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sabato 18 agosto 2018
 
 

Enzo Bianchi: «Tenacia e coraggio: l'ecumenismo concreto del Papa»

05/02/2016  Il priore della comunità monastica di Bose fa il punto sul cammino ecumenico delle Chiese cristiane in vista dell'incontro tra il Santo Padre e il Patriarca di Mosca, il primo nella storia.

E' importante innanzitutto perché è storico. E' la prima volta che accade dopo secoli di incomprensioni, di lotte, di sangue. E' importante, poi,  perché avviene in obbedienza all'Evangelo di Cristo, in un contesto in cui Roma e Mosca sollecitano preghiere al Signore che ha supplicato i suoi discepoli di cercare, vivere, custodire l'unità, che solo in Dio trova compimento e sigillo.Ed è importante infine perché diventa modello da seguire: è frutto di un dialogo perseguito con santa testardaggine ed accettato con evangelica umiltà. 

Già Roncalli e Montini sognavano in cuor loro di poter arrivare a un abbraccio fraterno con il Patriarca di Mosca e di tutte le Russie. Con Giovanni XXIII e Paolo VI, però, i tempi non erano maturi. C'era la Guerra fredda. Il mondo era diviso in due. Un Muro attraversava l'Europa.  Montini abbracciò il Patriarca Atenagora: Roma e Costantinopoli tornarono a parlarsi. Ma Mosca rimaneva ancora fredda. E distante. Giovanni Paolo II andò a un passo dal grande evento: attorno al 2000 sembrava possibile un incontro in terreno neutro, nel monastero benedettino ungherese di Pannonhalma. Prevalsero i timori e le remore. Un Papa polacco non era particolarmente amato in Russia. E poi c'era l'irrisolto problema dei cattolici di rito bizantino, presenti in particolar modo in Ucraina, ovvero dei cristiani che dalla separazione conseguente allo scisma d’Oriente erano tornati a unirsi a Roma.

Enzo Bianchi, priore della comunità monastica di Bose. Foto Ansa.
Enzo Bianchi, priore della comunità monastica di Bose. Foto Ansa.

Con Joseph Ratzinger è come se si fosse trattenuto il respiro. Bergoglio ci ha messo del suo. Una convinzione testarda, in primo luogo. Non ha dato tregua a Kirill. Pochi mesi fa è tornato a bussare alla sua porta: ci vediamo quando vuoi, dove vuoi, come vuoi. Così sarà. L'incontro è  frutto dell'ecumenismo concreto di  Francesco che si nutre, sì, di profondità evangelica, ma che non usa l'affidamento allo Spirito come alibi per non muovere un passo , qui, sulla terra. 

Il fatto che l'incontro tra il Papa e il Patriarca avvenga ben prima dell'annunciato Concilio panortodosso non legittima l'ipotesi che Mosca voglia ipotecare la leadership  del cammino delle chiese d'Oriente.  Temi e modalità d'incontro sono stati concordati. All'abbraccio tra il Papa di Roma e il Patriarca di Costantinopoli si aggiungerà quello tra il Papa e il Patriarca di Mosca. Non può che far del bene all'intera cristianità. Un passo avanti. Per tutti.   


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