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martedì 23 maggio 2017
 
Salvato da una discarica
 

L'incredibile storia del baule di papa Luciani

20/04/2017  Stava per essere smaltita con altri oggetti in legno a Canale d'Agordo, paese natale di Albino Luciani, futuro papa Giovanni Paolo I, quando la cassa è stata vista da un residente che l'ha portata a casa. Da un'etichetta quasi illeggibile la scoperta: la usò Luciani quand'era seminarista. A breve sarà nel Museo a lui dedicato a Canale.

Frammento sull baule col nome di Albino Luciani
Frammento sull baule col nome di Albino Luciani

Quando  Piergiorgio ha scorto per caso quel vecchio baule, confuso tra tanti altri oggetti di legno destinati alla discarica, e ha chiesto all’addetto di poterselo portare a casa, non sapeva ancora che stava salvando dalla distruzione  una cassa appartenuta  a papa Albino Luciani,  quand’era giovane seminarista.  Fosse passato di lì pochi minuti prima o dopo  l’oggetto che fu caro a colui che sarebbe diventato Giovanni Paolo I, il “Papa del sorriso”, oggi non esisterebbe più. 

Sembra un aneddoto uscito  da un’agiografia d’antan e invece è accaduto  qualche mese fa a Piergiorgio  Adami, abitante di Canale d’Agordo, il paese dolomitico che ha dato i natali ad Albino Luciani.  Recatosi  alla locale discarica, in località “Val”, Adami  s’accorge che una persona sta eliminando, assieme a vecchie cianfrusaglie, un baule di legno malridotto, ma di un certo pregio perché fatto a mano. La cassa ha ancora appiccicata  sul coperchio un’etichetta quasi illeggibile.  “Non  so cosa mi abbia attratto di quel baule, forse la sua forma. Sta di fatto che chiesi al signore che lo stava smaltendo di lasciarmelo. E lui gentilmente acconsentì”, commenta Pierluigi.   

Qualche tempo dopo, il figlio di Piergiorgio  guardando in controluce l’etichetta  del baule in parte staccata e molto rovinata,  decifra alcune parole: un “Albino Lu” e un “seminarista”, che unito  al pezzo mancante  da senso e identità del proprietario di quell’oggetto salvato casualmente dalla distruzione. La scritta intera, infatti  dice:  “Albino Luciani/Seminarista” e sul retro: “Bortola Tancon in Luciani/Forno di Canale”. Il baule proveniva dal tabià appartenuto a una signora che era stata  a stretto contatto con la famiglia Luciani ed era molto amica di Nina, la sorella di Papa Luciani.  L’oggetto salvato  è dunque il baule che l’allora giovane seminarista  Albino Luciani usò per riporre i propri effetti personali una volta  trasferitosi in seminario a Feltre nel 1923.  

Davvero tante fortunate coincidenze.  Tanto che raccontando la curiosa vicenda  Piergiorgio si è commosso: “Se non fossi  andato in discarica proprio quel giorno e a quell’ora…  se poi avessi strappato quell’insignificante pezzo di carta apparentemente illeggibile… “, afferma, pensando quasi a un miracolo.

Sta di fatto che,  una volta scoperta la storia di quella cassa, Adami ha contattato il curatore scientifico del Museo  Albino Luciani (Musal)  di Canale d’Agordo, Loris  Serafini, per donarlo alla collezione.  “Dopo il restauro, già in corso, lo esporremo di sicuro nel museo. Forse già tra un mese sarà  possibile vederlo. Con esso metteremo  in esposizione anche 500 fotografie scattate in questi luoghi da Maria Adami tra la fine del 1800 e la Seconda Guerra mondiale, di cui un paio della famiglia di Albino Luciani”, ha affermato Serafini.   

     

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