotelle e innalzarsi sorridente con le sue stampelle, sullo sfondo della Torre di Pisa. «È una cosa a cui penso spesso», aggiunge. «Se non ci fosse stata la malattia, forse non sarei mai diventato un artista e non avrei mai vissuto queste esperienze bellissime». Dergin è nato il giorno di Santo Stefano del 1973 ad Augsburg, in Baviera, in una famiglia di origine turca. Fin da piccolissimo, non si è mai rassegnato all’idea di passare la sua vita su una sedia a rotelle e si è impegnato duramente per realizzare il suo sogno. «A tre anni ho imparato a camminare mantenendomi in equilibrio sulle mani».

E però le sue giornate sono scandite dai lunghi soggiorni negli ospedali: i medici le provano tutte per migliorare la mobilità delle sue gambe, senza ottenere risultati. Ma quando torna a casa, passa ore e ore a osservare in cortile le evoluzioni di un cugino che ha una passione per la break dance, la danza acrobatica che si pratica in strada. In breve inizia a ballare con lui, senza stampelle, ma solo sfruttando al massimo la forza delle braccia, della testa e della schiena. Finché, a 12 anni, resta folgorato dalla visione di un film america- no, Breakin, che racconta la storia di una ballerina che, non potendo usare le gambe, si aiuta con le stampelle. «Ho pensato: se lo fa lei, posso farlo pure io. Così ho iniziato a vedere e rivedere quel film, cercando l’ispirazione per trovare un mio stile di ballo». E così arriva presto il momento di esibirsi in pubblico. Ad Augsburg c’è un centro giovanile dove gli appassionati di break dance si riuniscono e si sfidano a suon di musica. «Dopo aver “truccato” le mie stampelle, ho deciso di partecipare a una di queste gare e ho avuto subito molto successo. D’improvviso, per gli altri non ero più un handicappato che suscitava pietà, ma un ballerino da ammirare».

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