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martedì 15 ottobre 2019
 
migranti
 

Finalmente in salvo: finisce l'odissea della Ocean viking

15/09/2019  Sbarcati a Lampedusa, gli 82 naufraghi saranno redistribuiti tra Germania, Francia, Portogallo, Lussemburgo e Italia. Intanto le ong chiedono all'Europa un meccanismo automatico di ripartizione per non far morire i migranti in mare. Finora si stima che sia morta una persona su 20 tra chi è riuscito a fuggire dalla Libia.

Alla fine sono sbarcati. L’odissea della nave Ocean Viking si conclude come avrebbe dovuto: con l’accoglienza dei naufraghi, 82 persone tra donne, uomini e bambini. Anche questa volta (come già era successo per i passati soccorsi) l’Europa si è detta disponibile ad accoglierne una parte. Circa la metà andrà in Germania e in Francia,  altri in Lussemburgo e Portogallo, in 24 resteranno in Italia. «Siamo sollevati perché grazie alla solidarietà dimostrata dagli stati europei, queste persone non debbano più attendere a lungo nel limbo in mezzo al mare», ha dichiarato Gabriele Eminente, il direttore generale di Medici senza frontiere, la ong alla quale appartiene la nave, «ma è necessario un meccanismo di sbarco strutturato a livello europeo per le persone soccorse nel Mediterraneo Centrale».

Sono trascorsi sei giorni dopo il primo salvataggio in mare per trovare una soluzione. «L’assegnazione di un porto sicuro da parte del governo italiano entro sei giorni dal primo soccorso in mare è una chiara affermazione dei valori umanitari e rappresenta un passo positivo verso una risposta più umana al dramma che continua a consumarsi nel Mediterraneo centrale», hanno dichiarato dalla ong che porta avanti i soccorsi assieme a Sos Mediterranee.

L’ex ministro Matteo Salvini ha subito gridato all’invasione, mentre il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha sottolineato che lo sbarco è avvenuto grazie alla disponibilità dell’Europa alla redistribuzione. Ed è proprio in Europa che si sta discutendo, grazie anche all’indirizzo del presidente della Commissione David Sassoli, per creare un meccanismo automatico di redistribuzione dei naufraghi. In attesa della riforma del patto di Dublino, infatti, occorre mettere in piedi soluzioni rapide per la gestione dei salvataggi. «Per persone che sono fuggite da situazioni disperate nei loro paesi d’origine e hanno subito orribili abusi in Libia, la sicurezza non arriva mai troppo presto», ha dichiarato il dottor Luca Pigozzi, medico di Msf a bordo della Ocean Viking. «Perfino dei bambini ci hanno raccontato di aver subito ustioni con la plastica fusa sulla loro pelle, di essere stati picchiati con bastoni e morsi da cani. Storie terribili di violenze sessuali ai danni di uomini, donne e bambini, o di sfruttamento e detenzione arbitraria hanno lasciato molti di loro con profonde ferite psicologiche».

Per questo Msf e Sos Mediterranee, insieme a molte altre ong e a buona parte della società civile chiedono agli Stati europei, oltre che di istituire un «meccanismo di sbarco sostenibile e predeterminato che salvaguardi la salute e garantisca i diritti dei naufraghi», anche di «porre fine al supporto politico e materiale offerto al sistema dei ritorni forzati in Libia, dove i rifugiati e migranti finiscono nelle disumane condizioni della detenzione arbitraria. Le persone che fuggono dalla Libia semplicemente non possono esserci riportate».

Secondo le stime delle organizzazioni, nel 2019, una persona su venti fuggita dalla Libia è morta durante la traversata. E, nelle stesse ore in cui si cercava una soluzione per la Ocean Viking, altre centinania di persone sono arrivate in Italia con i cosiddetti sbarchi fantasma, sbarchi sui quali l'ex ministro dell'Interno non aveva fatto la stessa opposizione sbandierata contro le ong.

Msf, al termine dello sbarco, ha riassunto così la situazione degli ultimi sei giorni in mare:

«L’8 settembre, meno di 9 ore dopo essere entrata in acque internazionali, l’Ocean Viking ha effettuato il primo soccorso.  

Il secondo soccorso è stato un trasferimento fatto il 9 settembre, in condizioni di rapido peggioramento delle condizioni meteo, dopo che la situazione per le persone soccorse dalla Josefa, una barca a vela di 14 metri, erano diventate un’emergenza. 

Nonostante diversi tentativi di contattare il Centro di coordinamento dei soccorsi libico prima e dopo ognuno dei soccorsi, non abbiamo ricevuto istruzioni fino al 10 settembre, quando ci è stato proposto di sbarcare i sopravvissuti a Zawiyah, in Libia, in violazione del diritto internazionale. La Ocean Viking ha richiesto invano un’alternativa. 

L’11 settembre la Ocean Viking si è spostata verso nord per l’evacuazione medica a Malta di una donna incinta di nove mesi e di suo marito.  Dopo lo sbarco sono rimaste a bordo 82 persone: 75 uomini – di cui 20 sono minori non accompagnati (con meno di 18 anni senza genitori o altre persone al seguito), 6 donne di cui una incinta e un bambino di appena un anno.  

Dopo rinnovate richieste di un porto sicuro di sbarco ai centri di coordinamento dei soccorsi maltese e italiano, sabato 14 settembre, la Ocean Viking è stata informata via email dal Centro di Coordinamento della Guardia Costiera di Roma che era stato assegnata Lampedusa come porto sicuro di sbarco».

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