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Lo hanno definito un eroe, anzi un #eroe, con l'hashtag. Non sappiamo se sia uomo o donna. Non sappiamo nemmeno se sia una o siano più persone. Ma certo chiunque sia ha tenuto alta la fiaccola dell’umanità in una vicenda in cui di umanità se ne è vista poca. Chi ha una qualche frequentazione dei social networks sa che le polemiche sul ruolo delle ong del mare sollevate dal vicepresidente della Camera, il grillino Di Maio, dopo che il procuratore di Catania aveva parlato di possibili legami tra ong e trafficanti, hanno dato la stura a un nuovo partito, il PLA, il Partito del Lasciamoli Affogare. Naturalmente non lo si dice espressamente, ma su Facebook, Twitter e nel cyberspazio è tutto un accusare, insinuare, sbeffeggiare le ong, la Marina militare e tutti coloro che salvano uomini, donne e bambini dalla morte in mare. Ed è incredibile la quantità di ipocrisia e cinismo venuta a galla come nafta in questa vicenda. "Non andiamoli a prendere, lasciamoli lì". Cioé ad affogare. Si guarda alla mela marcia (le presunte sei ong che avrebbero trattato coi trafficanti, secondo un'inchiesta, quella della Procura di Catania, che non è nemmeno partita ed è stata contraddetta dalla Procura di Siracusa) e si colpisce tutto il paniere del salvataggio delle vite in mare.
Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, sapete che nel solo 2016 ne sono morti oltre 5 mila? Quanti ne morirebbero vittime di indifferenza vestita goffamente di puntualizzazioni, di insinuazioni e di benaltrismi ("ma intanto gli italiani muoiono di fame")? L'ignoranza, la superficialità e l'ottusità, poi, regnano sovrane. "Come mai dicono che scappano dalla fame e poi per strada si vedono tanti bei giovani di pelle nera palestrati?". Così diceva il commento a un articolo di Famiglia Cristiana. "Perché fuggono dalle palestre", mi è venuto voglia di rispondere. Ma di commenti così, strampalati e banali, ce ne sono a migliaia.

Di fronte a tutto questo l’Unicef, anch’esso accusato ferocemente di speculare sulla protezione dell'infanzia e favorire i “i trafficanti del mare” poteva rispondere con uno sdegnato silenzio. E invece ha deciso di passare all’attacco. O almeno lo ha fatto per lui il manager addetto alla comunicazione sui social. Lo capiamo. Anche noi, di fronte alla sequela di cinismo, di insulti e di benaltrismo (il metodo più facile per darsi ragione da soli e non passare per razzista e xenofobo) siamo spesso tentati di fare la stessa cosa invece di passare sopra. Ci sono momenti in cui l’indignazione è grande e ci spinge ad affrontare la marea d’odio. E’ quel che ha fatto l’eroe solitario che da qualche giorno continua a twittare dall’account @Unicef_Italia, rispondendo colpo su colpo all’infinità di meschinità e accuse trasudanti d’odio che vengono rivolte all’Agenzia internazionale per la protezione dell’infanzia. Il problema, come diceva Umberto Eco, è che la maggior parte di questa gente se ne sarebbe rimasta rintanata in casa o al massimo avrebbe sbraitato nei bar. Oggi invece chiunque si sente un opinionista attraverso la Rete. E dunque non resta che affrontare questo movimento di opinione sul suo stesso campo. E' il progresso bruttezza. Onore dunque a questo milite ignoto dei social network impegnato in una moderna battaglia di civiltà. A chi invia tweet di odio, lui risponde puntuale, asciutto, quasi laconico, opponendo fatti a opinioni, intelligenza a ignoranza, in modo ruvido ma mai offensivo.
Se @Paolo_ms3 scrive: "E' odioso l'utilizzo strumentale dei bambini in foto. In quale percentuale sono i bambini tra coloro che soccorrete? Bambini, non finti minorenni!"ì, ecco che il nostro #eroe risponde: "Il 100% delle persone che soccorriamo sono esseri umani. E sarebbe bello se lo fossero anche il 100% delle persone che commentano".

Il milite ignoto di Unicef (in termini tecnici si chiama social media manager) risponde puntuale ad ogni post: "I figli dei migranti sgozzeranno i nostri figli. Noi dobbiamo proteggere i NOSTRI FIGLI", scrive @Patriota_22. E la replica è sconsolata: "Davvero il sonno della ragione genera mostri...".
Lufer @N4PUL1T4NO sbraita in Rete: “Migrantopoli deve finire, e' inutile che pubblicate la rara foto di una bambina che viene salvata il 99% sono uomini in forza. Risposta: “Qui stiamo parlando di vite umane. La loro vita vale forse di meno? Se tu fossi in acqua pensi che non meriteresti di essere salvato?”
Un altro tweet: @fernandella25 fa del sarcasmo a buon mercato: “visto che salvano vite e su questo non vi è dubbio, perche non li riportano a casa loro? i familiari sarebbero felici di rivederli, no?!” E Unicef Italia risponde: “Qui non c'è spazio per spiegarti l'abc del fenomeno migratorio. Comunque non si tratta di ragazzi che fanno sega a scuola (che marinano la scuola ndr) e vanno in Europa".
I tweet dell’odio non finiscono mai e cercano mille scuse per giustificare il loro “lascia teli affogarem chi se ne frega”: “Continuando a salvarli non fate che rinforzare il traffico di uomini” Risposta: "Attraversano il deserto, si indebitano, si fanno schiavizzare e stuprare solo per sfruttare un passaggio gratis?
Tu sì che hai capito tutto!”

Ruvido, brutale ma efficace il nostro eroe. E dà l’aria di proseguire fino alla fine. E noi cercheremo di imitarlo. Anche l’indignazione ha i suoi limiti. Forse è venuto il momento di armarsi di pazienza e di rispondere anche al popolo della Rete quanso sbagliano e quando ingenerano solo bufale e paura. Di tutti i tweet quello emblematico resta uno dei primi: "#Rispetto per chi soccorre #Rispetto per chi soffre #Rispetto per chi muore Nessun rispetto per chi infanga".
Un certo Marco Lombardi ha twittato: "Caro operatore dell'Unicef, non so chi tu sia, ma ti voglio sposare".
Anche noi.



