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giovedì 13 dicembre 2018
 
il nuovo premier
 

Paolo Gentiloni, il grande mediatore

11/12/2016  Il ministro degli Esteri del Governo Renzi è stato designato dal presidente Mattarella a guidare un nuovo Esecutivo. Nei due anni passati alla Farnesina ha saputo affrontare dossier delicati, dalla lotta al terrorismo dell'Isis all'emergenza migranti.

(Nella foto sopra: Gentiloni a Erbil, al campo presso la Chiesa caldea di San Elia con  l’arcivescovo di Mosul, Emile Nona ed il parroco padre Douglas Bazi. In copertina: Gentiloni appena designato premier in una foto Ansa). 

Dicono che il tratto garbato lo avesse già da studente. Forse ereditato da quell’Ottorino Gentiloni, capo dell’Unione elettorale cattolica italiana, cui si deve il “patto Gentiloni” del 1922 siglato con l’allora presidente del Consiglio Giovanni Giolitti e che consentì, superando il “non expedit” di Pio IX, l’ingresso dei cattolici nella vita politica del Paese. Una attitudine alla mediazione che mantenne pur negli anni della contestazione studentesca, in quelli della fuga da Roma per andare a dare manforte alle occupazioni studentesche a Milano targate Mario Capanna.

Formazione cattolica, laurea in Scienze politiche, alla Sapienza di Roma, giornalista professionista, dopo aver diretto la rivista ambientalista Nuova ecologia, tra i 45 fondatori del Pd nel 2007, Gentiloni è stato ministro delle Comunicazioni nel secondo Governo Prodi, e, in precedenza, presidente della Commissione bicamerale di vigilanza sulla Rai.

Da ministro degli Esteri ha dato prova di competenza ed equilibrio facendo della politica internazionale il punto forse più forte dell’azione politica del Governo Renzi.

Gentiloni, nei due anni passati alla Farnesina, ha dimostrato di saper maneggiare, mantenendo un basso profilo, ma puntando sempre all’obiettivo, dossier delicati: la lotta al terrorismo dell'Isis, la fase di transizione della Libia, l’emergenza migranti e il necessario sostegno dell’Europa, il rientro dei due marò italiani dall’India, il sostegno al Libano perché possa continuare a gestire i sempre più numerosi profughi siriani, il caso Regeni e i delicati rapporti con l’Egitto.

«Il sostegno alla cultura e alla società civile è il miglior antidoto al terrorismo», aveva dichiarato nella sua ultima visita in Libano. E, nel corso dell’ultimo appuntamento – appena una settimana fa – con monsignor Richard Gallagher, segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati, aveva ribadito la necessità di un impegno internazionale per proteggere le minoranze e i cristiani perseguitati nelle aree in guerra.

Ora gli toccherà, ancora una volta, sfoderare le sue capacità di mediazione – a partire dal suo stesso partito – per rimettere insieme una maggioranza attorno al suo Governo. La stessa maggioranza, ha già annunciato, che sosteneva il Governo precedente.

«Scelta obbligata», ha dichiarato, data la indisponibilità delle opposizioni a dare sostegno a un Governo di più ampio consenso.

«Sono consapevole dell'urgenza di dare all'Italia un Governo nella pienezza dei poteri per rassicurare i cittadini e affrontare con la massima determinazione le priorità internazionali, economiche e sociali a cominciare dalla ricostruzione delle zone colpite dal terremoto», è stata la sua prima dichiarazione. E ha aggiunto che il suo Governo si muoverà sulle indicazioni raccolte dalle consultazioni di Sergio Mattarella «per accompagnare, e se possibile facilitare, il lavoro delle forze parlamentari per definire con la necessaria sollecitudine le nuove regole elettorali».

 

 

 

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