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martedì 16 ottobre 2018
 
 

Neocatecumenali, Kiko si racconta

13/02/2013  Apprezzato pittore, nel 1964 diede inizio al Cammino Neocatecumenale: «Ho incontrato Gesù Cristo nella sofferenza degli innocenti, tra le baracche della periferia povera di Madrid».

Foto Ugo Zamborlini.
Foto Ugo Zamborlini.

Capita di rado, e quando capita, non è mai per caso. Il libro di Kiko Argüello intitolato Il kerigma. Nelle baracche con i poveri, pubblicato appena qualche giorno fa dalla San Paolo, è entrato prepotentemente nelle classifiche dei libri più venduti in Italia, piazzandosi al suo debutto direttamente al terzo posto assoluto (vedi www.ibuk.it). Un performance così rilevante ed eccezionale sul piano commerciale nasconde delle ragioni di altra natura, che riguardano il messaggio di cui il libro è portatore e ciò che il suo autore rappresenta agli occhi di tanti credenti.

Kiko Argüello ha dato inizio al Cammino neocatecumenale che coinvolge un vasto numero di fedeli che vogliono prendere sul serio il Vangelo e si impegnano a tradurlo nella vita quotidiana. Nel libro l'autore, solitamente piuttosto restìo a dichiarazioni pubbliche, si racconta con sorprendente calore e profondità, rivelando le origini di un lungo percorso umano e spirituale che ha dato vita a una forma di iniziazione cristiana diffusa in oltre cento Paesi del mondo. Per la prima volta, dunque, egli stesso prende la parola per mostrare come la sua parabola esistenziale sia sfociata in un movimento in cui la comunità cristiana si è riconosciuta.

Nato in una famiglia cristiana, Argüello ricevette un'educazione religiosa, ma a un certo punto la sua fede andò in crisi. «Dio esiste o non esiste?», cominciò a domandarsi. Entrò così in un periodo di deserto spirituale, nel quale nulla lo soddisfaceva: né i successi artistici come pittore, né le relazioni umane. Sull'orlo della disperazione, gridò a Dio il proprio sconforto. E Dio lo prese per mano e lo guidò a riscoprire il dono della fede, prima attraverso l'incontro con i Cursillos de Cristiandad, poi immergendosi completamente nella vita dei poveri nelle baracche di Palomeras Altas, alla periferia di Madrid. 

Il libro di Kiko Argüello edito dalla San Paolo.
Il libro di Kiko Argüello edito dalla San Paolo.

Da questa esperienza, maturò in lui la consapevolezza dell'urgenza di annunciare la Buona Notizia, ovvero il kerigma a cui allude il titolo del libro, ai più poveri. Insieme a Carmen Hernández, una missionaria laica, a contatto con il rinnovamento del Concilio, fondò una piccola comunità riunita intorno alla Parola e alla liturgia. Dalla Spagna si sposterà poi alla periferia di Roma per continuare la sua missione. È l'inizio del cammino neocatecumenale, che fa sua l'istanza del Concilio Vaticano II di istituire il catecumenato degli adulti, distinto in più gradi.

Il libro è disponibile in abbinamento a Famiglia Cristiana o nelle librerie.

Paolo Perazzolo

Foto Ugo Zamborlini.
Foto Ugo Zamborlini.

Parla come dipinge. Distilla vocaboli e silenzi con la stessa studiata cura che usa nello scegliere i soggetti, i colori,le ombre e la luce dei suoi quadri.Francisco José Gómez Argüello. ma a tutti noto semplicemente come Kiko, racconta sé stesso e il Cammino Neocatecumenale nel Centro internazionale Servo di Jahvè di Porto San Giorgio, in provincia di Fermo, davanti a un’opera in cui ha dipinto le principali tappe delle vicende terrene di Gesù, dalla mangiatoia di Betlemme alla tomba vuota, sigillo della Risurrezione, oltre venti metri di storia sacra che per tratto e per accostamenti cromatici paiono un compendio della pittura occidentale, da Giotto a Matisse e a Picasso.

– Povertà, abbrutimento morale, sostanziale ignoranza di Dio: il Cammino Neocatecumenale cominciò a prendere forma negli anni Sessanta nella periferia più misera di Madrid. Cosa spinse un borghese di buona famiglia come lei ad andare a vivere in quel contesto?

«Nella mia vita ho avuto diversi incontri con il Signore. Uno dei più importanti è stato quello con la sofferenza degli innocenti. Avevo il mio studio di pittore vicino a Plaza de España, a Madrid. Il Natale ero solito festeggiarlo con i miei genitori. Un anno, entrato in cucina, vidi la donna di servizio dei miei che piangeva».

– Cos’era successo?

