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martedì 20 novembre 2018
 
Anno Santo
 

«Giubileo, tempo di conversione», viviamolo con Credere

22/10/2015  Monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione spiega il significato dell’evento (in calendario tra l'8 dicembre 2015 e il 20 novembre 2016) e le iniziative in cantiere. Tra cui quelle con la Società San Paolo. Il tutto nel segno della Misericordia.

Monsignor Rino Fisichella è nato a Codogno (Lodi) il 25 agosto 1951, dal 30 giugno 2010 presiede il Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione.
Monsignor Rino Fisichella è nato a Codogno (Lodi) il 25 agosto 1951, dal 30 giugno 2010 presiede il Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione.

È tutto pronto. Adesso è il tempo dei ritocchi. Né la crisi politica al Comune di Roma, con le dimissioni del sindaco, Ignazio Marino, preoccupa la Santa Sede. Monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la nuova evangelizzazione, a cui il Papa ha affidato l’organizzazione del Giubileo, è assolutamente sereno e assicura che nemmeno lo inquieta la campagna elettorale a Roma che si svolgerà in pieno Giubileo. L’8 dicembre si apre la Porta Santa della Basilica vaticana e il Giubileo della Misericordia.

L’Anno Santo comincerà nel cinquantesimo anniversario della chiusura del Concilio ecumenico Vaticano II e durerà fino alla festa di Cristo Re del prossimo anno, il 20 novembre 2016. Il rito di apertura della Porta Santa segue una tradizione antichissima, ma è possibile che qualcosa venga aggiornato. Secondo la descrizione fatta nel 1450 dal viterbese Giovanni Rucellai, fu papa Martino V nel 1423 ad aprire per la prima volta nella storia degli anni giubilari la Porta Santa nella basilica di San Giovanni in Laterano.

Dal 1500 fino al 1975 la Porta Santa delle quattro basiliche romane era chiusa all’esterno da un muro e non da una porta. Il Papa  ne abbatteva una parte e i muratori completavano poi l’opera di demolizione. Nella notte di Natale del 1974, al momento dell’apertura della Porta Santa, Paolo VI venne sfiorato da alcuni calcinacci e detriti del muro gli rimasero sulle spalle. Naturalmente ci fu chi interpretò l’accaduto come un infausto presagio sul pontificato di Montini.

Dal Duemila, Giubileo del Millennio di Karol Wojtyla, non si usa più il martello, perché non c’è più un muro da abbattere ma una porta da aprire. E anche questa è una simbologia potente. Giovanni Paolo II ha semplicemente aperto i battenti, come farà anche papa Francesco. Attraverso la Porta Santa passeranno i pellegrini, che si saranno registrati o via Internet o negli appositi uffici in via della Conciliazione. Per loro sarà predisposto un percorso speciale lungo via della Conciliazione e poi in piazza San Pietro. Per i turisti che vorranno visitare la Basilica ne sarà predisposto un altro.

- Monsignor Fisichella, è tutto pronto?

«Noi siamo pronti e anche Roma sarà pronta. La crisi politica al Comune e le dimissioni del Sinodo per noi non ha cambiato nulla. L’interlocutore principale è il Governo italiano e infatti, da mesi, sta lavorando bene una commissione bilaterale composta da Santa Sede e Italia. La preparazione è quasi completata anche dal punto di vista strutturale, anche se per noi la dimensione più importante è quella spirituale».

- Come procede quest’ultima?

«Molto bene. Abbiamo puntato molto sui sussidi preparati in collaborazione con la Società San Paolo. Si tratta di strumenti ben fatti che ho raccomandato a tutti i parroci e a tutte le associazioni e movimenti prima di intraprendere il pellegrinaggio verso Roma o prima di varcare la Porta Santa aperta in tutte le diocesi. Li abbiamo tradotti in dieci lingue e arriveranno in tutto il mondo».

- Cosa significa “misericordia” per il pellegrino?

«Accogliere gli altri, ascoltare le persone in ogni ambiente. Nel mio intervento al Sinodo ho spiegato che la misericordia si sperimenta in primo luogo in famiglia. La misericordia è uno stile, anzi prima ancora una visione profonda dell’uomo e del mondo. Non per nulla si parla di Vangelo della misericordia. Il Papa con la decisione di dedicare un anno alla centralità dell’accoglienza a partire dai segni, dai gesti, dall’impostazione delle celebrazioni e dagli orientamenti pastorali, intende richiamare tutta la Chiesa a una conversione pastorale. La misericordia non è un etichetta da appiccicare qui e là su alcune opere, su alcune azioni di volontariato. Sono importanti le opere e le azioni, nessuno lo nega. Ma la misericordia è una persona, è il volto di Cristo con il quale ci incontriamo tutti i giorni faccia a faccia nelle parole del Vangelo».

- È per questo che puntate anche sul riconoscimento dei pellegrini?

«Sì, vogliamo che la gente veda i pellegrini che camminano verso la Porta Santa. È un segno. E anche un invito a seguirli. A Roma si vedranno pellegrini in cammino e la città si dovrà interrogare sul significato di quel cammino verso la Porta Santa del Vangelo della misericordia. Questa è la nostra speranza. Il segno non sono gli eventi, che pure ci saranno, ma i pellegrini che camminano. È la prima volta che si punta su questo fatto. Ma non è una cosa nuova. I grandi Giubilei della tradizione della Chiesa erano caratterizzati da masse di pellegrini che camminavano per le strade verso la Città santa. Oggi molte cose sono cambiate, ma quell’idea vale sempre. Per questo motivo abbiamo deciso di dare a tutti i pellegrini, anche se arrivano in auto, in treno o in aereo, la possibilità di sperimentare almeno per un pezzo di strada, tra Castel Sant’Angelo e la Basilica vaticana, il senso vero del pellegrinaggio, la simbologia della fatica del camminare».

- La campagna elettorale a Roma in pieno Giubileo rischia di disturbare questo clima?

«Spero di no e mi auguro che nessuno disturbi nessuno. Confido nel senso di responsabilità di tutti, perché il Giubileo è anche un’opportunità per riflettere sul bene comune dell’accoglienza, del rispetto, del dialogo tra le persone, dell’aiuto reciproco. Ho fiducia in Roma e nei romani».

- Cosa possono imparare i turisti dai pellegrini?

«Credo che chi vedrà i pellegrini si interrogherà sul senso della ricerca di una vita più significativa, meno frettolosa, a servizio degli altri, di chi ha bisogno, dei poveri. I pellegrini, inoltre, potranno dimostrare la bellezza della comunità, del camminare insieme come popolo di Dio. Per questo è importante prepararsi bene al Giubileo e al pellegrinaggio, che non è un semplice viaggio di piacere. Il pellegrinaggio è un cammino in preghiera. E tutti li vedranno camminare e pregare. Un esempio che può stimolare conversione».

- E i gesti?

«Il Papa, ogni mese, al venerdì, farà un gesto concreto di misericordia. Il primo sarà il 18 dicembre con la visita e il passaggio della Porta Santa all’ostello della Caritas di Roma. È un invito a fare altrettanto per tutti noi».

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