logo san paolo
lunedì 20 novembre 2017
 
Export di armi
 

Il Made in Italy spara sempre di più

15/11/2014  Nel decennio 2003-2012 l’Italia è il maggior esportatore al mondo di armi comuni, per oltre 3 miliardi di dollari. Negli ultimi 5 anni l’export è cresciuto del 14,7%. Risulta dal Rapporto “Commerci di armi, proposte di pace”, l’annuario di Opal pubblicato in questi giorni. Il problema è che vendiamo fucili e pistole anche in Paesi dove non lo dovremmo fare. E il Parlamento? Sta a guardare. Anzi, a quanto pare, chiude gli occhi.

Il “made in Italy che spara” continua a colpire. Il grafico qui sotto mostra un triste primato: secondo il database delle Nazioni Unite Comtrade, nel decennio 2003-2012 l’Italia è il maggior esportatore al mondo di armi comuni, per un valore di 3 miliardi e 176 milioni di dollari; nell’ultimo quinquennio, è cresciuto del 14,7%.

Lo rivela “Commerci di armi, proposte di pace”, il nuovo Annuario dell’Opal, l’Osservatorio permanente armi leggere di Brescia, che è giunto al suo decimo anno di attività. Ma nel concreto che cosa intendiamo per “armi comuni”? Pistole e rivoltelle, sommate a quelle che l’Onu chiama «armi non militari», cioè «fucili e carabine, armi ad aria compressa o a gas e loro parti e accessori».

Tutte armi, comprese quelle di tipo semiautomatico, destinate alla difesa personale, all’uso sportivo e venatorio, ma anche a corpi di polizia o di sicurezza privata, ma non alle forze armate. Quasi tutte sono prodotte nella provincia di Brescia e in quella di Pesaro-Urbino, dove ha sede la Benelli, che dal 1983 fa parte del gruppo Beretta. Proprio quest’ultima, con sede a Gardone nella bresciana Val Trompia, è il leader del settore da quando, nel 1995, ha costituito una holding internazionale con partecipazioni dirette o indirette in 26 Stati.



A confronto l'export di armi dei principali Paesi produttori.

Boom di esportazioni verso l'America settentrionale

  

L’Opal esamina anche le zone geopolitiche di destinazione delle armi bresciane. Se quelle verso l’Unione europea (34% del totale) sono in calo, probabilmente per la crisi economica, la domanda di armi dall’America settentrionale (37,1%) ha subito una vera e propria impennata nell’ultimo biennio.

Spiega l’analista dell’Osservatorio Giorgio Beretta: «È dovuta agli annunci di limitazioni da parte di Obama e di diversi governatori dopo le stragi nelle scuole. In realtà, a un anno da quella in Connecticut, negli Usa sono state approvate ben 109 nuove leggi, ma solo un terzo ha effettivamente aumentato le restrizioni, mentre la maggior parte le ha ammorbidite su pressione della lobby armiera National Rifle Association (Nra)». Inutile dire che la Beretta Usa è uno dei maggiori sponsor della Nra.

Tipologie di armi italiane esportate.

Vendiamo anche dove si violano i diritti umani (ma la legge italiana lo vieta)

  

Considerando anche i sistemi militari e non solo le armi comuni, nel quinquennio 2008-2012 sono raddoppiate (da 58 a oltre 117 milioni di euro) le esportazioni verso l’America centromeridionale, destinate specialmente alle polizie del Messico, Guatemala e Colombia.

Secondo l’Opal, il caso guatemalteco rappresenta bene la nebulosa che avvolge l’export italiano delle armi. «Nel giugno 2013», spiega Beretta, «il Ministero dell’Interno del Paese annuncia l’acquisto, senza bando, di armi da fuoco per la Policia Nacional Civil per “combattere la criminalità organizzata”». Incrociando i dati Eurostat, Comtrade e Istat, risulta che le esportazioni dalla provincia di Brescia verso il Guatemala, nel dicembre 2013 hanno riguardato 15.431 pistole e revolver, per un valore di 4.549.803 euro. Per la legge italiana 185 del 1990, ogni vendita di armi deve essere autorizzata verificando che non favorisca Stati «in conflitto armato o i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani».

È l’esatto motivo per cui l’Austria ha vietato alla propria azienda Glock di vendere 3.000 pistole al Guatemala, la cui polizia è messa sotto accusa da recenti report dell’Alto Commissario Onu per i diritti umani e di Human Rights Watch; del resto, l’ex capo della Policia Nacional Civil è stato condannato all’ergastolo in Svizzera e il Dipartimento di Stato Usa segnala «il coinvolgimento della polizia e dei militari in gravi reati quali sequestro di persona, traffico di droga ed estorsione».

Nel 2014? L'export di materiale bellico va a gonfie vele

E i parlamentari, che annualmente devono essere per legge informati su questi temi, non hanno avuto nulla da obiettare? «Nell’ultima Relazione inviata dal Governo Renzi», aggiunge l’analista di Opal, «si parla di soli 546.660 euro per il Guatemala, cioè una cifra più che parziale. L’esempio è emblematico di come le 1.672 pagine della Relazione siano lacunose e imprecise».

Infine, nell’ultimo quinquennio raddoppiano anche le armi leggere e militari vendute in Medio oriente e in Africa settentrionale (da 45 a quasi 98 milioni di euro), non proprio regioni tranquille, e crescono pure le vendite in Asia, con un picco nel 2011-12, cioè prima della “crisi dei marò” che ha poi portato ad una forte contrazione. Il contenzioso però non ha impedito al direttore generale della Beretta, Carlo Ferlito, di intervenire lo scorso febbraio a New Delhi al salone militare di Defexpo, annunciando la partecipazione dell’azienda alla gara per la fornitura di fucili d’assalto all’esercito indiano.

E nel primo semestre del 2014, com’è messa “l’esportazione fumante” bresciana? Rispetto all’anno precedente, va a gonfie vele (e portafogli): fucili e carabine +15,4%, pistole e revolver +0,3%, parti e accessori +14,4%, armi e munizioni +18,4%.

I vostri commenti
2
scrivi

Stai visualizzando  dei 2 commenti

    Vedi altri 20 commenti
    Policy sulla pubblicazione dei commenti
    I commenti del sito di Famiglia Cristiana sono premoderati. E non saranno pubblicati qualora:

    • - contengano contenuti ingiuriosi, calunniosi, pornografici verso le persone di cui si parla
    • - siano discriminatori o incitino alla violenza in termini razziali, di genere, di religione, di disabilità
    • - contengano offese all’autore di un articolo o alla testata in generale
    • - la firma sia palesemente una appropriazione di identità altrui (personaggi famosi o di Chiesa)
    • - quando sia offensivo o irrispettoso di un altro lettore o di un suo commento

    Ogni commento lascia la responsabilità individuale in capo a chi lo ha esteso. L’editore si riserva il diritto di cancellare i messaggi che, anche in seguito a una prima pubblicazione, appaiano  - a suo insindacabile giudizio - inaccettabili per la linea editoriale del sito o lesivi della dignità delle persone.
     
     
    Pubblicità
    Edicola San Paolo