logo san paolo
giovedì 22 febbraio 2018
 
Torino
 

Troppi equivoci, sospeso il ritiro spirituale per gay

06/02/2018  La decisione dell'arcivescovo monsignor Cesare Nosiglia dopo l'eccessivo clamore generato dall'opportunità di riflessione e preghiera offerta alle persone omosessuali

«I tempi non sono maturi». Doveva essere un'occasione di dialogo e preghiera, ma ha scatenato un putiferio. «Piuttosto che creare disagio, meglio fermarsi, finché non ci saranno le condizioni». C'è un sottofondo di amarezza nelle parole di don Gianluca Carrega, sacerdote torinese, da sei anni responsabile (proprio su incarico della Diocesi) dell'accompagnamento delle persone omosessuali. Per la quaresima aveva organizzato un ritiro spirituale dedicato ai gay. Tema: la fedeltà. Ma la notizia ha fatto esplodere una marea di polemiche, dentro e fuori la Chiesa. Così, poche ore fa, è arrivato un comunicato dell'arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia. «Ritengo, insieme con don Gianluca Carrega di cui apprezzo l’operato, che sia opportuno sospendere l’iniziativa del ritiro, al fine di effettuare un adeguato discernimento» si legge nel testo. «Una decisione tutto sommato condivisa», commenta, dal canto suo, il sacerdote.

Così i rapporti tra Chiesa e mondo omosessuale ritornano al centro di uno scontro che non sembra trovare conciliazione. Nel comunicato, l'arcivescovo di Torino ribadisce una posizione ben chiara, al di là di fraintendimenti e forzature. «Ogni persona, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto», scrive monsignor Nosiglia, citando l'enciclica Amoris Laetitia di papa Francesco. «Bisogna evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione e particolarmente ogni forma di aggressione e violenza». Le persone omosessuali vanno accompagnate in un cammino che le aiuti a «comprendere e realizzare pienamente la volontà di Dio nella loro vita». Ecco il senso del percorso proposto dalla Diocesi. Un percorso che, evidenzia l'arcivescovo «non intende in alcun modo legittimare le unioni civili o addirittura il matrimonio omosessuale. La “Amoris Laetitia” precisa chiaramente che “non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie neppure remote tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia”».

All'interno della Chiesa torinese una figura di riferimento per le persone omosessuali esiste dal 2005 ed è un caso raro in Italia. Da sei anni questo incarico è affidato a don Carrega, docente di Sacra Scrittura presso la Facoltà Teologica del capoluogo piemontese. «E' un lavoro di frontiera» racconta il sacerdote. «Ci sono battute d'arresto, come questa, ma nonostante tutto siamo sereni e cerchiamo di non disperdere il lavoro svolto finora». S'impone però una considerazione: «Quello dell'omosessualità è un tema che fa esplodere reazioni sproporzionate, figlie di un'emotività instabile. Evidentemente va a toccare ferite aperte. Pare impossibile anche solo parlarne. Mi colpisce la totale mancanza di ascolto».

Tra l'altro, don Carrega chiede da tempo che la vita delle persone omosessuali diventi oggetto di una seria riflessione all'interno della Chiesa. Anche per quanto riguarda i sacramenti. «Paradossalmente, se una persona confessa di aver avuto rapporti di promiscuità occasionali, con persone diverse, può essere assolta. Chi invece ha scelto una convivenza stabile si trova in una condizione peggiore. Mi pare un controsenso. Se vogliamo educare a un'etica della responsabilità, poi dobbiamo comportarci di conseguenza. Anche per questo mi sembrava importante parlare di fedeltà».

Tag:
I vostri commenti
86
scrivi

Stai visualizzando  dei 86 commenti

    Vedi altri 20 commenti
    Policy sulla pubblicazione dei commenti
    I commenti del sito di Famiglia Cristiana sono premoderati. E non saranno pubblicati qualora:

    • - contengano contenuti ingiuriosi, calunniosi, pornografici verso le persone di cui si parla
    • - siano discriminatori o incitino alla violenza in termini razziali, di genere, di religione, di disabilità
    • - contengano offese all’autore di un articolo o alla testata in generale
    • - la firma sia palesemente una appropriazione di identità altrui (personaggi famosi o di Chiesa)
    • - quando sia offensivo o irrispettoso di un altro lettore o di un suo commento

    Ogni commento lascia la responsabilità individuale in capo a chi lo ha esteso. L’editore si riserva il diritto di cancellare i messaggi che, anche in seguito a una prima pubblicazione, appaiano  - a suo insindacabile giudizio - inaccettabili per la linea editoriale del sito o lesivi della dignità delle persone.
     
     
    Pubblicità
    Edicola San Paolo