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«Non mi fermerò finché non avrò ottenuto giustizia per mio fratello». Quarant’anni dopo Maria Di Rosa, sorella di Luigi, denuncia gli interessi e le coperture che hanno consentito agli assassini di suo fratello di farla franca. Era il 28 maggio del 1976 quando il giovane comunista rimase ucciso, a Sezze, al termine di un contestato comizio elettorale di Sandro Saccucci, fra i primi aderenti di Ordine nuovo, arrestato – e poi prosciolto con tutti gli imputati – per il tentato Golpe Borghese, eletto alla Camera nel Movimento sociale italiano. Nello stesso comizio Saccucci aveva mostrato a chi lo contestava una pistola e, rientrato in macchina, dal finestrino della sua auto furono esplosi i colpi di pistola che uccisero Di Rosa. Condannato in primo e secondo grado e poi assolto in Cassazione, Saccuci era comunque espatriato in America Latina dove tuttora risiede. Nessun colpevole, dunque, per quella morte, scrive la sorella, di «uno sconosciuto ragazzo di 21 anni: persona onesta, mite, perbene, figlio di una famiglia modesta, in fondo un signor nessuno per i grandi e i potenti, per i personaggi importanti che occupavano posizioni altolocate. Insomma uno tutto sommato sacrificabile sull’altare dei giochi di potere perché la sua morte non avrebbe alterato alcun delicato equilibrio».
È un giorno di sangue il 28 maggio. Due anni prima, nel 1974, una bomba era esplosa in piazza della Loggia causando 8 morti e il ferimento di altre 102. Giulietta Banzi Bazoli, 34 anni, insegnante, Livia Bottardi in Milani, 32 anni, insegnante, Alberto Trebeschi, 37 anni, insegnante, Clementina Calzari Trebeschi, 31 anni, insegnante, Euplo Natali, 69 anni, pensionato, ex partigiano, Luigi Pinto, 25 anni, insegnante, Bartolomeo Talenti, 56 anni, operaio e Vittorio Zambarda, 60 anni, operaio hanno avuto in parte giustizia dopo 41 anni, il 22 luglio 2015 con la condanna all’ergastolo di Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte. Confermata la pista nera, i familiari delle vittime si battono ora perché siano effettivamente consultabili gli archivi relativi alla strage non più classificati dal 2014. Documenti che dovrebbero far luce sui rapporti che legarono l’eversione di destra a frange deviate dello Stato.
E ancora il 28 maggio, questa volta del 1980 è la data che accomuna gli assassinii di Walter Tobagi e di Franco Evangelista. Il primo, giornalista, ucciso a Milano dalla Brigata XXVIII marzo, gruppo pettroristico di estrema sinistra. Il secondo, appuntato di pubblica sicurezza, ucciso a Roma, davanti al liceo Giulio Cesare, dalla formazione di destra Nuclei armati rivoluzionari.





