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martedì 21 novembre 2017
 
Da Las Vegas a San Antonio
 

Più armi meno sicurezza, lo dice una ricerca americana

06/11/2017  Uno studio dell'American journal of medicine dimostra che in Usa si muore per armi da fuoco 10 volte più che nei Paesi Ocse ugualmente avanzati.

Le stragi si ripetono: a un mese dagli spari sul concerto a Las Vegas, un ex militare americano entra in una chiesa battista a una quarantina di chilometri a San Antonio in Texas, e spara sui fedeli uccidendone oltre 20 e ferendone decine. Gli Stati Uniti, appurato che non si è trattato di fenomeni collegati al terrorismo di matrice islamica, non sembrano vivere la questione come un’urgenza. La restrizione del porto d'armi, apertissimo da quelle parti, non è mai in agenda.

Eppure è una ricerca americana, condotta da due ricercatori, David Hemenway della Harvard School of Public Health di Boston, ed Erin Grinshteyn, della School of Community Health Sciences dell’Università del Nevada- Reno, proprio lo Stato di Las Vegas, a dire chiaro e tondo che che l’elevato numero di armi da fuoco rende più insicura la vita quotidiana.

I risultati della ricerca, pubblicata dall’American Journal of medicine, giusto un anno fa, nel 2016, dicono che negli Stati Uniti la probabilità di morire per un colpo d’arma da fuoco non ha eguali nei Paesi sviluppati: è incomparabilmente più elevata. Si muore dieci volte di più.

Il confronto è stato condotto tra gli Stati Uniti e 22 Paesi sviluppati (secondo la definizione della Banca Mondiale), tutti membri dell’Ocse, con una popolazione superiore al milione di abitanti, tenendo come riferimento l’anno 2010, incrociando i dati sulla mortalità forniti dall’Organizzazione mondiale della sanità. In particolare sono state confrontate le cifre relative agli omicidi da arma da fuoco, gli omicidi non collegati ad arma da fuoco, i suicidi collegati e non collegati ad armi da fuoco, le morti accidentali da arma da fuoco e le morti da arma da fuoco per cause sconosciute.

Ne emerge che nel 2010 negli Stati Uniti ci sono stati 5.3 omicidi ogni 100 mila abitanti, di cui 3.6 per arma da fuoco; 6.5 suicidi per arma da fuoco: andando ai numeri assoluti si arriva a 31.000 morti per arma da fuoco, 86 al giorno. Negli altri Paesi gli omicidi per arma da fuoco, nello stesso periodo, sono stati: 0.1 ogni 100 mila abitanti, 0,8 i suicidi, rarissimi i casi di morte accidentale per arma da fuoco: in numero assoluto 6.600 morti per arma da fuoco tra tutti i 22 Paesi insieme, 18 al giorno complessivamente.

Questo significa che negli Stati Uniti la percentuale degli omicidi con arma da fuoco è 25 volte più alta che nei 22 Paesi avanzati considerati, 49 volte più alta se parliamo di vittime al di sotto dei 24 anni, ma solo 2,7 volte più alta se si tratta di omicidi con altre armi, cosa che fa concludere ai ricercatori: «I risultati sono stati statisticamente significativi».

Il dato sulle morti a causa di uno sparo, quale che sia la causa della morte – omicidio, suicidio, incidente, sconosciuta – è 10 volte più alto negli Stati Uniti che negli altri 22 Paesi, che però complessivamente hanno più del doppio della popolazione degli Stati Uniti.

I dati, spiegano i ricercatori, non ci possono dire perché negli Stati Uniti si commettanno più omicidi che negli altri Paesi, ma sarebbe precipitoso concludere che sono semplicemente un Paese più violento, perché gli altri crimini sono invece nella media, mentre di diverso c’è la facilità nel procurarsi armi da fuoco: «Gli Stati Uniti», sintetizzano gli autori dello studio, «hanno più armi da fuoco in circolazione e leggi meno restrittive in materia rispetto agli altri Paesi avanzati e la media degli omicidi è più elevata: alcuni studi hanno suggerito che il tasso di omicidi con armi non da fuoco potrebbe crescere al crescere delle armi da fuoco disponibili»: chi mette in conto, infatti, di aggredire qualcuno che potrebbe essere armato, è più disposto a uccidere per prevenire una reazione.

«Le evidenze dicono che la disponibilità di fucili e pistole aumenta l’incidenza degli omicidi», mentre per quanto riguarda i suicidi inciderebbe soltanto sul metodo: «Tuttavia», scrivono i due studiosi, «circa 24 studi caso-controllo e ricerche ecologiche dicono che nelle aree in cui c’è maggiore concentrazione di armi da fuoco ci sono più suicidi».

Cosa che spinge i ricercatori a concludere: «I nostri risultati mostrano che gli Stati Uniti, che hanno la più alta disponibilità di armi da fuoco pro capite al mondo, soffrono per le armi da fuoco in maniera sproporzionata rispetto agli altri Paesi parimenti sviluppati. Questi risultati confermano l’ipotesi che le nostre armi da fuoco ci uccidono più che difenderci».

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