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martedì 17 ottobre 2017
 
Il pugno di ferro di Beppe Grillo
 

"Cittadini" cattolici via dal Movimento 5 Stelle

14/09/2014  Con una diffida a non utilizzare il nome e il simbolo del Movimento, il leader caccia via Andrea Aquilino, candidato alle Regione Lazio nel 2013 e rappresentante degli attivisti cattolici romani. «Questa espulsione», dice, «è arrivata attraverso la lettera di un legale. Non è un bel segnale per un movimento dove i loro rappresentanti in Parlamento si fanno chiamare portavoce dei cittadini che li hanno eletti»

Espulso dal Movimento 5 Stelle e diffidato a non usarne più il logo e il nome né a spacciarsi come “portavoce” degli attivisti cattolici. Firmato: Beppe Grillo. È la diffida ricevuta l’8 settembre scorso da Andrea Aquilino, romano, 48 anni, ingegnere civile e già professore incaricato a contratto di Tecnica delle costruzioni all’Università La Sapienza, sposato con un figlio, militante storico del Movimento di cui è stato tra i fondatori nel secondo Municipio di Roma.
Nel 2013, è statto candidato come numero due nella lista del M5S per le elezioni regionali del Lazio e poi ha fatto parte dello staff della comunicazione di Marcello De Vito, il candidato sindaco grillino alle ultime elezioni amministrative per il comune di Roma.

Soprattutto, Aquilino in questi mesi è stato, insieme ad altri attivisti, il protagonista di numerose battaglie sui temi etici, dalle nozze gay al ddl Scalfarotto sull’omofobia, sui quali ha accusato alcuni parlamentari pentastellati di complicità con le lobby omosessualiste e di tradire i principi fondanti del Movimento. Aquilino, insieme all’avvocato Paolo Palleschi, è stato anche uno degli organizzatori e partecipanti all’incontro in Vaticano del 18 ottobre 2013 tra una delegazione di parlamentari del M5S, composta dal senatore Nicola Morra e dai deputati Alessandro Di Battista e Massimo Artini, con monsignor Angelo Becciu, Sostituto alla Segreteria di Stato. Un incontro che suscitò molte polemiche tra gli attivisti romani con l’onorevole Di Battista che spiegò di non conoscere Palleschi, uno dei firmatari della lettera di protesta contro il bacio gay esibito dai deputati grillini alla Camera.  

La delegazione del M5S dopo l'incontro in Vaticano del 18 ottobre 2013. Da sinistra: Paolo Palleschi, Andrea Aquilino, i deputati Alessandro Di Battista e Massimo Artini, il senatore Nicola Morra.
La delegazione del M5S dopo l'incontro in Vaticano del 18 ottobre 2013. Da sinistra: Paolo Palleschi, Andrea Aquilino, i deputati Alessandro Di Battista e Massimo Artini, il senatore Nicola Morra.

«Le ricordo», si legge nella lettera firmata dall’avvocato Michelangelo Montefusco «in nome e per conto del sig. Giuseppe – detto Beppe – Grillo», che «l’uso del nome e del marchio che caratterizza il MoVimento è riservato a quanti abbiano ottenuto la certificazione di una lista di candidati in vista di una consultazione elettorale ed, insieme ad essa, la specifica autorizzazione del mio cliente all’utilizzo dell’uno e dell’altro».

Poi prosegue: «Su tali presupposti, ed attesa la sua mancata elezione alle scorse consultazioni regionali nelle fila del MoVimento, La invito a volere immediatamente cessare l’uso o il riferimento diretto, indiretto anche solo per allusione al nome od ai marchi di proprietà del sig. Grillo, uniformandosi alle regole comportamentali e procedurali osservate da quanti si rispecchino nelle attività del MoVimento 5 Stelle che ben conosce per avervi fatto parte nel recente passato».

Nel mirino, si legge infine nella diffida, le «attività di propaganda politica e sociale da Lei svolte in qualità di sedicente “portavoce” e rappresentante degli attivisti cattolici del MoVimento 5 Stelle», attività svolte «attraverso l’uso e la spendita di nomi e segni distintivi di proprietà esclusiva del mio cliente o che a questi fanno evidente riferimento, allo scopo di accreditarsi come il centro di imputazione istituzionale delle attività del MoVimento».

Da notare l’uso del verbo al passato: «per avervi fatto parte nel recente passato». Aquilino la butta sul ridere: «Secondo questa lettera, oltre ad essere cacciato via, in futuro non potrò neanche dire di essere stato un ex militante del M5S perché non posso neanche pronunciare il nome. Veramente assurdo».

Dietro l’ironia, però, si cela una grande amarezza: «Non solo sono stato espulso a mia insaputa», dice, «ma soprattutto vengo accusato di cose che non ho fatto come quello di spacciarmi per portavoce dell’ala cattolica». Poi aggiunge: «Quello che più mi lascia sconvolto è che questa espulsione non è arrivata per via politica ma per mezzo di una lettera di un legale, a mo' di licenziamento in tronco. Non mi sembra un bel segnale per un Movimento dove i loro rappresentanti in Parlamento si fanno chiamare portavoce dei cittadini che li hanno eletti e applicano il principio dell’uno vale uno. E Grillo cosa fa? Caccia via un attivista che non la pensa come alcuni di loro».

È un fiume in piena, Aquilino: «Mi chiedo dove sono i parlamentari come Morra o Luigi Di Maio che pure si sono detti cattolici e che in questi mesi non sono mai intervenuti non per imporre una visione cattolica al Movimento ma per favorire un dibattito chiaro e trasparente su questi temi visto», afferma. «Nei prossimi mesi il Parlamento, dal ddl Scalfarotto sull’omofobia al disegno di legge sulle unioni civili, è chiamato a decidere su questi temi sui quali, lo ricordo, si discute in tutti i partiti e ognuno esprime la propria posizione. Un militante che lo fa nel Movimento non solo viene ignorato ma addirittura minacciato ed espulso».  

Quanto all’uso arbitrario del simbolo del Movimento, Aquilino spiega: «Su Facebook c’è un gruppo “Amici Movimento 5 Stelle diritti civili e LGBT” legato ai gruppi omosessuali che utilizza tranquillamente il logo e il nome. Anche questo è un utilizzo arbitrario, evidentemente, ma consentito».

Poi spiega: «Ai cattolici che osano aprire bocca nel Movimento, non contro di esso, ma semmai integrandolo nei principi della Chiesa è infatti riservata non solo la scomunica politica, ma la minaccia delle vie legali, che vuol dire brandire il pericolo del danno economico per tappare la bocca a quei militanti che ancora pensano che il Movimento, al quale hanno dedicato e dedicano passione e tempo, possa coniugare la sua attività politica con quei valori cattolici che tanto più oggi, davanti al feroce attacco religioso di cui sono  vittima, rappresentano un baluardo per la famiglia e per le fasce meno protette della società
L'espulsione e la diffida arrivate insieme, secondo Aquilino, «sono false perché non ho mai fatto uso proprio o improprio del logo, né mi sono spacciato per portavoce dei cattolici. Mentre è vero che rispondendo in alcune circostanze a domande di giornalisti ha difeso apertamente e in modo trasparente i valori cattolici da attacchi esibiti da baci saffici o altre iniziative disgreganti della famiglia».

 
 
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