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Sangue sul Ramadan
 

Se l'Isis globalizza il terrore

27/06/2015  Dalla Tunisia alla Francia, dalla Siria all'Iraq, gli estremisti islamici vogliono far precipitare il mondo in un incubo e ci stanno riuscendo: bastano un kalashnikov e una telecamera. Sono 38 le vittime nei resort tunisini e turisti nel panico, 27 morti per un kamikaze in una moschea del Kuwait. Trenta le vittime in Somalia.

La lunga estate del terrore è già cominciata. Quanto durerà quest’incubo globale? Le immagini dei due resort del golfo di Hammamet, nella Tunisia della primavera araba e dell’attentato al museo del Bardo, quelle spiagge intrise di sangue, quei corpi senza vita di turisti accanto ai lettini hanno già fatto il giro del mondo. I video e le foto vengono riproposte mille volte nelle dirette televisive delle Tv via cavo, nei Telegiornali, dagli studi delle All news. I siti on line le rilanciano insieme ai particolari macabri della testa mozzata nella fabbrica di Grenoble, in Francia.

Per terrorizzare il mondo con lo spettro dell’islamismo basta un kalashnikov o una cinepresa. I terroristi questo lo sanno: nell’epoca di Twitter è diventato un gioco da ragazzi. Come le telecamere di alta qualità montate dai boia dell’Isis durante le esecuzioni. Esecuzioni sempre più brutali, in un'escalation del macabro per non assuefare il mondo occidentale e quello islamico al terrore. Può il mondo occidentale spezzare il filo rosso di questo terrore senza confini? D’istinto, la prima reazione dovrebbe essere quella che fu suggerita a suo tempo dal massmediologo McLuhan: staccare la spina. Può il mondo Occidentale riformare sé stesso, rinunciare a diffondere il macabro messaggio di morte del terrorismo islamico senza rinunciare all'informazione?Sarebbe questa la prima vittoria sul terrore.

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