Continua la lettura della Dei Verbum. Papa Leone, nella consueta udienza del mercoledì dedica la catechesi al tema “Il Concilio Vaticano II attraverso i suoi Documenti – La Costituzione dogmatica Dei Verbum: Un solo sacro deposito. Il rapporto tra Scrittura e Tradizione”». Prende come sfondo due scene evangeliche: «Nella prima, che si svolge nel Cenacolo, Gesù, nel suo grande discorso-testamento rivolto ai discepoli, afferma: “Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paraclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. [...] Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità”». Dopo questa prima scena narrata da Giovanni, Leone ricorda la seconda, narrata da Matteo e ambientata sulle colline della Galilea. «Gesù risorto si mostra ai discepoli, che sono sorpresi e dubbiosi, e dà loro una consegna: “Andate e fate discepoli tutti i popoli, [...] insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato”». In entrambe le situazioni, «è evidente il nesso intimo tra la parola pronunciata da Cristo e la sua diffusione lungo i secoli. È ciò che il Concilio Vaticano II afferma ricorrendo a un’immagine suggestiva: “La sacra Scrittura e la sacra Tradizione sono strettamente congiunte e comunicanti tra loro. Poiché ambedue scaturiscono dalla stessa divina sorgente, esse formano in certo qual modo un tutto e tendono allo stesso fine”».

La tradizione, sottolinea il Pontefice, «si dirama lungo il percorso della storia attraverso la Chiesa che custodisce, interpreta, incarna la Parola di Dio. Il Catechismo della Chiesa Cattolica rimanda, a questo proposito, a un motto dei Padri della Chiesa: “La Sacra Scrittura è scritta nel cuore della Chiesa prima che su strumenti materiali”, cioè nel testo sacro».

Sulla scia delle parole di Gesù il Concilio, al numero 8 della Dei Verbum, afferma che «la Tradizione di origine apostolica progredisce nella Chiesa con l’assistenza dello Spirito Santo». E questo, sottolinea il Papa, «avviene con la comprensione piena mediante “la riflessione e lo studio dei credenti”, attraverso l’esperienza che nasce da “una più profonda intelligenza delle cose spirituali” e, soprattutto, con la predicazione dei successori degli apostoli che hanno ricevuto “un carisma sicuro di verità”» In sintesi, “la Chiesa nella sua dottrina, nella sua vita e nel suo culto, perpetua e trasmette a tutte le generazioni tutto ciò che essa crede”».

Riprende San Gregorio Magno quando afferma: «La Sacra Scrittura cresce con coloro che la leggono», e Sant’Agostino quando dice che «uno solo è il discorso di Dio che si sviluppa in tutta la Scrittura e uno solo è il Verbo che risuona sulla bocca di tanti santi» per spiegare che «la Parola di Dio, dunque, non è fossilizzata ma è una realtà vivente e organica che si sviluppa e cresce nella Tradizione. Quest’ultima, grazie allo Spirito Santo, la comprende nella ricchezza della sua verità e la incarna nelle coordinate mutevoli della storia».

I fedeli in Aula Paolo VI per l'udienza generale del Papa
I fedeli in Aula Paolo VI per l'udienza generale del Papa

I fedeli in Aula Paolo VI per l'udienza generale del Papa

(ANSA)

E ancora il dottore della Chiesa San John Henry Newman, nella sua opera dal titolo “Lo sviluppo della dottrina cristiana” affermava che «il cristianesimo, sia come esperienza comunitaria, sia come dottrina, è una realtà dinamica, nel modo indicato da Gesù stesso con le parabole del seme: una realtà viva che si sviluppa grazie a una forza vitale interiore».

E conclude con le parole dell’apostolo Paolo che «esorta più volte il suo discepolo e collaboratore Timoteo: “O Timoteo, custodisci il deposito che ti è stato affidato”. La Costituzione dogmatica Dei Verbum riecheggia questo testo paolino là dove dice: “La sacra Tradizione e la sacra Scrittura costituiscono un solo deposito della Parola di Dio affidato alla Chiesa”, interpretato dal “magistero vivo della Chiesa la cui autorità è esercitata nel nome di Gesù Cristo”». Il Pontefice spiega la parola «deposito», termine che «nella sua matrice originaria, è di natura giuridica e impone al depositario il dovere di conservare il contenuto, che in questo caso è la fede, e di trasmetterlo intatto».

E, dunque, «il “deposito” della Parola di Dio è anche oggi nelle mani della Chiesa e noi tutti, nei diversi ministeri ecclesiali, dobbiamo continuare a custodirlo nella sua integrità, come una stella polare per il nostro cammino nella complessità della storia e dell’esistenza. In conclusione, carissimi, ascoltiamo ancora la Dei Verbum, che esalta l’intreccio tra la Sacra Scrittura e la Tradizione: esse – afferma – sono talmente connesse e congiunte tra loro da non poter sussistere indipendentemente, e insieme, secondo il proprio modo, sotto l’azione di un solo Spirito Santo, contribuiscono efficacemente alla salvezza delle anime».

Infine il Pontefice ricorda che «ieri si è tenuta la Giornata internazionale di commemorazione e memoria delle vittime dell’Olocausto, che ha dato la morte a milioni di ebrei e a numerose altre persone». E «in questa annuale occasione di doloroso ricordo», chiede «all’Onnipotente il dono di un mondo senza più antisemitismo e senza più pregiudizio, oppressione e persecuzione per alcuna creatura umana».

Per questo rinnova il suo «appello alla comunità delle Nazioni affinché sia sempre vigilante, così che l’orrore del genocidio, non si abbatta più su alcun popolo e si costruisca una società fondata sul rispetto reciproco e sul bene comune».