«Suo marito era un alcolista. Picchiava i figli.Il più grande affrontava talvolta il padre con un coltello. Aveva il terrore che si uccidessero. Io non sapevo come aiutarla. “Venga a parlare con mio marito”, mi chiese. Andai e rimasi colpito dal posto dove vivevano,un sobborgo polveroso e sporco. Io, che mi ero già avvicinato alla fede e alla Chiesa, ma ero ancora tormentato da mille dubbi, l’accompagnai dai Cursillos de cristiandad. Lui si stupì nel vedermi parlare di Gesù Cristo.Accettò di provare a smettere di bere, cosa che gli riuscì per qualche mese. Poi, purtroppo,ricominciò. Faceva lo spazzino. L’abitudine era di buttar giù un bicchiere alla fine del turno. I bicchieri diventavano però anche due, tre, quattro... Quando tornava a casa ubriaco, era violentissimo. Sua moglie allora mi chiamava. Io ero l’unico che ascoltava.Non si poteva, però, andare avanti così».

Foto Ugo Zamborlini.
Foto Ugo Zamborlini.

– Cosa decise di fare?

«Pensai che Dio mi stava chiedendo di stare con quella famiglia aiutando lui a tenere il lavoro, vincendo la schiavitù dell’alcol, e difendendo i deboli di quella casa: quella donna e i suoi figli. Ruppi gli indugi. La cucina era piena di gatti. Miseria e degrado regnavano dentro e fuori. Ero tormentato: perché quella gente soffriva così tanto? Perché Dio permetteva quel calvario? La mente e il cuore erano lacerati dai concetti di coloro che,nel mio periodo agnostico, consideravo maestri: Friedrich Nietzsche, Albert Camus e Jean-Paul Sartre».

– Cosa intende di preciso?

«Parafrasando Nietzsche si poteva affermare:“Se Dio non vuole aiutarli è un mostro; se non può, non esiste”. Frasi velenose. Poteva Dio aiutare quella donna oppure no? Perché non lo faceva? Dio esiste? Alla fine lasciai perdere tutte queste domande. Sa cosa vidi? In quella signora ho visto Cristo, così come ho visto Cristo nella donna con il Parkinson, abbandonata dal marito e con un figlio pazzo,che lì vicino trascinava una grama esistenza vivendo d’elemosina. Vidi il mistero di Cristo che assume su di sé il dolore del mondo e lo redime. La ricerca intellettuale e filosofica di Dio mi avevano fatto arenare. L’incontro coni poveri, gli emarginati, i sofferenti; il progressivo svuotamento interiore; le umiliazioni:fu allora che Dio si manifestò. Ebbi l’intima certezza che esisteva. Ed era amore. Restai enormemente sorpreso, lo dico sinceramente.Ma mi sentii contemporaneamente rasserenato. E libero. Se Dio esiste, esisto anch’io. Poi mi chiamarono per il servizio militare e mi mandarono in Africa».

– Ritornato a Madrid andò tra gli zingari...

«Un’assistente sociale mi indicò la zona di Palomeras Altas dove, tra le altre, c’era una baracca di tavole di legno. Mi disse: “Mettiti lì”. Mi sono trasferito con una Bibbia e la chitarra.E lì, tra zingari, prostitute e relitti umani ha avuto inizio un po’ tutto. Era il 1964. Nelle baracche io volevo vivere come Charles de Foucauld, in contemplazione, in adorazione di Gesù crocifisso negli ultimi. Pensavo:se domani ritornasse Cristo, vorrei che mi trovasse ai piedi degli innocenti crocifissi dai peccati degli altri. Così me ne andai a vivere tra i poveri».

– Non ha proseguito con i Cursillos de Cristiandad. Non sì è fatto Piccolo fratello di Charles de Foucauld. Ma ha dato inizio al Cammino. Come mai?

«Devo molto a entrambe le esperienze. Mi pare di poter dire che è Dio ad aver voluto che io – insieme ad altri, soprattutto a Carmen Hernández, che è stata molto importante per la sua formazione teologica e missionaria – potessi mettere a punto una nuova sintesi teologico-catechetica. I poveri ci hanno obbligato a elaborare nuove forme di predicazione. Una volta, un capo zingaro mi portò in una grotta annerita dal fumo delle candele e del carbone usati per far luce e per scaldare. Mi chiese di parlare di Dio davanti a tanti altri zingari lì convenuti. Io non mi sentivo degno, facevo resistenza. Sua madre tagliò corto: “Ha mai visto un morto tornare dal cimitero? Mio padre è sotto terra, mio nonno anche. Lei ha visto qualcuno tornare in vita? No? Allora io non l’ascolto”. Quella donna ha stimolato me e noi tutti a riscoprire il kerigma, parola greca con cui si indica il cuore del messaggio evangelico: l’annuncio del Dio che si fa uomo, muore e risorge per la nostra salvezza».

