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martedì 20 novembre 2018
 
 

La Sardegna in ginocchio davanti al Papa

21/09/2013  Nella "bertula de sa vida", la bisaccia dei pastori della Barbagia, che viene consegnata a Francesco, c'è anche la Carta di Zuri, scritta nel 2008, all'indomani della visita a Cagliari di Benedetto XVI, per chiedere lavoro e dignità. «Ora», afferma don Marco Lai, direttore della Caritas regionale, «la situazione è peggiorata»

Sta tutto lì dentro la Carta di Zuri, un appello drammatico al Paese lanciato dai sardi cinque anni fa appena dopo la visita di Benedetto XVI nel 2008. L’hanno scritta associazioni e sindacati, vi ha collaborato la Caritas e la Chiesa locale. Si chiede dignità e lavoro, diritti e un reddito sufficiente a mantenere le famiglia.
Domenica la infileranno nella “bertula de sa vida”, la bisaccia dei pastori della Barbagia, piccola perché doveva contenere quel poco necessario per sopravvivere e la regaleranno a papa Francesco che arriva a Cagliari.

La “Carta di Zuri” è «quel poco che basta a sopravvivere», dice oggi don Marco Lai, direttore di Caritas Sardegna. Ma, denuncia, «sono passati cinque anni e la situazione è peggiorata».
La povertà è triplicata da allora, un sardo su due è disoccupato o ha un lavoro precario. Tra i giovani la situazione è drammatica. La metà di loro non lavora. E le famiglie hanno ormai messo mano a tutti i propri risparmi. Ai 43 centri di Caritas Sardegna la gente chiede cibo e denaro per pagare le bollette e anche per acquistare le bombole del gas, perché è difficile anche scaldare una minestra.

Spiega don Marco: «I problemi maggiori si registrano nei grandi centri urbani, perché in campagna con l’orto e qualche animale ancora si sopravvive». Alcune aree dell’isola vivono drammi enormi. Nel Sulcis il lavoro è calato a picco, restano 600 occupati sui quattro mila di pochi anni fa. La grande industria è in ginocchio. Inglesiente, Porto Torres, l’area metropolitana di Cagliari fanno i conti con una crisi spaventosa. Ma soffrono anche i piccoli artigiani, il popolo delle partite Iva, che non riescono ad avere più prestiti dalla banche.
La Caritas solo a Cagliari impegna oltre due milioni di euro in microcredito per famiglie e piccole imprese. La Regione ha avviato da tre anni una iniziativa per il credito, per contrastare l'inoperatività della grandi banche che non danno più soldi, che all’inizio è stata criticata da Bruxelles come aiuti di Stato, ma che adesso è stata capita e presa come esempio dall’Unione per le zone più depresse.

Ha distribuito in tre anni quasi 70 milioni di euro con tassi molto bassi. È l’unica boccata di ossigeno per l’isola. Don Marco Lai racconta del totale disinteresse dello Stato per la Sardegna: «La presenza di Berlusconi in Costa Smeralda non ha portato alcun beneficio all’isola». Anzi, aggiunge, «ha contribuito al turismo di élite che non porta denaro nelle tasche dei cittadini, ma solo a pochi gruppi non decisivi per l’economia della Sardegna». La soluzione potrebbe essere quella della costituzione della “zona franca”: la Sardegna come zona franca nel Mediterraneo. Don Marco ritiene il progetto una buona strada per risollevare l’economia depressa della Sardegna. Ma i problemi sono molti, tra cui quello delle autorizzazioni dell’Unione. Ma, sostiene don Marco, sarebbe un modo «per restituire alla Sardegna il maltolto». È una terra povera, anzi poverissima, tuttavia domenica, in occasione della visita del Papa, raccoglierà denaro per i poveri: una colletta per i poveri di Buenos Aires

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