Nemmeno davanti alla tragedia riescono a stare al loro posto. Alla morte dell'uomo colpito a Rogoredo da un agente di polizia hanno fatto seguito le sentenze anticipate di chi non ha il compito di pronunciarle. Ha dato il cattivo esempio il ministro dell’Interno Piantedosi: pur permettendo che se ne occuperà la magistratura, egli ha anticipato che si tratta di legittima difesa. Analoghe dichiarazioni sono state fatte dal presidente della Regione Lombardia Fontana e dall'immancabile Salvini.

Toccherà invece a magistrati e polizia giudiziaria, assistiti dai medici legali, comprendere lo svolgimento della vicenda e valutarla secondo la legge. Il luogo, il tempo, l'ambiente, le diverse azioni, le reazioni, le armi, la traiettoria del proiettile, la parte del corpo colpita, le caratteristiche e la foggia della pistola apparsa in mano all' ucciso: questo e altro sarà oggetto di esame. Il procedimento penale è una cosa seria e difficile: com’è possibile che ci sommergano ogni volta l'imprudenza e la presunzione di chi sa tutto in anticipo?

Piuttosto, riflettiamo su un punto: l'agente iscritto nel registro degli indagati potrà difendersi, dare la propria versione, farsi assistere da un avvocato. Naturalmente sarà assolto se risulterà aver agito per legittima difesa. Così avviene oggi, secondo un percorso certo laborioso e penoso per l'indagato e le persone offese, ma adatto a chiarire la dinamica dei fatti.

Il boschetto alle spalle del terminal metropolitana da cui è uscito il giovane poi ucciso dalla polizia in via Impastato a Milano
Il boschetto alle spalle del terminal metropolitana da cui è uscito il giovane poi ucciso dalla polizia in via Impastato a Milano

Il boschetto alle spalle del terminal metropolitana da cui è uscito il giovane poi ucciso dalla polizia in via Impastato a Milano

(ANSA)

Se venisse approvato il cosiddetto “pacchetto sicurezza” approntato dal governo, l'agente di polizia non sarebbe più indagato fin dal principio. Quello che viene fatto passare per una misura di tutela delle forze dell'ordine si risolverebbe in un pregiudizio: le indagini si muoverebbero contro ignoti, quell'agente non avrebbe un difensore, in qualità di testimone dovrebbe dire la verità anche se contraria al suo interesse e verrebbe punito in caso di falsa testimonianza.

Un risultato paradossale, che non gioverebbe a nessuno e avrebbe solo il cattivo esito di indurre nelle forze di polizia la sensazione di una sorta di impunità. Non è di questo che abbiamo bisogno. Queste insidie sarebbero evitabili se non si cercassero espedienti pericolosi, se ognuno stesse al suo posto, se i titolari di poteri di alta responsabilità imparassero a tacere quando non tocca a loro parlare.