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martedì 11 dicembre 2018
 
Global Compact
 

Quel dietrofront del governo sul Patto mondiale per i migranti dell'Onu

29/11/2018  Il premier Conte, dopo l'altolà di Salvini, è costretto a tornare sui suoi passi ritrattando l'appoggio dell'Italia al Global Compact delle Nazioni Unite, che vuole creare un'intesa multilaterale per governare le migrazioni. "Lo deciderà il Parlamento", ha detto. Intanto il nostro Paese non andrà alla conferenza di Marrakech

 

“Global Compact” sì. Anzi, no. Anzi, ni. Il governo italiano ha fatto un clamoroso dietrofront sul sostegno, già dichiarato solo due mesi fa, al “patto” internazionale voluto dall’Onu per fronteggiare la questione migratoria  a livello globale, per contrastare  il traffico di esseri umani  e la xenofobia, noto anche come “Global Compact for Migration”.

A spiazzare tutti, a partire dal M5S, convintamente favorevole a firmare il trattato, è stato il vicepremier Matteo Salvini che ha dichiarato il netto dissenso della Lega: il governo italiano, ha affermato il vicepremier,  non firmerà alcunchè e non andrà a Marrakech i prossimi 11 e 12 dicembre per la Conferenza intergovernativa che dovrebbe sancire l’intesa Onu, sebbene in modo non ancora vincolante. “Deve essere l’Aula a discuterne. Il governo italiano farà scegliere il Parlamento", ha detto il ministro dell’Interno.

   Il presidente del Consiglio Conte ha dovuto, così, rettificare la posizione italiana in una nota in cui si dice che il Global Compact "è un documento che pone temi e questioni diffusamente sentiti anche dai cittadini: riteniamo opportuno, pertanto, parlamentarizzare il dibattito e rimettere le scelte definitive all'esito di tale discussione, come pure è stato deciso dalla Svizzera".

   A Marrakech, quindi - aggiunge Conte - il Governo non parteciperà, riservandosi di aderire o meno al documento solo quando il Parlamento si sarà pronunciato". Imbarazzato, ennesimo  dietrofront rispetto alla posizione assunta il 26 settembre scorso davanti l’assemblea generale dell’Onu, in cui il premier il premier  aveva dichiarato “il sostegno dell’Italia al “Patto” lanciato dalle Nazioni Unite”.  Non si sono fatte attendere le durissime reazioni del Centrosinistra:  È un cambio di posizione sostanziale che fa ulteriormente perdere credibilità all'Italia, dopo la brutta figura sulla manovra", ha dichiarato il capogruppo Dem, Graziano Del Rio. Rincara la dose Laura Boldrini (Leu), già portavoce per l’Italia dell’Unhcr: "Il Global Compact, il cui esito non è vincolante, vuole solo essere un forum per trovare le soluzione e l'Italia si lamenta sempre di essere lasciata sola e quando c'è l'occasione non va all'incontro, smentendo clamorosamente il presidente del Consiglio: è gravissimo".

 

Il Global Migration Compact è  il progetto adottato al Palazzo di Vetro che il 19 settembre 2016  ha definito un testo  intitolato  “Dichiarazione di New York su migranti e rifugiati”. Il testo contiene  alcuni principi e impegni per affrontare al meglio le crisi migratorie. I 193 membri dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite lo hanno sottoscritto all’unanimità, come primo passo per arrivare alla firma definitiva del Global Compact. Tra i principi affermati nel patto sta la solidarietà nei confronti  dei rifugiati e dei profughi, riaffermando l’aiuto ai Paesi che siano interessati ai movimenti migratori di massa.

 Rispetto  all’iniziale impegno del 2016 a fare per primo dietrofront è stato il presidente Usa Donald Trump; a seguire il “gruppo di Visegrad”, Repubblica Ceca, Ungheria, Slovacchia e Polonia, quindi ancora Austria, Bulgaria, Croazia,  Israele e Australia. La Svizzera ha annunciato che non andrà a Marrakech, lasciando la decisione sull’adesione al parlamento. Proprio come pare aver  deciso in queste ore anche l’Italia.

 Eppure  è sotto gli occhi di tutti che quello di raggiungere uno strumento di cooperazione multilaterale, capace di gestire le migrazioni, soprattutto quelle forzate, e governare la mobilità umana, è un obiettivo assolutamente indispensabile. E non ancora raggiunto a causa, in primis, di spinte contrarie  che puntano al controllo delle frontiere, al contrasto dei flussi irregolari da parte dei governi nazionali. Che le migrazioni siano un fenomeno planetario, epocale, lo dicono i numeri: secondo le Nazioni Unite  dei sette miliardi e 600 milioni  di persone che sono la popolazione mondiale a fine 2017, oltre uno su trenta è un migrante, cioè 258 milioni di individui; e secondo una stima dell’Onu nel 2050, quando gli abitanti della terra saranno  9,8 miliardi, i migranti saranno 469 milioni. I cosiddetti “migranti forzati” che abbandonano cioè i propri Paesi non per motivi economici, sono saliti  nel 2017 a 68 milioni, il doppio  preciso rispetto a soli 20 anni fa. Come ricorda il dossier statistico immigrazione 2018 redatto dal Centro Studi e Ricerche Idos, contrariamente,  a quanto comunemente si pensi,  l’accoglienza dei rifugiati  grava in misura massiccia (85% dei casi) sui Paesi in via di sviluppo : per il quarto anno consecutivo, a causa della guerra nella confinante Siria e degli accordi con la Ue, è la Turchia ad ospitarne il numero maggiore (3,5 milioni, a cui si aggiungono 300 mila richiedenti asilo), seguita dal Pakistan con 1,4 milioni, dall’Uganda 1.350 mila, dal Libano con un milione di rifugiati, quasi tutti siriani, e dall’Iran 980 mila (quasi tutti afghani). Se si considera l’incidenza  dei rifugiati  sulla popolazione residente, il primato spetta al Libano (dove il rapporto è di uno a sei abitanti).     

     In questo contesto, la Chiesa cattolica da tempo sta dando il suo apporto di idee, progetti ed esperienze di accoglienza. E ha salutato positivamente fin dal suo nascere l’iniziativa del Global Compact, portando un contributo  proprio con i cosiddetti “Venti punti d’azione pastorale”, approvati da Papa Francesco,   che sintetizzano le “buone pratiche” adottate dal Vaticano nei confronti dell’accoglienza di migranti e rifugiati.  

 "Dobbiamo portare questo tesoro della Chiesa - ha affermato padre  Michael Czernpadre Czerny, sottosegretario della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero vaticano per lo Sviluppo umano integrale - dentro il consesso delle consultazioni. Così siamo molto contenti di vedere che il Patto sulle migrazioni non soltanto riflette punti importanti del nostro documento ma anche l'approccio, lo stile. Questi venti punti sono principi e valori che tutti gli uomini di buona volontà possono accordare ai migranti. Nel nostro desiderio di promuovere il dialogo e la cultura dell'incontro, esortiamo a non lasciare che la paura, che ha le sue ragioni, decida. Questo è il problema. Siamo contenti della esperienza intergovernativa, dell'approccio multilaterale. È una chiave indispensabile per arrivare a soluzione dei problemi".

 

 

 

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