Per capire tutta la portata del trionfo dell’Isis sull’Occidente il massmediologo dell’Università Cattolica Marco Lombardi ci porge le lenti della comunicazione come si fa con un paio di occhiali tridimensionali: a quel punto il film delle stragi di Parigi è ancora più netto, offre profondità nuove che prima non vedevamo. “L’obiettivo del terrorismo”, dice Lombardi, che è direttore del centro studi ItsTime sul terrorismo, “non è quello di fare uccisioni di massa, ma di creare terrore. Le uccisioni di massa sono solo funzionali a creare questo clima di angoscia e paura, a innestare una strategia della tensione. In questo senso l’attentato allo Stade de France ha avuto ancora più successo del massacro immane del Bataclan”.
Anche se non sono riusciti a penetrare all’interno dello stadio?
“Probabilmente non lo volevano nemmeno. Pensi a chi hanno mandato: il più giovane di tutti, un ventenne che si è fatto esplodere laddove non è opportuno per un terrorista farsi esplodere, all’ingresso dello stadio. Non hanno nemmeno adottato la tecnica del varco: di solito un kamikaze si fa esplodere e un secondo kamikaze, passando attraverso il varco provocato dall’esplosione del primo, raggiunge l’obiettivo e crea una strage. Qui non è stato fatto”.
E perché?
“Perché lo scopo era quello di terrorizzare il mondo del calcio. E qui possiamo ben vedere che la missione è stata compiuta. Tutti gli stadi sono stati contaminati. Il Belgio ha fermato il suo campionato, partite importantissime sono state cancellate, mezzo mondo si sta chiedendo se vale la pena andare allo stadio. Sulla mia pagina Facebook ho pubblicato il fotomontaggio della testa di al-Baghdadi utilizzata come palla da calcio in una partita. Un modo ironico per dire che secondo me l’Isis ha osato colpire uno dei feticci dell’Occidente, una hybris che il Califfato pagherà cara, perché il mondo del calcio è potentissimo e amatissimo dall’Europa”.
Al Bataclan però è stata adoperata una logica puramente militare, con un massacro di innocenti senza precedenti.
“Proviamo a fare anche in questo caso delle considerazioni al netto dell’orrore di quella barbarie inaccettabile e delle considerazioni morali. La lucidità ci serve per affrontare il male. Se si voleva creare un massacro, visto che si trattava oltretutto di kamikaze, bastavano tre granate. Invece hanno usato i kalashnikov, sparando tre colpi alla volta e non a raffica. Hanno fatto delle esecuzioni individuali, generando un orrore senza fine, come l’orrore del giustiziere. Inoltre in quelle due ore di esecuzioni dentro e nei dintorni del locale si sono generati una marea di twitter e di video agghiaccianti che hanno avuto un effetto virale, hanno allagato il mondo e non finiranno mai di galleggiare nella Rete. E’ stata lasciata così aperta una finestra temporale che finirà per generare angoscia, tensione incertezza per chissà quanti anni, perché quei tweet sono messaggeri dell’Isis e del loro terrore. Una sorta di fall out comunicativo”.
La viralità di quei tweet insomma è propaganda allo stato puro che avrebbe fatto la gioia di Goebbels.  
“Le granate avrebbero fatto più morti ma non avrebbero ottenuto lo stesso effetto. Tutti noi abbiamo il problema di chiudere il tempo. Al Bataclan il tempo dell’orrore ha lasciato le porte aperte con i tweet che girano all’infinito nella Rete come un virus immortale. Perché il mondo digitale non prevede la possibilità dell’oblio, quei tweet rimarranno per sempre tra noi, come avvoltoi di morte”.
Altro che cinguettii…
“Twitter vuol dire cinguettio, ma quelli del Daesh (o Isis o Is come lo vogliamo chiamare) sono urla di avvoltoio messaggero la morte, usano i tweet come proiettili di kalashnikov. IL resto lo fanno i video, le immagini delle tragedie, le run-news, ovvero le immagini che girano tutto il giorno nelle breaking news e nei vari telegiornali di tutto il mondo...”.
Ci usano…
“Ci stanno assolutamente manipolando.L’unica risposta che possiamo dare è diventare consapevoli dei rischi. Il rischio zero none esiste ma nel momento in cui diventiamo consapevoli dei rischi possiamo accettare e governare le situazioni, Il vero problema è che quando la paura diventa panico non abbiamo più la capacità di governare la situazione.  Contro questa gente non bastano le armi. Servono competenze che rimandano alle scienze umane. Si ricordi che la guerra spizzichi e bocconi come l’ha definita il Papa è quella che nel 2014 la Nato ha codificato come guerra ibrida. Una guerra delocalizzata, pervasiva e diffusa. Una guerra di cui non si dichiara mai la fine. E nella guerra ibrida la comunicazione diventa  un’arma estremamente importante. La risposta militare all’Isis non si fa solo con le armi ma anche con la comunicazione. Perché la sola risposta militare non elimina mai le cause, il focolaio del terrore”.