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Il professore innamorato potrebbe essere il titolo di un film romantico e, in effetti, scavando nella memoria, il tema è stato affrontato più volte dal cinema, con esiti più o meno riusciti. Quando, però, una vicenda simile emerge non dalla finzione ma dalle motivazioni di una sentenza della Corte d’Appello di Milano, qualche interrogativo diventa inevitabile. In quella sentenza si legge infatti che un docente di scuola superiore è stato assolto dall’accusa di abuso sessuale nei confronti di una studentessa con cui era stata provata una relazione, perché «è stato dimostrato che lui si fosse realmente innamorato». Che l’amore non abbia età è un luogo comune diffuso; che tra due innamorati possa esistere una grande differenza anagrafica è un fatto che accade. Il problema, tuttavia, si fa molto più complesso quando la relazione coinvolge un docente e una studentessa adolescente. Perché se è vero che al cuore non si comanda, è altrettanto vero che una relazione con un proprio alunno fa venire meno doveri, responsabilità e funzione educativa che sono parte integrante del ruolo dell’insegnante.
Fare l’insegnante significa non dimenticare mai che gli studenti affidati dalle famiglie attraversano un’età obiettivamente delicata, cruciale per lo sviluppo della personalità e delle modalità di relazione con gli altri. Di fronte a un sedicenne, anche se giuridicamente capace di autodeterminarsi nella sfera della sessualità, chi svolge una funzione educativa dovrebbe avere sempre ben presente la necessità di mantenere una netta separazione tra sfera professionale e sfera personale, tra etica e sentimento.
Massimo Recalcati, nel suo libro L’ora di lezione. Per un’erotica dell’insegnamento, riflette proprio su questo punto: l’insegnamento implica una dimensione simbolica, un coinvolgimento emotivo, persino un’“erotica” intesa come desiderio di trasmissione del sapere. Ma tale dimensione non può mai scivolare nella confusione dei ruoli o nella soddisfazione del desiderio personale. L’erotica dell’insegnamento vive della distanza, non della sua cancellazione. Quando questa distanza sfuma e si annulla, come nel caso riportato dalla cronaca, è legittimo chiedersi se anche i giudici non si siano lasciati trascinare dal sentimento. Il reato contestato al docente era quello di abuso sessuale su minore, accusa che non è stata ritenuta provata. L’unica prova inconfutabile era un bacio, fotografato da un compagno, scambiato nei bagni della scuola. Per la Corte d’Appello, quel fatto isolato non è stato sufficiente a configurare il reato.
Eppure resta una domanda aperta: al di là della rilevanza penale, non sarebbe stato opportuno stigmatizzare con maggiore forza quel comportamento? Un docente è un pubblico ufficiale e, innamorato o meno, non può mai abusare del proprio ruolo. Perché se è vero che talvolta essere affascinanti e poi diventare affascinati può risultare irresistibile, è altrettanto vero che la funzione educativa impone un limite chiaro e invalicabile, a tutela non solo degli studenti, ma anche del significato stesso dell’insegnare.



