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(nella foto: il ministro dell'Immigrazione danese Inger Stojberg)
Ah, la Scandinavia! L’abbiamo sempre celebrata sui giornali, nei libri e nei film come grande regione modello, con i suoi Stati virtuosi: la sanità, il Welfare, il traffico, le Volvo, l’ambiente pulito, le immense foreste di conifere sub artiche, il senso civico, le piste ciclabili, le scuole efficienti e i professori ben pagati, il lavoro per tutti, la felicità un po’ attenuata dal freddo e dalla mancanza di luce di questi “felici pagatori di tasse” come già li chiamavano Fruttero e Lucentini nella “Donna della domenica”. Da italiano ed europeo del Mediterraneo ho sempre guardato a questo modello paradisiaco con un certo scetticismo: facile gestire la società, impiantare il Welfare o regolare il traffico quando c’è una densità di 20 abitanti per chilometro quadrato, come in Svezia. Quando gli abitanti, come a Napoli, sono 8 mila per chilometro quadrato, o 7 mila come a Milano, è un po’ più difficile, anche se ti sei comprato una Volvo (che peraltro oggi appartiene ai cinesi). Ma lo scetticismo si trasforma in indignazione quando apprendi che il Parlamento danese ha approvato le misure sulla confisca di denaro e beni di valore ai richiedenti asilo oltre i 1.300 euro per coprire le spese della loro permanenza in Paese. Alle minime difficoltà, i discendenti dei vichinghi, quelli che al Parlamento europeo ci danno sempre lezioni di etica e di morale, i maestri di diritti umani, hanno mostrato il loro ringhio peggiore.
E’ certamente esagerato ricordare, come ha fatto qualcuno, le spoliazioni dei nazisti ai danni degli ebrei deportati nei lager, ma è indubbio che si tratta di un provvedimento odioso, indegno di un Paese che viene additato come modello di civiltà. Che la Scandinavia avesse un lato oscuro lo avevamo capito dall’atteggiamento degli Stati dell'Unione del Nord di fronte alle richieste di aiuto nel gestire il fenomeno epocale delle migrazioni e degli sbarchi. Oggi quell’ombra oscura è venuta allo scoperto ed è divenuta impietosa inflessibilità, se pensiamo che la Svezia intende rimpatriare gli 80 mila profughi richiedenti asilo rifiutati (sui 163 mila del 2015) provenienti dalla Siria. La missione Mare Nostrum della nostra Marina ha salvato almeno 100 mila disperati provenienti dalle coste africane. Il Governo italiano ha allestito centri di assistenza, campi di soccorso, pattugliamenti sulle coste per evitare il più possibile tragedie. Il resto lo ha fatto la rete delle Misericordie e delle altre organizzazioni di volontariato. Di fronte a tutto questo, e di fronte ai provvedimenti dei “modelli” scandinavi, c’è davvero di essere orgogliosi di essere italiani. Siamo noi il vero modello scandinavo.
Ah, la Scandinavia! L’abbiamo sempre celebrata sui giornali, nei libri e nei film come grande regione modello, con i suoi Stati virtuosi: la sanità, il Welfare, il traffico, le Volvo, l’ambiente pulito, le immense foreste di conifere sub artiche, il senso civico, le piste ciclabili, le scuole efficienti e i professori ben pagati, il lavoro per tutti, la felicità un po’ attenuata dal freddo e dalla mancanza di luce di questi “felici pagatori di tasse” come già li chiamavano Fruttero e Lucentini nella “Donna della domenica”. Da italiano ed europeo del Mediterraneo ho sempre guardato a questo modello paradisiaco con un certo scetticismo: facile gestire la società, impiantare il Welfare o regolare il traffico quando c’è una densità di 20 abitanti per chilometro quadrato, come in Svezia. Quando gli abitanti, come a Napoli, sono 8 mila per chilometro quadrato, o 7 mila come a Milano, è un po’ più difficile, anche se ti sei comprato una Volvo (che peraltro oggi appartiene ai cinesi). Ma lo scetticismo si trasforma in indignazione quando apprendi che il Parlamento danese ha approvato le misure sulla confisca di denaro e beni di valore ai richiedenti asilo oltre i 1.300 euro per coprire le spese della loro permanenza in Paese. Alle minime difficoltà, i discendenti dei vichinghi, quelli che al Parlamento europeo ci danno sempre lezioni di etica e di morale, i maestri di diritti umani, hanno mostrato il loro ringhio peggiore.
E’ certamente esagerato ricordare, come ha fatto qualcuno, le spoliazioni dei nazisti ai danni degli ebrei deportati nei lager, ma è indubbio che si tratta di un provvedimento odioso, indegno di un Paese che viene additato come modello di civiltà. Che la Scandinavia avesse un lato oscuro lo avevamo capito dall’atteggiamento degli Stati dell'Unione del Nord di fronte alle richieste di aiuto nel gestire il fenomeno epocale delle migrazioni e degli sbarchi. Oggi quell’ombra oscura è venuta allo scoperto ed è divenuta impietosa inflessibilità, se pensiamo che la Svezia intende rimpatriare gli 80 mila profughi richiedenti asilo rifiutati (sui 163 mila del 2015) provenienti dalla Siria. La missione Mare Nostrum della nostra Marina ha salvato almeno 100 mila disperati provenienti dalle coste africane. Il Governo italiano ha allestito centri di assistenza, campi di soccorso, pattugliamenti sulle coste per evitare il più possibile tragedie. Il resto lo ha fatto la rete delle Misericordie e delle altre organizzazioni di volontariato. Di fronte a tutto questo, e di fronte ai provvedimenti dei “modelli” scandinavi, c’è davvero di essere orgogliosi di essere italiani. Siamo noi il vero modello scandinavo.




