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I giovani della Gmg nelle periferie dell’America Centrale

24/01/2019  Un gruppo di 30 ragazzi italiani, prima di partecipare all’incontro con il Papa, ha trascorso alcuni giorni in Messico accanto ai missionari del Pime che assistono i migranti indios nella “Cartolandia” di Ecatepec

Un volo diretto da Milano e si viene subito a contatto – dall’altra parte dell’Atlantico – con una realtà toccante nel Paese delle contraddizioni. Il mondo dei migranti in marcia in una nazione immensa con il sogno di passare il confine dove il presidente degli Usa Trump vuole terminare a tutti i costi il muro; la resistenza degli indios minacciati per le preziose risorse presenti nelle loro terre; i poveri in aumento e la violenza. Sono i temi che questo pezzo di mondo si trascina dietro e che ben conosce papa Francesco.

Il Messico si presenta così ai 30 ragazzi partiti da Malpensa per partecipare alla Giornata mondiale della gioventù (Gmg) e che hanno fatto tappa qui prima di andare a Panama per l’incontro con il Papa. Il gruppo è composto dai giovani che con il Pime (Pontificio istituto missioni estere) compie un percorso di formazione alla mondialità e spiritualità. Arrivano da Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Trentino.

In Messico, in questi giorni semibloccato per la guerra che il neopresidente Lopez Obrador sta facendo ai ladri di benzina, i ragazzi hanno scoperto una realtà molto diversa dall’Europa, con gli estremi che si toccano nell’immensa capitale.

Infatti, a pochi chilometri da Città del Messico, a Ecatepec, hanno visitato “Cartolandia” (chiamata così perché molte case sono di cartone e lamiera), un microcosmo dove si cerca di sbarcare il lunario alla meno peggio; un concentrato di povertà che stride con la metropoli, con i suoi 20 milioni di abitanti e il lussuoso centro storico.

Padre Damiano Tina e don Deodato Mammana, un lombardo e un siciliano, li ricevono nella missione iniziata due anni fa a Ecatepec. «Nel 2016 abbiamo accettato l’invito del vescovo, monsignor Oscar Roberto Domínguez, di venire e animare la parrocchia di San José. Io ero stato già in missione, sempre in Messico, ma in un’altra regione», spiega padre Damiano. «Siamo arrivati per servire una delle periferie più popolate, dove vengono molti migranti anche da Honduras e Guatemala, che si legano  al treno per non cadere». Il merci, conosciuto come «La Bestia», dal Chiapas, lo Stato più meridionale del Messico, corre sino al confine con gli Usa e fa tappa qui. Vi si imbarcano di nascosto i migranti che così riescono ad attraversare più velocemente il Paese, ma a rischio della vita. I missionari cercano di incontrare i disperati nella sosta a Ecatepec. E poi hanno i loro parrocchiani, soprattutto indios, persone che cercano di inserirsi trovando un lavoro, nonostante la discriminazione e il razzismo; una realtà impensabile per il gruppo italiano.

ESPERIENZA CHE CAMBIA LA VITA

«Desideravo tornare a Ecatepec: la loro povertà mi ha fatto capire che si può donare qualcosa anche se non si è ricchi». Luca Lamperti ha 27 anni. È un impiegato di Busto Arsizio, provincia di Varese; ha scelto di partecipare alla Gmg come percorso vocazionale. «Con la compagnia teatrale in cui recito, ogni anno doniamo una parte dell’incasso al Pime. L’anno scorso ho scelto di toccare con le mie mani il mondo della missione». Lo scorso agosto è venuto per tre settimane in Messico, prima a Ecatepec, dov’è tornato adesso, poi alla Concordia, una missione sulle verdissime colline dello stato di Guerrero, una foresta non lontano da Acapulco. «Con in padri facevamo evangelizzazione, anche per strada e stavamo con i bambini».

Nella periferia più profonda, tra le polverose catapecchie di Cartolandia, Luca ha incontrato tante povertà e tanti volti nuovi. Sorrisi timidi, capelli nerissimi, i bimbi figli della strada, con scarpe scucite e pantaloni di una taglia più piccola, si sono radunati tutti per giocare. «Ci siamo organizzati nelle piazzetta. Andavamo in chiesa quando pioveva, sempre carichi di entusiasmo». Ora desidera ascoltare la voce di papa Francesco, così come Federica Menclossi. 18 anni, da Pandino in provincia di Cremona, Federica è arrivata con tre amici del suo oratorio e il sacerdote.

Come mai è qui? «Due anni fa ho ascoltato la testimonianza di una ragazza che aveva fatto un’esperienza di volontariato in Africa: ne sono rimasta colpita». Essendo ancora giovane ha aspettato. Questo è il suo primo viaggio in “terra di missione”, nato grazie all’invito del parroco. «Pandino è un piccolo paese», confessa: «tra i giovani sembra che chi frequenta l’oratorio sia destinato a fare il prete o la suora. Tornata a casa vorrei far capire a tutti che vivere il Vangelo non significa avere una vita noiosa, ma essere coraggiosi e gioiosi, e che sperimentare una vita di fede non è una cosa di cui vergognarsi».

Federica non è spaventata dalla povertà che sta incontrando. «Anche in Italia c’è povertà e se ne sente tanto parlare, ma credo che la si viva in modo diverso. Penso che qui si riesca a essere felici apprezzando il poco che c’è, mentre noi non riusciamo a esserlo nemmeno con tutto quello che abbiamo a disposizione. Spero, grazie agli incontri che faremo alla Giornata mondiale della gioventù, di imparare a ringraziare per quello che ho. Mettersi a confronto con persone nuove sarà molto interessante».  

Un’occasione sicuramente preziosa per i ragazzi che incontreranno tanti loro coetanei da tutte le parti del mondo, arrivati per condividere l’annuncio del Vangelo in una periferia che diventa centro.

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