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Marina Ricci: «Mio figlio Govindo è il dono che Madre Teresa mi ha fatto»

06/09/2016  Nel 1996 Marina Ricci, all’epoca vaticanista del Tg5, viene mandata a Calcutta mentre Madre Teresa sta affrontando una grave malattia: lì conosce Govindo, un bambino gravemente malato che nessuna famiglia intende adottare. Marina sceglie di accoglierlo...

È il racconto di un dono, di quelli che non ti aspetti, che assomigliano a un complotto perché ti cambiano la vita. È un libro che bisogna avere il coraggio di leggere ’fino in fondo, anche se fa male, la commozione che prende allo stomaco, anche se ti fa sentire in colpa, perché gli altri fanno qualcosa in più per amore e invece noi si balbetta. Si intitola Govindo, che è il nome di un bambino, di quelli più reietti, quelli che nessuno vuole. E poi subito nella riga sotto il titolo c’è la spiegazione: “Il dono di Madre Teresa”. L’ha scritto Marina Ricci, giornalista del Tg5, che quel dono ha accettato di portare con sé, senza tante domande, perché la Provvidenza stabilisce il percorso della vita e le sue coincidenze, piano di Dio, per chi crede.

Potrebbe essere la storia di un’adozione, ma non lo è. È la storia del mistero di Dio che incrocia le vie delle persone ordinarie e stabilisce le strade che devi percorrere. È la storia del calice che non puoi allontanare, come per Gesù nell’orto degli ulivi e trasforma l’amore in azione concreta. Ed è anche la storia di una famiglia, quella di Marina, di suo marito Tommaso e dei loro fi’gli, dei loro dubbi, delle tensioni e delle reazioni di fronte a quello che assomiglia davvero a un complotto dell’amore totale.

Non è stato facile portare con sé, dentro una famiglia ordinaria, un bambino come Govindo. Marina è sincera quando narra e nel libro c’è tutto, senza indulgere ad alcun sentimentalismo, ci sono il dramma e la gioia, la luce e l’oscurità, l’entusiasmo e la paura. E soprattutto c’è Govindo, che ha capito di essere amato e voluto e anche curato. Fino all’eroismo, perché questa è la parola più adatta per descrivere ciò che Marina e i suoi hanno fatto. Enrico Mentana, direttore del Tg5 che assunse Marina Ricci all’inizio della sua avventura editoriale come vaticanista, nella “Premessa” al testo dice semplicemente che le pagine sono «una storia d’amore, vera e pura».

Non potrebbe essere diversamente e l’aggettivo su cui insistere è il secondo. È amore puro, senza se e senza ma, si direbbe con un linguaggio più politicamente corretto. L’amore non si deve fare tante domande e soprattutto non può mettersi a cercare risposte tutte e solo razionali.

Scrive Marina Ricci: «Molte volte ho sentito dire che per ascoltare Dio occorre fare silenzio dentro di sé. Detta così, però, è un affermazione che rimane lontana da me. Non sono mai riuscita a fare silenzio e quelle poche volte che ci ho provato ho annaspato nel vuoto. Dio afferra all’improvviso e scuote con violenza. Questa è stata la mia esperienza. Dopo, il silenzio si riempie e diventa dolce. Ma solo dopo».
Non si può raccontare il libro, va letto e basta, anche perché il testo è rimasto chiuso in un cassetto per tanti anni e adesso che Madre Teresa diventa santa serve per spiegare la straordinarietà della piccola suora, che si definiva la matita di Dio. Si potrebbe dire che anche Govindo è diventato una matita che ha scritto le pagine della famiglia di Marina e ha sbaragliato ogni ragionevolezza ordinaria.

Adesso che il libro c’è e che si può leggere, la storia di quella che molti potrebbero defi’nire una “sragionevolezza”, mentre per altri potrebbe essere null’altro che l’imprevisto della Provvidenza Marina commenta: «Potrei dire che è stato Govindo ad adottare noi. Siamo noi che abbiamo bisogno di aiuto, che siamo poveri. Ho scritto questa storia per cercare di diradare l’oscurità che avvolge il nostro tempo e anche la mia oscurità, l’oscurità di noi che facciamo fatica ad amare».

Hai conosciuto Madre Teresa?

«Mai. Ho raccontato per la televisione i giorni della sua agonia e poi la beati’ficazione. Ho conosciuto le sue suore, discrete, quelle che fanno impazzire i giornalisti perché a loro del marketing multimediale non interessa nulla. E le opere, l’enormità del bene. Ho capito una cosa su tutte altre e cioè che la povertà peggiore è quella di non sentirsi amati».

Vale per tutti?

«Sì, che tu sia ricco o povero. E soprattutto valeva anche per Madre Teresa. Da pochi anni sappiamo che anche lei fece a pugni con Dio. Nelle carte del processo di beatifi’cazione c’è la narrazione della notte oscura, quando cercò di allontanare il calice. Accade a tutti. È accaduto anche a Gesù. La misericordia di Dio riesce a diradare le ombre, ma a condizione di amare anche quella oscurità. Solo così possiamo accorgersi dell’amore di Dio».

Qual è il messaggio di Madre Teresa santa?

«Esattamente questo: il male dell’uomo non deve scandalizzare nessuno, perché il riscatto mai mancherà. Ma le oscurità del mondo e della nostra anima non vanno allontanate da noi. Govindo e Madre Teresa questo ci insegnano».

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