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lunedì 18 giugno 2018
 
Anniversario
 

Don Benzi, quella "tonaca lisa" al fianco dei poveri

02/11/2016  Nove anni fa moriva il fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII. Si fece compagna di strada di tossicodipendenti, emarginati, donne sfruttate. Prosegue la causa di beatificazione che dovrebbe concludersi l'anno prossimo, nel 2017.

Sono passati nove anni dalla morte di don Oreste Benzi, il prete dalla tonaca lisa amico dei poveri e delle schiave “vittime della tratta”, fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII di Rimini, presente con le sue case famiglia in 38 Paesi sparsi nel mondo. Don Oreste ci ha lasciato nella notte tra l’1 e il 2 novembre del 2007, all’età di 82 anni, e da allora i membri della Papa Giovanni continuano a vivere lo spirito della condivisione, che è il cuore del suo carisma, sotto la guida di Giovanni Ramonda. “Don Oreste va meditato, ma non in modo nostalgico” ha sottolineato in occasione di questo anniversario, “dobbiamo meditare il cuore di don Oreste e dire il nostro sì davanti a tutti i nuovi fronti di condivisione con i poveri e gli emarginati. Abbiamo un campo di azione stupendo che ci attende. I giovani vanno dove vedono la credibilità”.

Oggi don Oreste verrà ricordato nella sua città, Rimini, e in molte altre città dell’Italia e del mondo, dove sono vive le realtà da lui fondate, case famiglia e centri di accoglienza, che continuano quotidianamente a impegnarsi per quella società del gratuito che il don riteneva possibile. Lui stesso, profeticamente, aveva lasciato il suo testamento sulla pagina di Pane quotidiano in uscita proprio il giorno della sua morte. “Nel momento in cui chiuderò gli occhi a questa terra”, scriveva, “la gente che sarà vicino dirà: è morto. In realtà è una bugia. Sono morto per chi mi vede, per chi sta lì. Le mie mani saranno fredde, il mio occhio non potrà più vedere, ma in realtà la morte non esiste perché appena chiudo gli occhi a questa terra mi apro all’infinito di Dio”.

Sono previste celebrazioni eucaristiche, spesso presiedute dai vescovi del luogo, ma anche opportunità concrete di ripercorrere i suoi passi incontrando quei poveri che lui era solito avvicinare in luoghi insoliti. Vicino ai cimiteri, lungo i binari delle stazioni, affrontando anche i pericoli della notte. Sono migliaia le donne che don Oreste ha salvato dalla strada, avvicinandole con semplicità e offrendo una parola buona e una catenina del Rosario. Oggi molte di loro vivono nelle sue case famiglie, come tanti bambini e adulti disabili anche psichici, gli “scarti” della società che lui era solito affidare ai novelli sposi come un grande dono. Prosegue nel frattempo la causa di beatificazione del sacerdote riminese. A distanza di due anni dall'avvio, il giudice del processo, don Giuseppe Tognacci, fa sapere che “sono stati ascoltati settanta testimoni fra i cento citati dalla postulazione e altri due tra quelli citati d'ufficio” e preannuncia che, continuando con questo ritmo, la fase diocesana del processo si potrebbe chiudere entro il prossimo anno, che “grazie a Dio va a coincidere con il decimo anniversario della morte”.

 
 
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