Foto Ugo Zamborlini.
Foto Ugo Zamborlini.

– Che cos’è il Cammino?

«È un’iniziazione cristiana. Di fronte a un mondo completamente secolarizzato, che ha smarrito Dio, occorre capire a fondo cosa voglia dire credere. Il Cammino ha diverse tappe e può durare anche trent’anni, il tempo che separa la nascita di Gesù dall’inizio della sua predicazione pubblica. Scende molto nel concreto. Come si manifesta la natura divina che abbiamo ricevuto in dono? Penseremo mica che basti andare a Messa alla domenica o pregare di tanto in tanto? Per esempio: come viviamo il richiamo al perdono dei nemici e a non porre resistenza al male? Tutto il Cammino si fonda sulla parola di Dio, sulla liturgia e sulla comunità, tre realtà indissolubilmente legate che chiamiamo “tripode”».

– Ponete molta attenzione alle famiglie.

«È uno degli esempi più belli di relazione e di amore. Oggi il Cammino conta 842 famiglie partite missionarie nei vari Continenti, figli al seguito, una cinquantina di esse è andata in Cina».

– Anni fa alcuni hanno avanzato il dubbio che ripeteste addirittura il Battesimo...

«No. È vero invece che approfondiamo i vari riti che compongono il Battesimo affinché tutti siano consapevoli di ciò che significa e di ciò che comporta essere creature nuove nel Signore».

– Siete radicati in molte parrocchie. Qua e là sorgono problemi...

«Noi offriamo la nostra esperienza pronti a collaborare con i parroci che, tra l’altro,sanno di poter contare sul nostro essere approdo per molti non credenti, i cosiddetti“lontani”. Le incomprensioni, quando ci sono,spesso nascono dalla non conoscenza di chi siamo e di ciò che facciamo. Vale anche per quei vescovi che ci osteggiano. La Chiesa,madre e maestra di tutti, ci ha seguito e incoraggiato nelle persone dei Papi degli ultimi decenni: Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI».

– E con le altre realtà ecclesiali come va? Collaborazione,competizione o scontro?

«Siamo in comunione con Cl, l’Opus Dei e tante altre forme di realtà comprese la Comunità di Sant’Egidio e i Focolarini. Certo: se qualche realtà cessa di avere come bussola Bibbia e Magistero scegliendo altri punti di riferimento più mondani o più politici non ci avrà al suo fianco».

– L’arte: è una via o un ostacolo per arrivare a Dio?

«L’arte è una manifestazione, un’espressione dell’amore. L’arte è relazione. E rimanda alla relazione su cui si fonda la Trinità. E la Chiesa. Prendiamo esempio dalla creazione così come ci viene presentata dal Libro del Siracide,al capitolo 42: “Tutte le cose sono a due a due, una di fronte all’altra, egli non ha fatto nulla d’incompleto. L’una conferma i pregi dell’altra: chi si sazierà di contemplare la sua gloria?”. Nella mia evoluzione personale sto cercando di coniugare il più possibile la pittura occidentale con quella orientale,affascinato da quest’ultima che non ha prospettiva,non ha punto focale, non calcola proporzioni, non si presenta come una finestra dischiusa da cui sbirciare il sacro, ma, come dire, comunica con serena certezza una notizia: Dio c’è, si presenta, eccolo».

– Come state vivendo l’Anno della fede?

«Affiancando l’attività ordinaria con eventi speciali. Pensiamo di annunciare il Vangelo in strada. Tra Pasqua e Pentecoste, solo a Roma lo faremo in cento piazze».

Alberto Chiara

Kiko mentre dipinge a Shanghai.
Kiko mentre dipinge a Shanghai.

Padre avvocato, famiglia della medio-alta borghesia, Francisco( Kiko) José Gómez Argüello è il più grande di4 fratelli. Nasce a León,in Spagna, il 9 gennaio1939. Pittore, nel 1964dà inizio al Cammino Neocatecumenale con Carmen Hernández.Nel 1968 l’originale esperienza di fede approda in Italia, a Roma. Attualmente il Cammino è presente in 1.479 diocesi, sparse in 124Paesi. Conta 20.432 comunità radicate in 6.272 parrocchie.

Gli aderenti al Cammino Neocatecumenale sono 900 mila in tutto il mondo, di cui circa250 mila in Italia, senza contare i giovani figli degli appartenenti al Cammino, che sono quasi altrettanti.
Oltre 2.100 seminaristi si stanno preparando all’ordinazione sacerdotale in 95seminari diocesani Redemptoris Mater, in qualche modo legati al Cammino. Dal 1989sono stati ordinati 1.760presbiteri diocesani missionari formati nei seminari Redemptoris Mater.

Alberto Chiara

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