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giovedì 21 marzo 2019
 
Laura Boldrini
 

Laura Boldrini, l'amore di due padri oltre ogni confine

22/09/2015  I ricordi familiari della presidente della Camera, autrice di “Solo le montagne non si incontrano mai”

Dal giardino davanti alla casa, lo sguardo si perde sul tramonto delle morbide colline marchigiane. Siamo a Mergo, vicino a Jesi. «Questa era un’antica casa che cadeva a pezzi», spiega Laura Boldrini. «I miei genitori l’hanno ristrutturata e da Jesi si sono trasferiti qui nel 2000. Da allora hanno sempre vissuto qui fino alla fine della loro vita». La presidente della Camera dei deputati, originaria delle Marche, è tornata nella casa di famiglia per un week end denso di appuntamenti di lavoro. Un aperitivo nel cortile. E un giro per le numerose stanze: la sala dalle pareti rosse, nella quale si apre un laboratorio pieno di tele e cavalletti, lo studio di pittura di suo fratello Andrea. Le stanze dai soffitti affrescati. Il salotto con il camino, al piano terra, tappezzato di soprammobili provenienti da tutto il mondo, eredità dei tanti viaggi  e delle missioni compiute come portavoce dell’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr). «Tanti viaggiano senza farsi domande», osserva, «senza la curiosità di sapere come vivono le persone. Se resti chiuso a riccio la vita ti scorre addosso e perdi tante occasioni. La vittoria di ciascuno di noi è aprirsi al cambiamento, assorbire dalla vita, poi restituire».

Arriva il fratello Andrea, pittore di professione, e poi Ugo, segretario comunale, con i due figli adolescenti, Niccolò e Benedetto. Tutti insieme a luglio sono andati a Londra: un viaggio di famiglia in occasione della laurea di Anastasia, la figlia di Laura Boldrini, che ha studiato Scienze politiche in Inghilterra. La Boldrini è la prima di cinque figli: Lucia, la sorella, è morta a 47 anni, anche lei era un’artista, dipingeva affreschi. Enrico, il fratello minore, affetto da disabilità, ha continuato a vivere in questa casa dopo la scomparsa dei genitori, morti a distanza di sei mesi l’una dall’altro, nel 2011. Nell’arco di poco tempo, la vita di Laura Boldrini è stata ferita da tre perdite, suo padre, sua madre, sua sorella Lucia. Tre dolori immensi.

Dopo la morte dei miei genitori», ricorda, «all’inizio tornare qui è stata dura: per me questa casa rappresentava mio padre e mia madre. Ma ritornare è un dovere, è un modo per coltivare la memoria, per continuare a curare un luogo che a loro era così caro. Qui vive nostro fratello Enrico e noi abbiamo delle responsabilità verso di lui. Abbandonare questa casa sarebbe come tradire la volontà dei nostri genitori».

Dall'Italia al Kenia, 18 anni dopo

Alla sua famiglia Laura Boldrini dedica ricordi e riflessioni commosse nel libro, pubblicato nel 2013, Solo le montagne non si incontrano mai. Storia di Murayo e dei suoi due padri. Il racconto di una storia vera, vissuta in prima persona: il viaggio intrapreso per far ricongiungere una ragazza somala – arrivata in Sicilia da bambina e adottata da una famiglia locale - con il padre naturale, visto per l’ultima volta nel 1994, in un ospedale militare italiano nel quale lei era stata ricoverata.

«Ho accompagnato Murayo in Kenya per ritrovare un padre che non vedeva da 18 anni», racconta la presidente. «Pensavo che questo incontro sarebbe stato difficile: erano due mondi lontanissimi che non si conoscevano. A lei dicevo di non essere troppo affettuosa perché la cultura paterna era diversa dalla sua e magari il padre non avrebbe recepito bene il suo atteggiamento espansivo. Il giorno dell’incontro, quando mi hanno avvertito che suo padre era arrivato, Murayo era emozionatissima. Siamo entrate in un capannone molto lungo. In fondo, si vedeva un gruppo di persone. Lei ha riconosciuto immediatamente suo padre, all’improvviso ha cominciato a correre verso di lui, lo ha raggiunto, gli è saltata al collo. E il padre a sua volta l’ha abbracciata forte, lei è scoppiata in un pianto straziante durato molti minuti. Poi ha visto sua sorella, ha abbracciato anche lei. Per quattro giorni Murayo e suo padre sono stati vicini, mano nella mano, a raccontarsi le loro storie, due vite che in comune non avevano niente e che io avevo il compito di tradurre, in tutti i sensi, per semplificare la loro reciproca comprensione».

Continua: «Quella storia mi ha fatto pensare a come era stato facile l’incontro fra padre e figlia, a quanti muri c’erano invece nella mia relazione con mio padre e c’erano stati fino alla fine, fino alla sua morte, muri che io non ero riuscita ad abbattere, nonostante qualche suo piccolo tentativo di farlo. Perché per superare le resistenze ci vuole molta forza, che non sempre siamo in grado di trovare in noi stessi».

Con Murayo Laura Boldrini è ancora in contatto: lei vive a Perugia, sta studiando per la laurea specialistica in Scienze dell’alimentazione. «Solo le montagne non si incontrano mai mette in evidenza il grande valore della paternità. In un tempo in cui le madri si trovano spesso a gestire i figli in solitudine, questa storia mostra la grandezza di due padri, quello naturale e quello adottivo, che hanno fatto tutto il possibile per l’amore di una figlia».

Questa storia non poteva non indurre l’autrice a un’analisi introspettiva: «Ho riflettuto sul mio rapporto con mio padre, su come mi era mancata la figura paterna più affettuosa, capace di accogliere anche le debolezze dei figli. Mio padre era un uomo austero, “all’antica”, come si dice, che non sapeva gestire il rapporto con i figli. Ci voleva bene e si faceva carico delle sue responsabilità, ma non riusciva a comunicare con noi. Mia madre invece era l’opposto:  affettuosa, solare, radiosa, amante della vita, sempre pronta a essere clemente. Per lei c’era sempre un motivo per il quale le cose accadevano e diceva che non bisognava chiudersi nelle rigidità».

 

MEZZO SECOLO INSIEME

  

Due caratteri diversi, «che si sono compensati nelle loro diversità con grandissimo rispetto e nell’amore reciproco hanno trovato un equilibrio perfetto. Mio padre amava studiare, ascoltare la musica classica, e lei rispettava queste sue propensioni. A sua volta lui rispettava che mia madre uscisse con le sue amiche, avesse una vita sociale, viaggiasse con noi figli. Sono stati insieme per cinquant’anni, senza mai separarsi, costruendo una famiglia con cinque figli. Dopo tanti anni, mia madre senza suo marito non ce l’ha fatta, sei mesi dopo anche lei se ne è andata. Sono stati una coppia di grande armonia: ci hanno insegnato la bellezza dello stare insieme nelle diversità, senza tentare di cambiarsi l’un l’altro. Come dimostra anche la vicenda di Murayo, se una persona ci tiene a un’altra, non c’è niente al mondo che possa impedire un incontro».

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