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martedì 22 agosto 2017
 
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I magistrati sulla nave fermata: "Le finalità della Iuventa erano umanitarie, non criminali"

03/08/2017  La nave Iuventa della Ong Jugend Rettet è stata sequestrata per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina: si rinfocola la polemica. Le prime valutazioni dei magistrati nell'inchiesta della Procura di Trapani

E' accusata di aver favorito l'immigrazione clandestina la Ong tedesca “Jugend Rettet”, proprietaria della nave Iuventa sequestrata ieri dalla Polizia di Stato e dal nucleo d'intervento speciale del comando generale della Guardia costiera a Trapani. Il decreto di sequestro è stato firmato dal GIP Emanuele Cersosimo, che ha accolto la richiesta del procuratore aggiunto Ambrosio Cartosio e dei pubblici ministeri Andrea Tarondo e Antonio Sgarrella.

L'inchiesta: il supporto logistico agli scafisti della Iuventa. Un taxi del mare?

L'inchiesta – che al momento non vede indagati – è nata dalle dichiarazioni di alcuni dipendenti di una società italiana di sicurezza privata marittima, contrattati dalla Ong Save the Children e imbarcati sulla nave Vos Hestia. Lo scorso ottobre un operatore ha riferito di “anomalie nel servizio di search and rescue svolto ad opera della Iuventa”. Secondo la loro testimonianza – ampiamente riportata nel decreto di sequestro – la nave della Ong tedesca avrebbe fornito “supporto logistico agli scafisti nel prelevare i migranti direttamente dai gommoni condotti dagli stessi facilitatori, agevolandone l'imbarco su natanti gestiti da altre ONG”. In sostanza la Iuventa si sarebbe trasformata – sostiene la Procura di Trapani – in un taxi di mare, fungendo da staffetta tra i trafficanti libici e le altre navi.

Le Ong "tra un mandato umanitario e un mandato attivistico"

  

Durante le indagini sono state attivate numerose intercettazioni telefoniche sulle comunicazioni tra gli operatori di sicurezza marittima privata all'origine della denuncia – che, si legge nel decreto, inviavano anche report all'AISE, agenzia di intelligence italiana con competenza sul territorio estero – e sui telefoni di alcuni operatori umanitari. Particolarmente rilevanti sono le telefonate intercettate tra un medico in servizio sulla Iuventa e un'altra operatrice, da dove appare con una certa chiarezza il contesto dell'inchiesta: “Queste Ong tedesche che si scambiano il personale bene o male hanno tutte quell'estrazione lì, molto no-border, e che non hanno chiara la differenza tra un mandato umanitario e un mandato attivistico”, spiegava al telefono tale Stefano il 22 maggio scorso. Dalle indagini emerge poi il clima di contrasto – e a volte di vera e propria ostilità – tra la  Jugend Rettet e  la Guardia costiera italiana. I tedeschi della Iuventa in sostanza avrebbero agito con scopi apertamente “militanti”, mantenendo anche contatti con i trasportatori libici di rifugiati, al fine di favorire, sostiene l'accusa, l'arrivo in Europa di migranti. 

I magistrati: "motivazioni politiche per tutelare i migranti, non criminali"

I magistrati di Trapani sottolineano in qualche maniera la motivazione politica dell'azione della nave Iuventa, escludendo categoricamente una qualche forma di associazione tra la Ong tedesca e i trafficanti libici. Scrivono i pubblici ministeri: “E' chiaro infatti che, rispetto all'associazione finalizzata al traffico operante sul territorio libico avente lo scopo di sfruttare la posizione di debolezza dei soggetti che aspirano a lasciare quel territorio per indurli alla dazione di cospicue somme di denaro, le attività della ONG si pongono in una posizione diametralmente opposta, nella prospettiva di agevolare l'aspirazione a lasciare il territorio africano, tutta a favore ed a tutela dei migranti ed a prescindere dalla posizione degli stessi che, nella maggioranza dei casi, sono migranti mossi da motivi economici e solo in casi numericamente più limitati possono aspirare ad una protezione internazionale”. Osservazione pienamente accolta da Gip, che commenta: “Appare doveroso sottolineare che gli appartenenti alla ONG tedesca non vanno in alcun modo considerati come affiliati ai gruppi criminali operanti in territorio libico non condividendone né metodi, né finalità”. 

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